“Le fiabe di Buccio” sono planate sulla mia scrivania qualche giorno fa. Con gli occhi dolci e sorridenti di un delizioso bambino, dall’aria curiosa e sognante insieme, come a inseguire ispirazione lontana. E quegli occhi devono averla proprio catturata, mia madre. Che dopo un po’ me la ritrovo immersa nella lettura, sorridente anche lei… “Ti piace? Belline le fiabe?”, le ho chiesto. “Molto”, mi ha risposto senza sollevare lo sguardo dalla pagina. E quasi sul momento mi sono inquietata, che tardava a venire a tavola…
Complimento non da poco, ho poi subito pensato. Perché mia madre, dovete sapere, è stata insegnante, maestra elementare, ha novantadue anni, e dire che legge ancora molto è dir poco… lo scorso anno, per dire, ha riletto “Guerra e Pace”, l’anno precedente, “La montagna incantata”. E quando le ho regalato uno degli ultimi premi Strega (non faccio nomi che qualcuno potrebbe adombrarsene) ha mormorato: “Certo che oggi è facile vincere lo Strega…”.
Beh, non riesco a immaginare complimento migliore per Gaetano Antonino Marino, autore di questa raccolta, “Le fiabe di Buccio”, liberamente ispirate ai Canti di Giacomo Leopardi.
Già, perché cosa s’è inventato questa volta il nostro Gaetano, infaticabile narratore di storie… Fiabe, come pensate dal poeta bambino. Buccio, che così Giacomo Leopardi era affettuosamente chiamato dai fratelli. Un bambino curioso e pieno di domande…
Una domanda viene inevitabile, e proprio Gaetano Marino se l’è posta per primo: non è osare troppo? Non può essere questa una “profanazione” del grande poeta?
La risposta se la dà da solo: “è piuttosto forse questo un altro modo per conoscere il poeta di Recanati attraverso il gioco dell’immaginazione fiabesca nel cuore dei bambini”. E siamo d’accordo con lui. Se proprio per Leopardi l’immaginazione è lo spazio del piacere infinito, come ben spiega in un passo dello Zibaldone. E allora, “spazio all’immaginazione”!
Così “Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia” diventa “Buccio e la luna che ascolta”. Un’amorevole luna che… “ogni volta che alzerai lo sguardo mi troverai qui ad ascoltarti”.
Così “L’infinito” ispira “Buccio e il grande campo senza fine”. “A Silvia” ispira “Buccio e la cavallina puledrina”… Ancora, “Il passero solitario” fa nascere “Buccio e il passerotto della torre”, dove… “a volte parlava, a volte rideva, ma molto spesso restava semplicemente seduto accanto al passerotto ad ascoltare il suo canto, mentre il giorno diventava sera”. Dolcissimo Buccio, che tante domande si fa e fa sulla vita e sul mondo, cogliendone a tratti magie…
Diciassette fiabe per diciassette Canti, e chissà che ne direbbe il poeta. Mi piace pensare che potrebbe intenerirsi anche lui per questo piccolo Buccio che subito ha capito che “la felicità umana non possa consistere se non nella fantasia e nelle illusioni”.
Una raccolta di fiabe per bambini, dunque, per avvicinarsi alla conoscenza del poeta di Recanati. Per bambini e “ovviamente per tutti coloro che hanno ancora desiderio di sognare tra i viaggi di parole e le tante domande di un bimbo instancabilmente curioso”, invita l’autore.
E devo dire la verità, oltre ad aver letto le fiabe con grande piacere (che volete è un vizio, quello di leggere fiabe, che non ho mai perso…), questa lettura mi ha fatto venire una gran voglia di andare a rileggere anche i Canti di Leopardi, eco del tempo del liceo… Anzi, a leggerli, che più d’uno sinceramente non conoscevo. Non si finisce mai d’imparare. E grazie al piccolo Buccio e alla fantasia del suo creatore…
Ah! Naturalmente tutte le fiabe sono anche lette e messe in voce da Gaetano Marino https://paroledistorie.net/le-fiabe-di-buccio-dai-canti-di-giacomo-leopardi/
Che aggiunge ancora pagine al ricchissimo prezioso sito di Parole di storie. net