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    Lo scatolone delle figurine

    Ancora un pensiero per Lucio Dalla. Una riflessione, dopo che Lucia Annunziata, giornalista che conduce un programma televisivo la domenica pomeriggio, dallo scranno del suo studio ha ritenuto di dover violare la riservatezza che Dalla aveva sempre mantenuto sulla sua vita privata. “Scatolone delle figurine”, definisce così la TV Daniela Morandini, che ci manda queste righe, e che di Bologna, e non solo, ci regala questa istantanea…

    Luciodalla –lo si chiamava così, tutto attaccato, era un po’ come le due torri. E’ impossibile pensare a Bologna senza l’Asinelli e la Garisenda. E’ impossibile pensare a Bologna senza quell’uomo, irriverente e garbato, che cantava come un sax e che  meriterebbe un posto nell’elogio della bruttezza di Umberto Eco. Luciodalla ha  accompagnato un po’ tutti: benpensanti, tanti; uomini d’apparato, molti; compagni, quasi tutti, forse; quelli che stavano con Guccini, in fondo, pochi. Ma nessuno si era mai occupato più di tanto dei suoi fidanzati o delle sue fidanzate. Quando Luciodalla se ne è andato, forse tra i fili di una radio, Bologna, con gli occhi rossi, ancora una volta, è scesa in piazza con il decoro di chi si congeda da un pezzo di se stesso. C’erano tanti telefonini al passare di quella bara, ma nessun compiacimento davanti alle telecamere. Eppure, quel 4 marzo, lo scatolone delle figurine ha voluto  sfondare quella porta che Luciodalla aveva preferito tenere chiusa. Ha voluto sbirciare dove a nessuno era importato entrare. Ha dato un altro schiaffo osceno ad un’altra vedova, davanti al suo morto

     

     

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