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    Luci del Sud…

    In questo sabato, scuro di pioggia, un ricordo di luce… di Daniela Morandini. Guardate…

    “La luna era alta nel cielo, ed era una di quelle notti meridionali in cui la sua luce non sembra cadere sulla scena della nostra esistenza diurna, ma su un’altra terra, su un’antiterra. Era un’altra Positano che noi attraversavamo”. Così Walter Benjamin, negli anni Venti del secolo scorso, raccontava questo paese cubista, scaraventato sul mare, luogo d’incontro  di artisti, pittori, scrittori lontani. Espressionisti, futuristi, esuli della Rivoluzione d’Ottobre, alla ricerca di un Sud metafisico.Martine Léfèvre, francese, che da sempre vive qui è, forse, una delle ultime eredi del  varco spalancato da quelle avanguardie. E continua ad andare oltre .Fissa gli attori dei suoi quadri in immagini irriproducibili. Sono donne, uomini, musicisti, gitani, fermati nell’attimo  in cui , soli o insieme,  si ritrovano in un caffè, su un treno, davanti ad una macchina da cucire,  o in qualsiasi altro luogo, o non luogo. Forse Positano, magari Siviglia, o Parigi, o  Jaipur… (…)

    I volti immobili, gli occhi che indagano senza tregua, le mani ,lunghissime, ferme nel gesto. In qualche angolo, sempre, il monito di un gatto, di un uccellino, di una capra.  I colori sono quelli  di una tavolozza fiamminga. La luce è forte, da esplosione mediterranea. Martine , artista gentile, espone poco, e solo se c’è un motivo. E così è stato in una sera di fine estate. Né mostra, né spettacolo, nè evento. Solo un incontro , voluto da Peppe Desiderio, intellettuale rigoroso e suo compagno nella vita .E sono venuti in tanti, perché  ”c’e’ sempre qualcuno che guarda da un’altra riva…” L’appuntamento è alla Chiesa Nuova,  tra il bar Internazionale e il Grottino, due locali storici .Ed è festa anche per i padroni di casa, le famiglie dei Collina e dei D’Urso,perche’ dai loro tavoli sono passati chissà quanti viaggi in Italia.

    La  scena si dilata tra i due spazi. Sedute tra la gente, le marionette di cartapesta di Martine, grandi come persone , sembrano scappate dai  suoi quadri appesi ai muri. Ci si sposta da un luogo all’altro con un musicista straordinario,forse uscito da una tela. E’ Alexis Léfèvre, il figlio di Martine, che con il violino contamina il flamenco . Sono accordi di Spagna e di mare. Con lui , alla chitarra, c’e’ Javier Patino: è quasi una sfida sulle corde. Si va al di là della  musica .Colori, suoni,totani e sangria, facce vere e sguardi dipinti si scontrano e si incontrano.

    E’ un’altra Positano, irriproducibile, come direbbe Benjamin” 

    Daniela Morandini

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