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    Studenti provvisori…

    Ricevo, e volentieri pubblico, questa inchiesta. E’ stata realizzata dagli studenti del corso di giornalismo radiotelevisivo dell’Università Carlo Bo, di Urbino. E sembra di vederli, questi studenti, cittadini provvisori, in giro a far domande… ai pochi abitanti e ai molti studenti. Studenti provvisori, dicono, di una città “di passaggio”, dove qua e là, a volte, si affacciano fantasmi… Lo studente provvisorio, dunque…

    Urbino e gli studenti. Ma dove sono e chi sono gli altri? E come vivono insieme?

    Da generazioni, la gente di qui se ne va. Gli universitari sono diventati una parte importante dell’economia del Montefeltro. Ma per loro è difficile incontrare le persone del posto che sono rimaste. E non è neanche facile riuscire a parlarsi: ci sono tanti gruppi che non sempre riescono a comunicare.

    Qui si vive bene ma alla domanda “sei cittadino o di passaggio?”, tutti rispondono di sentirsi provvisori. Non progetteranno la loro vita qui. “Per adesso sono un cittadino, ma so che devo andare via, quindi sono anche un turista”.

    Eppure l’influenza degli studenti potrebbe arrivare anche all’ambito politico.

    “Uno studente in Consiglio comunale”: è questa la proposta di Alberto Sofia, presidente dell’Associazione Universitaria Fuorikorso Urbino. Chiede che uno di loro entri in Comune. L’idea appoggiata, tra gli altri, dal nuovo rettore Stefano Pivato, non ha ancora avuto risposta dal sindaco Corbucci. Se l’ipotesi non passasse, si potrebbe pensare a incontri tra il Municipio e gli universitari. “Abbiamo organizzato varie conferenze, aperte a tutti” – ci spiega Sofia - “molto seguite sono state le ultime due iniziative – prosegue - Abbiamo parlato di libertà d'informazione e di omofobia. Un discorso che non deve finire qui”. Perché anche la questione dei diritti civili è un nodo centrale del rapporto tra chi studia e che è nato qui.

    Nella Città Ducale infatti, vivono circa 30000 persone. Quasi la metà sono studenti. La maggior parte abita nel centro storico e vicino all’ospedale. Secondo l’Ufficio Tributi della Provincia, tra il 2005 e il 2007 i contratti d’affitto sono aumentati, ma negli ultimi due anni invece sono rimasti più o meno stabili.

    Cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Il costo medio di una stanza singola con contratto regolare si aggira attorno ai 200 euro.

    Ma i contratti d’affitto sono di due tipi: libero o concordato. Con il primo, per le famiglie, il proprietario può stabilire il costo dell’affitto. Con quello concordato, rivolto agli studenti, il proprietario non può richiedere una cifra troppo alta.

    Ma cosa vuol dire cifra troppo alta per una stanza?

    E qui si fa presto a superare il confine della legalità.

    Oltre gli affitti regolari, ci sono quelli in nero.

    Come facciamo a scoprirli?

    Secondo la responsabile dell’Ufficio Tributi, spesso una casa affittata in nero viene dichiarata al Tribunale come seconda casa, quindi il consumo di acqua, luce, gas e telefono non risulta paradossale.

    Adriana, studentessa di Foggia, ha abitato per un anno in un appartamento non in regola. Secondo lei conviene: il prezzo è più basso e non bisogna anticipare la caparra.

    Ma questo è un contratto fuori legge.

    Cosa pensa la polizia municipale?

    “Chi affitta in nero va incontro a sanzioni, ma non rischia la galera”.- ci spiega l’ufficiale di turno -“Tanto in Italia, chi finisce in prigione?. Gli evasori non vengono arrestati, figuriamoci chi affitta in nero!”.

    Ci chiediamo allora quale sia l’impegno degli uomini di questo ufficio.

    Il poliziotto afferma che la municipale non si occupa di questi problemi, perché già impegnata con il commercio e con la viabilità.  Del mercato nero degli affitti, se ne devono occupare i carabinieri. Cerchiamo allora il comandante, ma è impegnato con l’inaugurazione dell’anno accademico e gli altri militari non sono autorizzati a parlare.

    Gli studenti universitari sono comunque il motore economico di Urbino. Dai locatori ai commercianti, tutta la città dipende sempre più da loro. Ma la convivenza non è così semplice. Siamo tornati alla Polizia Municipale.

    Ci riceve lo stesso vigile. Anche questa volta dice che sarebbe meglio rivolgersi ai Carabinieri ma poi ci elenca le proteste dei cittadini contro gli studenti. Sono per gli schiamazzi notturni e i comportamenti “indecorosi” sui gradini di piazza della Repubblica. Non sa dire però quanti siano i reclami. L’amministrazione comunale ha comunque imposto ai bar, pub e circoli ricreativi dentro alle mura di chiudere al massimo alle 2:00 ed ha affisso targhette sulle colonne. Leggiamo:

    “ E’ fatto divieto sedersi o bivaccare sui gradini, sulla balaustra e sulla pavimentazione del portico. Sanzione da euro 50.00 a 300.00. Art 8 Reg. P.U. Area video sorvegliata”. Un divieto questo che risale al 1963, come racconta il farmacista che lavora proprio sotto quel portico.

    Ma sono davvero così teppisti gli studenti di Urbino?

    Torniamo alla Notte Bianca del maggio 2009. Un ex poliziotto di 68 anni, Guido Silli, ferisce due musicisti di un gruppo locale “The Barbacans”, Lorenzo e Matteo. Secondo l’edizione pesarese del Resto del Carlino si trattava di una carabina, secondo i ragazzi l’arma era modificata. Il pensionato, esasperato dalla musica, spara dalla finestra di casa verso le casse acustiche. Ferisce i ragazzi. Tre colpi su quattro vanno a segno. La Polizia e i soccorsi intervengono subito. Lorenzo viene colpito alla gamba e al braccio, Matteo alla spalla.

    Un anno dopo siamo andati a incontrarli. Matteo ci racconta che mentre stava sistemando gli strumenti ha sentito un dolore improvviso simile alla puntura di un ago. Di aver avuto paura. Alla vista dell’amico ferito tutti sono scesi dal palco.

    “Non era la prima volta che l’uomo provava a sparare - continua Matteo - aveva addirittura usato il fucile a piombini per spaventare i ragazzi che si incontravano nella piazza sotto casa sua.”

    Abbiamo cercato anche chi quella notte ha sparato. Non l’abbiamo trovato. Ci ha ricevuti una persona a lui molto vicina che non vuol essere nominata. Ancora oggi, dice che l’uomo non voleva colpire i ragazzi, ma solo far loro paura. La signora ha inoltre detto che anche i vicini di casa, pur non condividendo il gesto, capivano l’esasperazione dell’ex poliziotto.

    Ma è stata solo una la festa finita in questo modo e non tutti gli studenti hanno la possibilità di partecipare alla vita notturna. Sono migliaia infatti gli universitari che tutti i giorni vanno avanti e indietro per seguire le lezioni e per fare gli esami.

    Chi sono?

    Ne abbiamo intervistati alcuni, tra i più significativi Fabio e Giulia che provengono dall’entroterra senigalliese. All’inizio avevano deciso di spostarsi in macchina, per non perdere amici e fidanzati.

    Ora non sceglierebbero più di fare i pendolari.

    Molti i motivi: tanti chilometri da percorrere - in media 500 la settimana - su strade spesso gelate; soldi che se ne vanno in parcheggi, benzina, multe.

    Fabio ci sottolinea come qui non riesca a trovare amici nuovi.

    A Giulia dispiace non solo di aver perso la vita universitaria, ma anche di non avere rapporti di collaborazione con i suoi colleghi.

    Ma non per tutti è così.

     Per qualcuno, casa-università tutti i giorni è una soluzione comoda, veloce ed economica. Secondo diversi studenti, infatti, la Strada Statale 73/bis che collega la città ducale con la costa marchigiana, rappresenta la soluzione più rapida ed economica. “Io mi trovo bene come pendolare -sottolinea Marco di Fano, che frequenta Lettere e Filosofia-. In macchina mi rilasso e in 30 minuti sono in facoltà”. Il traffico è poco. “La recente apertura della nuova bretella agevola l'ingresso ad Urbino”. Poi ci sono i vantaggi economici. “La benzina costa, ma rispetto agli affitti il risparmio è certo.”

    Per chi sceglie i mezzi pubblici invece, la situazione cambia.

    Per il tragitto Pesaro-Urbino, una trentina di chilometri, ci sono una corsa all'ora e diversi viaggi cosiddetti rapidi. Un'ora e un quarto le corse lente, tre quarti d'ora quelle veloci. 2,75€ per l'intero tragitto. Molti sembrano soddisfatti. Ma un terzo degli studenti protesta: poche corse, prezzi eccessivi, personale scortese e i ritardi che ormai sono un'abitudine.

    In passato anche la ferrovia è stata una valida alternativa per arrivare fin qui.

    Era il 31 Gennaio del 1987 quando l'ultimo treno ha percorso la vallata del Metauro sul binario unico che collega la stazione di Fano a quella di Urbino. Da allora si susseguono ipotesi sulla possibilità di una riapertura della linea, di una sua trasformazione in pista ciclabile o del suo smantellamento. Ma quali sono i reali motivi per cui la ferrovia è stata chiusa? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Carboni, dell'associazione Ferrovia della Val Metauro. La Fano-Urbino è in disuso perché aveva tanti passaggi a livello non automatizzati e impianti vecchi. La tendenza di quegli anni era di chiudere e spingere verso la circolazione su gomme, la politica locale vedeva in quella linea solo un intralcio alla circolazione stradale”. Così la stazione di Urbino è diventata un bar.

    Per far circolare almeno le idee, da tre anni a Urbino c’è Radio Urca, la radio degli studenti dell’università che ha dato vita al progetto U-wic. La rete wireless che ha permesso la diffusione del collegamento ad internet in tutta la città.

    Gli studenti di Urbino hanno a disposizione un grande strumento per diffondere le proprie idee ma sembrano apprezzarlo poco. La radio trasmette dal Collegio Tridente, vicino all’atrio dove c’è un grande via-vai di persone, ma pochi si avvicinano agli studi.

    Perché non entrano?

    Non hanno tempo. Non interessa. Forse hanno paura di esporsi.

    I ragazzi vanno alle feste organizzate dalla radio, ma ci andrebbero anche se fossero promosse da qualsiasi altra associazione.

    Lo streaming, che permette di farsi ascoltare in tutto il mondo, non riesce ad attirare però neanche chi abita a due passi dagli studi, chi frequenta il bar dei collegi che trasmette invece altra musica.

    “Portare il microfono in strada e la piazza in radio è l’unico modo per interessare gli studenti di Urbino”, ci dicono in redazione.

    Ma quale piazza e quali strade?

    Secondo l’ISTAT da quasi vent’anni la popolazione non cresce. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione gli iscritti all’università “Carlo Bo” continuano a diminuire. In crisi l’agricoltura e l’artigianato, affittare casa è diventato quasi un mestiere.

    Questa è diventata una città di “passaggio”, gli universitari affollano Piazza della Repubblica fino alla laurea, poi vanno a cercare lavoro da un’altra parte. Anche i giovani nati qui se ne vanno. Nonostante le antiche meraviglie, nonostante il Polo Accademico di qualità, nonostante la misura d’uomo, l’imperativo dello studente provvisorio è “scappare”.

    (foto di Daniela Morandini)

     

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