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    Sull’autobus….

    Tornando a casa. Sull’autobus. Il venerdì sera. La folla, un pò stanca, di sempre. Le parole, le attese, i bisbigli… Quelli che hanno trovato posto, quelli che stanno in piedi… E il piccolo parapiglia di sempre alle fermate, quando le porte si aprono e qualcuno deve scendere e qualcuno deve salire…. C’è un uomo, dall’aria tranquilla, fermo giusto sul limite della porta. E’ un pò infagotttato, ha due grandi buste poggiate in terra, la barba sale e pepe e gli occhi azzurri. Tranquilli e un pò persi… Sorride appena appena. Sorride anche quando una signora con malgarbo gli dice che, insomma!, che si facesse più in là, che la gente deve scendere e lui e i suoi pacchi danno fastidio!…  L’uomo non si scompone, neppure si inquieta. Solo, appena appena sorridendo, dice che è lì sulla porta perché sta aspettando sua moglie… e lì deve restare perché, spiega gentile, quando lei viene alla fermata, lui è lì pronto per aiutarla a salire. Se dovesse arrivare… se dovesse salire… E i suoi occhi gentili sembrano ancora più azzurri. E ancora sorride nel vuoto, a quella donna che sicuramente vede nel suo orizzonte, e che un giorno, lei riconoscendolo e lui sentendosi riconosciuto, avrà bisogno di lui, che l’aiuti a salire sull’autobus, come solo sa fare un gentiluomo d’altri tempi…

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