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    T’amo da morire

    Non saranno pronunciate frasi d’indignazione, né improvvisate minacciose ronde, né annunciati ‘giri di vite’. Non ci saranno proclami da ‘tolleranza zero’, né fogli di via per tutti i possibili ‘soggetti pericolosi’ per tranquillizzare cittadini in ansia e assicurare sicurezza. Tutto è avvenuto al sicuro, al riparo delle mura di una casa. A Taranto. Dove un marito ha ucciso la moglie e le due figlie. A martellate. Un massacro. Strage familiare, si dice, anche. Con quell’aggettivo, familiare, pure richiamo a un luogo, a qualcosa di affettuoso e buono e accogliente… Quasi una beffa. Strage familiare, inquieto ossimoro.

    Lui, un medico, era depresso. Loro, lui e lei, in casa litigavano spesso. Li sentivano i vicini. E il massacro verrà presto archiviato come l’ennesimo gesto di follia. Certo, perché è davvero difficile, in un paese dove ogni giorno c’è chi invoca la tutela dei ‘valori della famiglia’, ricordare che proprio la famiglia può diventare uno dei luoghi più pericolosi. Anzi, forse lo è. Almeno per le donne. Allora, ricordiamolo: in Italia la violenza è la prima causa di morte o di invalidità delle donne fra i 14 e i 50 anni ( dati Istat e Viminale), e il responsabile, nella maggioranza dei casi, è il partner. La famiglia, o la passione, in Italia, sembrano uccidere più della mafia. In Italia si ama da morire… 

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