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    Cannibalizzazioni…

    A proposito di “città che cura”, di anziani, di cosa è mutato, in peggio, nella cura che abbiamo per le persone, per i nostri vecchi… Ascoltate  Vittorio da Rios…

    “Qualche mese fa chiamandolo al telefono per sapere come stava e salutarlo posi al Prof. Gaetano Forni uno tra i più prestigiosi e profondi storici dell’agricoltura e del pensiero agronomico una domanda molto semplice: non è che si debba ripensare ai disastri compiuti dalla civiltà industriale che di a fatto a cannibalizzato la millenaria civiltà e cultura contadina, con tutti i limiti ma con altrettanti valori umani che non hanno periodi temporali in quanto valori assoluti? Ricordo la sua risposta: Lei ha messo il dito sulla piaga, usando un termine appropriatissimo: CANNIBALIZZATA. La supponenza dell’ominide industrializzato di poter disporre a suo piacimento in funzione assoluta del profitto fine a se stesso, del territorio, dell’ambiente delle risorse del pianeta, e delle creature umane. Ricordo, io sono nato e vissuto quanto formato dalla civiltà contadina in una famiglia di agricoltori, il termine sociologico-economico è “coltivatori diretti”… Il rispetto delle persone anziane. Erano ritenute un patrimonio culturale da trasmettere in generazione in generazione. Morivano in casa ed erano assistiti con amore e totale dedizione fino alla fine. E ora? Andiamo a vedere come terminano la loro esistenza gli anziani. La quasi totalità delle persone in vecchiaia muoiono nelle case di riposo che sono cresciute come i funghi su tutto il territorio nazionale. A stragrande maggioranza private ma con cospicui interventi economici pubblici un vero indecente Business, spesso, come ora accade con la tragedia del Covid, in totale solitudine da famigliari e parenti e spesso trascurati per mancanza di personale medico e paramedico per effetto del contagio che li obbliga a rimanere a casa. Domanda: è questa la soluzione ideale per terminare la propria esistenza? Guardate che riguarda tutti indistintamente, a prescindere dalla nostra situazione economica-patrimoniale. Giorni fa con una caro amico deputato Veneto al parlamento, molto preparato e serio per formazione e storia personale, discutevo di questi serissimi problemi, e lui convenne con me sui disastri compiti dalla “canibalizzazione” industriale selvaggia che ha dimenticato troppo in fretta l’insegnamento di Adriano Olivetti. Prima della presenza della Pandemia frequentavo le case di riposo da sempre, ma la sofferenza che ho costatato in questi ultimi anni da parte degli ospiti è dolorosa quanto angosciante. Sradicati dalla loro casa e affetti, dalla loro vita in sintesi rinchiusi spesso in ghetti seppur dorati ad attendere la fine. Questo non è forse il totale fallimento della attuale era catastrofale, iper tecnologica? Come rimediare a questa disumanizzazione in atto e da cui i corpi della società più deboli come gli anziani sono i più colpiti? Va cambiato radicalmente il paradigma produttivo-consumistico, o non c’è rimedio al disastro attuale. La indecente cementificazione del territorio nazionale a reso arrido invivibile la vita per tutti. e di questo scempio molte responsabilità vanno attribuite a molti architetti e geometri che incuranti dei principi fondamentali hanno soddisfatto gli appetiti e ingordigia del capitalismo più selvaggio e inumano. Termino citando un testo fondamentale pubblicato nel 1972 introdotto da Peccei “I LIMITI DELLO SVILUPPO”. Qualcuno all’epoca e fino ai nostri giorni ha riflettuto? “Vittorio da Rios.

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