L’assassino dei sogni

25 08 2014

L’assassino dei sogni… appena uscito è già esaurito. Fantastico Millelire!!!! E allora con ancor più piacere condivido il commento che mi ha mandato Grazia Frisina… , la ricordate? “Questa mia bellezza senza legge”… il suo linguaggio, la poesia… Dunque Grazia Frisina, poeta, a proposito dell'”Assasino dei sogni” scrive:

“Un’amicizia epistolare, che si rafforza, lettera dopo lettera, con l’andatura lenta delle parole scritte. Parole che diventano malta, cemento che salda, congiunge pensieri, confidenze, sogni, emozioni. La vicenda personale di Carmelo, dell’uomo ombra, è da lui accoratamente raccontata, mai con accenti pietistici, vittimistici e di autocommiserazione perché egli è consapevole delle esperienze passate e degli errori commessi, delle proprie debolezze. E da questa consapevolezza è già fiorita la sua tacita liberazione. In quelle righe si sente la sua voce urlare a un mondo che è sordo, si sente vibrare il suo dolore e, sebbene talvolta sembri cedere a un più che giustificabile sconforto e rassegnazione, si avverte la tenacia per la lotta,  la determinazione nel rivendicare, per sé, per i suoi compagni e per chi non ha diritto di parola, la legittimità a un percorso di trasformazione e di riscatto, a un ri-conoscimento. A sentirsi uomo. Uomo vivo.
E dall’altra parte c’è Giuseppe, concretamente presente nell’ascolto, attento alle parole, alle ombreggiature, ai chiari-scuri, che da esse affiorano. Giuseppe che, nella circonferenza morbida della tenerezza del cuore, fa scivolare la sua sincera partecipazione, la sua umana comprensione, intersecandole, con lucidità di analisi, con semplicità e chiarezza, ai grandi temi di ogni tempo, filosofici, esistenziali, etici. (…)Un libretto che andrebbe letto da tutti, adulti e giovani, perché pungola il pensiero e la riflessione. Fa riflettere sul senso della vita vissuta non solo fra le quattro mura di una cella, ma anche nelle condizioni “normali” del vivere libero, e pur tuttavia sovente imprigionato dalle mode, dall’appiattimento del pensiero, dall’ignoranza, dal subdolo condizionamento di una cultura che spinge al nichilismo, alla cancellazione dei valori.
Fa riflettere sull’eterna contrapposizione tra male e bene, sul significato di libertà, di colpa, su ciò che dovrebbe essere una  pena – un diritto appunto – affinché, attraverso un progetto educativo, porti l’individuo alla scoperta di sé e delle proprie responsabilità, a un ripensamento del proprio vissuto. Al suo affrancamento.
Quando i loro sguardi si soffermano sulle istituzioni, sulla giustizia, sul potere, a cui siamo tutti inevitabilmente vincolati, comprendiamo come lo stato, leviatano di pietra, si disumanizzi e disumanizzi.
Lo stato arroccato nelle sue immutabili leggi, spietatamente indifferente, sentenzia, emargina, isola,  scientemente cieco al bisogno di relazioni sociali e affettive, premessa a un nuovo cammino di assunzione di responsabilità e di condivisione.
Due uomini, due storie, due condizioni diverse. Un vivere fuori e un vivere murato. Eppure un intreccio di pensieri liberi, una sola forte amicizia, un legame fatto di scambi intensi, di corrispondenza di idee e di affetto.

Grazia Frisina

 


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