a proposito di emergenze….

23 11 2015

COPURLALeggendo, in questi giorni, d’emergenza, d’emergenze e di documenti e misure speciali a proposito di terrorismo, di annunci di sospensioni di regole e pezzi di costituzioni… , sospendendo piuttosto per un attimo la commozione per la nostra commozione… sempre mi chiedo cosa mai ci autorizzi a dichiarare sante le nostre guerre e legittimare i nostri, di orrori, e quali vittorie, quali insegnamenti, quali democrazie possano mai nascere da sospensioni del diritto che giustificano violenze inflitte ad altri. Dentro e fuori dei nostri confini.
Tornano immagini, ad esempio, di quel pozzo nero che è stato, che ancora è, Guantanamo… le storie dei detenuti della “guerra al terrore”, e molti, sappiamo, mai neppure erano stati formalmente incriminati. Fra le tante violenze e forme di disumanizzazione, torna sempre in particolare, chissà perché, l’immagine di quell’uomo trasportato in carriola, e di quell’altro, trascinato a braccia, che non riesce a muoversi…
E ascoltate questo: “ … si è avuto notizia che due detenuti sono stati recati fuori sezione, l’uno all’interno di una carriola da muratore, certamente non in grado di camminare da solo, l’altro (…)ammanettato trascinato per le braccia: entrambi venivano portati verso il blocco centrale, dove non si è dato sapere cosa sia successo poi. (…)”. Pensate un po’, la stessa immagine, nel rapporto che fece a suo tempo il Magistrato di sorveglianza di Livorno, Rinaldo Merani, dopo una visita nell’isola di Pianosa, dopo che divenne un carcere di massima sicurezza con detenuti in regime di 41bis, dopo le stragi di mafia dell’inizio degli anni ’90. Un rapporto che parla di altri episodi di violenza e iattanza, psichica più che fisica, nonché di “una serie di mortificazioni tanto inutili quanto ingiustificate”, per definire un quadro che “si presenta non solo fosco e preoccupante, ma anche con caratteristiche delittuose”. Già Pianosa e l’Asinara…
Ho tra le mani le bozze di un libro che è raccolta di testimonianze su quel che accadde a Pianosa e all’Asinara negli anni ’90. E di cui facciamo finta di non sapere nulla.
Non hanno nulla da invidiare a Guantanamo e dintorni, le violenze, le vessazioni, le indecenze… e ci furono morti, “pentimenti”, suicidi. A quel “trattamento” furono sottoposte anche persone semplicemente indagate. Vi risparmio i dettagli, perché a ripercorrerli mi viene da vomitare. E so quanto difficile è stato parlarne. Perché il timore è anche di non essere creduti (come accadde a molti dopo Auschwitz). Perché quello che scatta è anche la vergogna profonda per aver subito vessazioni che tendono ad annullare l’individuo ( come può accadere a chi ha subito la contenzione negli ospedali psichiatrici).
Il libro è di prossima pubblicazione e uscirà con ‘Sensibili alle foglie’ nella collana
‘L’evasione possibile’, curata dall’associazione Liberarsi. Questo volume è curato da Pasquale De Feo, che ha raccolto testimonianze, racconta la sua esperienza nella “famigerata sezione Fornelli”, all’Asinara, racconta, nelle pagine introduttive, del percorso che ha portato a tutto questo nel nostro paese, che ancora oggi mantiene in piedi regimi di detenzione dove certo ci non sono più sistematici pestaggi (almeno si spera), ma continua implacabile la violazione di elementari diritti della persona. E questo magari a distanza di lustri dai gravi fatti che ne hanno “giustificato” l’applicazione.
Molto, devo dire, De Feo mi ha insegnato, scrivendomi dalle carceri della sua ultratrentennale prigionia. Perché Pasquale, leggendo, e studiando, e approfondendo, ha cercato e cerca nelle vie della Storia le ragioni anche della sua storia individuale. Mi ha inondato, Pasquale, di libri sulla storia d’Italia e del Meridione, facendomi anche vergognare di mie ignoranze in proposito, io pure che ho il cuore definitivamente a sud del Garigliano.
Molto mi ha insegnato sul dovere della memoria. Che vale sempre, vale per tutti e per tutto. Specie quando sono i diritti fondamentali dell’uomo ad essere calpestati. Che è cosa, la storia ci insegna, che avvia solo a nuovi orrori. Ma siamo sempre in tempo a conoscere e scandalizzarci per quello, della nostra storia, che ancora non ci fa scandalo… Serve, e questo è il punto, per cercare di stare bene attenti, almeno oggi, a non accettare cose di cui potremmo scandalizzarci e vergognarci in futuro, accecati da questa parola, “emergenza”, che tutto ( e quindi niente) sembra significare ma tutto vuole giustificare.
Ricordate Sciascia. Chi più e meglio di lui ha indagato e raccontato la Mafia e le sue violenze fisiche e morali. Sciascia, l’abbiamo dimenticato? , ai tempi in cui intervenne per invitare a non abdicare ai principi dello stato di diritto, fu accusato di “alleanza oggettiva” con i nemici di allora, e si parlava allora di terrorismo. In un intervento dai banchi dell’aula del Parlamento, dove sedeva fra le fila dei Radicali, disse: “sono stanco di essere accusato di alleanze oggettive con questo o con quello… queste alleanze , mosse in accusa a chi difende certi diritti civili che si vogliono dimenticare, o a chi discorda da opinioni che si vogliono totalitarie, è uno dei ricatti che più pesa nella vita italiana”.
Penso che uno dei nodi, oggi, sia ancora questo, dentro e fuori dai nostri confini, se ha ancora senso oggi parlare di confini, di cui forse almeno dovremmo rivedere il concetto… Percorrendo sentieri del pensiero che si vuole laico, fuggendo alle imboscate del richiamo a “valori etici”, che troppo spesso hanno giustificato e giustificano il ricorso a guerre intollerabili contro genti e individui.


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