“Decoro”…

29 05 2017

pontassieve 4Non sembra ne abbia parlato alcun telegiornale, nessuna pagina nazionale di giornale, e francamente è stato difficile anche trovarne traccia nelle pagine locali… solo radio Radicale vi ha dato spazio… e che volete che sia, schiacciati come siamo fra il terrore del terrore e l’improvviso bisogno di far pulizia, immolando al dio del ‘decoro’ la nostra decenza… che volete che sia la notizia di un pugno di rom buttati per strada…
E’ accaduto, lunedì scorso, a Pontassieve, piccolo comune arroccato sulla sponda destra dell’Arno, a un pugno di chilometri da Firenze. Il copione, sempre lo stesso… forze dell’ordine e la sostanziale brutalità di un atto che ha sgombrato una casa che ha ospitato bambini, madri, padri, famiglie, un invalido civile… A seguire l’operazione anche un assistente sociale del comune, che, come denunciano i rappresentanti dell’Associazione Nazione Rom, ‘Non siete residenti’, ha detto in risposta a chi ha tentato di opporsi…
Non residenti, brutti, sporchi e cattivi, e magari rubano… come sempre si immagina con un’alzata di spalle. Ma a Pontassieve viene così soffocato il sogno di un’esperienza unica in Toscana, come racconta Marcello Zuinisi, che dell’Associazione Nazione Rom è rappresentante legale. E’ il sogno per il quale era nata la Casa della Pace e dell’Accoglienza, aperta tre anni fa in un casale dalle porte verdi, lì sul crinale, a poche centinaia di metri, pensate un po’, dall’ abitazione dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
“Ospita famiglie di etnia Rom, neonati, minori, giovani, madri e padri. Una Casa che si presenta come un esempio di inclusione da replicare in tutta la Regione Toscana. Una Casa aperta. Una Casa che insegna come sconfiggere il razzismo, la mafia, la corruzione restituendo dignità agli esseri umani, tutti, nessuno escluso”.
In questi anni nella Casa della Pace sono state accolte novantasette persone. La maggioranza di etnia rom, ma anche italiani in grave stato di emarginazione, persone altrimenti costrette a vivere in strada. Cittadini italiani, come lo sono la maggioranza dei Rom e Sinti che vivono nel nostro paese.
Perché questo sgombero improvviso? A cercare di leggere ‘le carte’ c’è da farsi venire il mal di testa…, quello che solo la burocrazia nostrana riesce a combinare. Da un lato un’occupazione e poi atti con richiesta di comodato depositati a suo tempo presso il comune di Pontassieve, con il quale un dialogo comunque sembrava aperto, dall’altro la sentenza di un giudice al termine di un rito sommario richiesto dalla proprietà del casale, Giovanni Inghirami – Mida Milano Srl… (vfi dice nulla? A proposito della bancarotta di Banca Etruria…) proprietario con il quale c’è un lungo contenzioso che va avanti a colpi di denunce reciproche.
Forse non importa a nessuno sapere che il giudice non ha accolto la richiesta dell’Associazione Nazione Rom di trasformare il rito sommario in ordinario che, spiega Zuinisi che sostiene l’illegittimità del provvedimento, avrebbe permesso di chiarire molte cose…
Ma questioni giuridiche a parte che, si spera, si chiariranno, è “il modo” che ancora offende…
“Quella casa rappresenta un luogo di umanità costruito senza un solo euro di denaro pubblico. Mentre – denuncia il rappresentante legale dell’ANR- il denaro pubblico europeo, pure richiesto dal Governo precedente alla Commissione Europea, per l’inclusione sociale ed abitativa dei senza fissa dimora e per Rom Sinti e Camminanti è sparito e le persone rimangono a vivere sulla strada, sotto i ponti, nei camper e sotto i cavalcavia di tutta Italia”.
“Via della povertà…” canta in un video Zuinisi, che come De André segue sentieri di chi ‘a furia di essere vento’… E ha iniziato uno sciopero della fame. per chiedere “il rispetto della legge, degli Accordi Europei, della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom Sinti e Camminanti, il rispetto della dignità umana calpestata anche oggi, la piena inclusione sociale di tutti e del principio giuridico che afferma: la legge è uguale per tutti”. Ricordando Pannella, che proprio un anno fa moriva, e che per i diritti di tutti (rom compresi) pure si era battuto…
In questi tempi di malinteso senso del decoro, rimane la violenza di un gesto, che ributtando sotto ponti, in qualche camper, esseri umani, a tutti noi toglie decoro. E alle vittime di quel gesto, non può che insegnare ancora una volta paura e diffidenza.
Ricordo, forse ve l’ho già raccontato… a proposito di ‘educazione alla paura e alla diffidenza’, l’incontro, sul vagone del trenino che porta fuori Roma, con una giovane donna rom e il suo bambino che, vivacissimo nonostante la brutta tosse, si muove e saltella e si alza e si avvicina… “Non disturbare”, lo ammonisce lei. Il bambino mi fissa, gli occhi scuri si spalancano, e indicandomi con il dito chiede alla madre: “Polizia?”… Tre anni, aveva quel bambino, e mi sono chiesta quante volte era già stato ‘sgombrato’ dalla sua casa…
A Pontassieve, intanto, alcuni hanno trovato sistemazione, altri ancora per strada. Forse non importerà a nessuno che fra le persone ‘sgomberate’ c’è anche un invalido, (un’orrenda agenzia trovata in rete parlava di ‘presunto invalido’… chissà come sono fatti gli invalidi presunti… e vi risparmio il resto del testo). Figurarsi se a qualcuno può importare che ha una cagnetta, Eva, con dieci cuccioli appena nati… mentre tre giorni fa qualcuno ha dato fuoco al presidio pacifico che dal giorno dello sgombero è davanti al Comune …
Ma a chi importa? In un paese che in un fiato ha dimenticato il poco chiaro episodio della morte di tre bambine rom nell’incendio della loro roulotte a Roma…
Eppure, eppure… La nostra decenza muore quando leggendo di storie tragiche come questa, e di sgomberi, di ruspe, di baracche rase al suolo sotto gli occhi di bambini…, in fondo in fondo pensiamo… sono solo zingari… e i loro cuccioli…
Riecheggiando Sebald… ‘Auschwitz inizia quando guardando un macello, qualcuno esclama: sono solo animali’. Troppo? Non credo. Quando gli esseri vengono divisi in categorie, distribuite lungo scale di valori, che solo la nostra prepotenza legittima, quando i diritti sono privilegio di chi sta in cima a quella scala, il cammino non può che andare nell’oscena direzione che conosciamo…


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