Incontri….

27 06 2019

una giornata da dimenticare 2Ricevo, e come sempre volentieri riprendo, l’intervento di Vittorio da Rios, a proposito di scrittori,  intellettuali, vita agra, città invivibili, e tante altre cose…

“”Novembre 1981. Al mio amico Vittorio, mille grazie per le conversazioni tanto fertili, benché svantaggiate per problemi linguistici. Contatto Spirituale vince la distanza Filologica. Maarten. Cosi mi scrisse nella dedica a un suo libro, un romanzo d’amore con particolari risvolti psicologici tra una ungherese e un olandese in piena tensione tra i due blocchi; la tragica divisione tra est, e ovest in Europa, inviatomi. Maarten Ouwehand,Scrittore, viaggiatore, intellettuale olandese di Rotterdam, che per quei incredibili casi del destino conobbi a ottobre del 1981, e che frequentai fino a novembre quando a bordo della sua Peugeot 404 e a traino della mono roulotte riparti per la sua amata Rotterdam.Come era giunto fino a qualche centinaia di metri da casa mia in riva al Piave in un assolato e irripetibile autunno del 1981? Il 23 novembre del 1980 un terremoto aveva devastato l’Irpinia, Maarten come “ambasciatore” del governo olandese aveva consegnato uno stock di roulotte ai terremotati. Svolta la missione si dedico a visitare Roma, Firenze, Venezia, girovagò per molti mesi del 1981 con la sua innata curiosità di conoscere luoghi e persone.del nostro paese.poi tra le infinite strade che ha incrociato ne praticò una che lo porto in un luogo che come mi disse lo aveva colpito. L’alveo del fiume Piave il suo scorrere dolce e melodico tra i sassi, con a pochi chilometri più a monte le prealpi venete a creare una incantevole cornice naturale. Parcheggio la Sua Peugeot, e sistemo come conviene la sua mono roulotte. Ricordo il mio primo incontro con lui; ” preso da curiosità per questo inusuale ospite” mi avvicinai e quando fui a distanza da percepire i rumori, forte e veloce il tic,tic di dieci dita che agivano nella tastiera di una macchina da scrivere. ” stava terminando la stesura di un suo capolavoro della maturità sulla malattia mentale e il suicidio” Appena mi vide dal finestrino della roulotte mi sorrise e subito usci: basco nero, camicia pesante a scacchi, pantaloni di fustagno e barba alla Hemingway con non poche somiglianze al grande scrittore americano. Mi diede la mano parlava e scriveva in molte lingue ma gli era sconosciuto l’italiano. ne nacque una grande e profonda amicizia. che duro oltre 40 giorni con lunghe chiacchierate sia diurne che notturne e l’ausilio di dizionari in breve imparo a manipolarlo il nostro idioma sia in forma parlata che scritta. Ho riportato in modo ovviamente sintetico la nascita di una grande amicizia pur tra difficoltà linguistiche ma caratterizzata da una straordinaria vicinanza e condivisione “spirituale”. Grande conoscitore della psiche umana Maarten ne rilevava la incapacità dell’ominide di ricordare la storia i limiti della memoria umana e i suoi infiniti orrori. L’insensibilità che la società consumistica rendeva oramai l’uomo a puro oggetto di consumo, e merce di scambio, l’uomo vale se a valore economico se mi può dare valore aggiunto, danaro, ricchezza,potere. Mi racconto dei suoi viaggi nel cuore dell’Europa e di cosa avevano visto i suoi occhi.Amava la natura il silenzio come momento catartico per riscoprire la nostra umanità, il tutto che unisce pur nella ricchezza della diversità assioma caro quanto fondativo in Maarten In quel cantuccio unico di natura e di assoluto silenzio rotto dal rigoglio melodioso dell’andare a valle del Piave, passavano le notti fino a quasi mattino a discutere, a sentire i suoi dotti e densi di Humor racconti sull’uomo la sua condizione nell’era atomica, e consumistica la sua disumanizzazione che l’evento della rivoluzione industriale,culminata con la catastrofe genocidaria della prima e seconda guerra mondiale ha inciso e incide tutt’ora nella storia della umanità. Ecco all’ora cara Francesca il filo che tutto lega, che ci riporta alle nostre tribolate e sempre più invivibili città, quanto alle periferie dove le grida di sofferenza e dolore degli ultimi e emarginati della terra trovano sempre più cuori insensibili incapaci di cogliere nell’altro che soffre te stesso le tue stesse tragedie quanto aspettative e bisogni fondamentali, in una società che sembra non aver più non solo “memoria storica” ma smarrito lo stesso senso fondativo di essere donne e uomini.dentro lo stesso destino che sarà o di salvezza planetaria per tutti o di irreversibile catastrofe.Bellissimo il libro di Luciano Bianciardi la sua vita agra è parte importante della storia della letteratura del novecento, opera molto autobiografica, agra è stata la sua esistenza.Per non cedere al pessimismo negare ciò che è ovvio non rimane altra scelta per continuare a vivere? Ma al centro di tutte le scoperte e di tutte le istanze la Grande cultura umanista con il suo universalismo afferma che la persona è identica e progressiva in qualsiasi cultura,Di proprio gli umanisti ritengono che la dignità dell’uomo coincida con la libertà e che grazie alla razionalità, egli è divino: è Imago Dei. In tal senso l’Umanesimo è permanenza di radici, di semi e di costume. E’ dignità dell’uomo la possibilità di governare la vita e di incidere nella storia, perché contro le forze della “fortuna” egli oppone la Virtù operosa, ossia creativa. Dignità dell’uomo è ancora il diritto attivo alla libertà di pensiero, di coscienza, e di domanda contro ogni costrizione. Che questo paradigma rinnovato e rinsaldato dal grande sapere filosofico positivo in un contesto cosi inedito porti a un radicale rinnovamento in ogni sua essenza costitutiva nel gestire lo stato e quindi la società, oggi cosi villanamente e rozzamente violentata quanto vilipesa e oltraggiata nelle sue componenti più fragili e vulnerabili. Grazie a Gatto randagio per averci condotto oggi in contrade di cosi tanta sofferenza e dolore.cui mai si riflette e si spende energie in modo adeguato da indignarsi per come siamo oggi ridotti. Un caro saluto.” Vittorio da Rios


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