Cent’anni di memoria sotto i cieli d’Ogliastra

15 07 2019

1“Se volate a ottomila metri in un giorno senza nuvole, e se il vostro occhio è allenato a visioni in alta quota, l’Ogliastra vi appare un Continente tutto verde e blu, fra montagne e colline sporgenti dal mare”. Comincia così “Il cielo d’Ogliastra”, affascinante racconto di Giacomo Mameli, che accompagna l’ultimo viaggio fotografico di Pietro Basoccu fra i “Centenari” della sua terra. Perché
terra di centenari è l’Ogliastra.
Il consiglio è di incamminarsi lungo i suoi sentieri, lasciarsi catturare dalla sua bellezza, perdersi, anche… magari riuscirete a scoprire il segreto della lunga vita della sua gente.
Suggerirei di partire da Tortolì, e precisamente dalla piazzetta sulla quale affaccia la Libreria del Corso, dove sarà possibile interrogare gli sguardi dei centenari delle fotografie di Pietro Basoccu, i
loro volti scavati di ruge che hanno attraversato un secolo di storia e ancora sono lì a raccontarlo, tutto quel secolo. Saranno in mostra fino alla fine d’agosto.
Viaggio nel più profondo dell’anima, come sempre, il lavoro fotografico di Basoccu, che “da medico qual è , – sottolinea Mameli- ha usato la macchina fotografica come una risonanza magnetica o come uno stetoscopio perché sembra voler restituire i sentimenti, i battiti del cuore di ogni suo personaggio”.
Guardateli bene, quei visi riarsi di vita. Sono pagine di storia.
C’è Speranza Aresu, di Seui, che è stata maestra. 102 anni e ancora sta seduta ritta, le mani incrociate sul grembo, come composta ad ascoltare, attenta e severa e accogliente, le voci dei suoi alunni. E ancora verso di loro sembra rivolto il suo sguardo, come anche al tempo che fu. La Maestra per eccellenza – racconta Mameli- che allo scrittore Paolo Pillonca aveva confidato: “Il regime fascista si era impossessato del potere politico e lo esercitava brutalmente. La scuola? Un ambiente classista”. La Maestra…
C’è Cosimina Podda, 101 anni, di Ussassai. Gli occhi dilatati dietro gli occhiali da lettura, che sfoglia un quaderno. Un diario? E quali segreti in esso raccolti le fanno allargare così il sorriso…
C’è Antonio Brundu, 100 anni, di Perdasdefogu… che è vivo perché “il 30 marzo del 1943, giorno
della distruzione di Cagliari da parte degli aerei americani, aveva “la febbre a 39 e quattro lineette”.
Al suono della sirena era corso verso il rifugio, e rientrato a casa, dopo il cessato allarme, sul suo
letto aveva trovato una bomba, che lo avrebbe ridotto in cenere, “podìa diventai cinisu”.
C’è Vittorio Palmas, con i suoi 105 anni. Sarebbe morto nelle camere a gas del lager tedesco di
Bergen Belsen se, quel giorno del 1943, avesse pesato 35 chili. Per sua fortuna la bilancia aveva
segnato 37, e così “seu biu po dus chilus”, sono vivo per due chili …
E poi Francesca Manca, Mariangela Mereu, Caterina Murru…
Guardate i loro volti, nel bianco e nero dei ritratti, sullo sfondo di oggetti di casa, qualche foto di
famiglia appena appena sfocata, un quadro di madonna, un orologio, il suggerimento di un camino… Solo una parete bianca alle spalle di Maria Barilli, nella sua casa di Villagrande Strisali. Ma Pietro Basoccu sa che non c’è bisogno di aggiungere altro, che tutto un secolo è lì, rappreso nelle righe del viso…
Dopo che questi volti ve li siete stampati bene negli occhi, e nell’anima (cosa cui è difficile sottrarsi), avviatevi per le strade d’Ogliastra, seguendo il racconto, geografico e culturale, di ​Giacomo Mameli. Dagli strapiombi del Supramonte di Baunei e Urzulei, al grande lago del Flumendosa che “sembra un mare blu cobalto nell’isola di dentro”, al corso del fiume… a Perda Liana, “sa titta ‘e sa terra”, mammella della terra … e via via passando per Monte Corongiu, che qui chiamano il Partenone d’Ogliastra… Proseguite per villaggi sulle colline, quelli affacciati sul mare, arrivate al golfo di Arbatax, date un’occhiata alle barche, al profilo di un panfilo, alle sagome di qualche industria… ritornate a Tortolì…
Incontrerete tanta storia e tanta arte. Magari potrete incontrare, anche, gli uomini e le donne delle
foto di Pietro Basoccu. I centenari che ancora ci sono, ma anche quelli che non ci sono più… perché
qui sono rimasti, a comporre l’anima di questa terra.
Pensando all’Ogliastra, non posso non pensare a Mario Trudu, il mio amico ergastolano che dal fondo delle sue prigioni ha dedicato ai suoi vecchi, agli uomini della sua Arzana, “Cent’anni di memoria”, un racconto ricco del fascino che da ragazzino era riuscito a cogliere in ogni cosa,
nonostante le durezze di un ambiente tanto povero e dalle regole implacabili. E in questi vecchi
rivedo i volti di quelli…
Manoscritto dal paese del Sole, era il titolo che Mario aveva dato al suo racconto. E forse non è un
caso. Ché s’intitola “Tenendo per mano il sole” una delle prime fiabe cucite di Maria Lai, nata e
vissuta a Ulassai, voce particolarissima dell’arte italiana, che con il genio della sua arte tessuta di
fili cerca di dare in quella fiaba una risposta al dolore.
“Sappiamo che l’uomo aveva perso il paradiso terrestre… perché non era stato bambino, non aveva
giocato abbastanza…”. Forse per questo un giorno Maria Lai ha tessuto come in un gioco percorsi
di fili colorati lungo i sentieri della sua terra…
“Sa natura est opera divina e inoghe est santa” , cantava il poeta Giovanni Spanu. Giacomo
Mameli lo ricorda nel suo racconto (che consiglio di portarvi dietro nel caso voleste accogliere il
suggerimento del viaggio in Ogliastra), e aggiunge: “Certo. La natura è bella in tutto il mondo. E
ogni uomo esalta la sua patria. Ma, chissà perché l’Ogliastra est terra de prata , terra d’argento”.
Tuffatevi dunque in questa terra d’argento. Perdetevi nei suoi boschi, foreste-santuario, che sempre
sono vie di mezzo fra la terra e il cielo, dove parla l’anima dei luoghi. Chissà che non incontrerete il
dio che, dall’alto del Gennargentu, da sempre protegge i suoi centenari. Provate a invocarne, anche
per voi, la benedizione. Gli aspri dei di Sardegna sanno pur essere generosi…


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