Vasi, teste… e piante di basilico

6 03 2010


Avendo ricevuto in dono un bellissimo vaso. Testa di moro, come da antica tradizione siciliana. Il ricordo di una storia, un pò leggenda un pò realtà. Una storia d’amore, che ci riporta nella Sicilia di tanto tempo fa. Lui e lei, e un amore  che  profuma dell’aroma del basilico, che cresce rigoglioso ed odoroso come mai, quando innaffiato dalle lacrime della passione. Una storia struggente, di sventurati amanti, dei tempi in cui l’onore della famiglia andava difeso a tutti i costi, anche con il sangue e che il Boccaccio raccolse per il suo Decamerone: La “Triste historia di Isabetta da Messina”, che Filomena narra nella quarta giornata del decamerone. Abitavano dunque a Messina tre giovani fratelli, che facevano i mercanti, ed erano molto ricchi. E avevano una sorella, Lisabetta, molto molto bella, che però non era ancora sposata. E avevano, questi tre fratelli, un giovane garzone di bottega, Lorenzo, bello e leggiadro, che si innamorò di Lisabetta, e anche Lisabetta s’innamorò di lui e divennero amanti Ma una sera il maggiore dei fratelli vide Lisabetta entrare nella stanza del suo amante… Come porre fine a questa vergogna? Soprattutto, come fare che nessuno sapesse in giro. La mattina seguente si consultò con gli altri fratelli e insieme decisero. Senza dir nulla, neanche un rimprovero alla sorella, con una scusa andarono fuori città portando con loro Lorenzo. Quando giunsero in un luogo solitario, lo uccisero e ne seppellirono il corpo. Al ritorno dissero che avevano mandato il ragazzo in qualche luogo per commissioni… L’amore… allora, come sempre ancora oggi, non rispetta regole… non conosce le barriere del censo e del denaro… ma le regole vanno rispettate… delitto d’onore dunque, decidono i fratelli di Lisabetta… e si allunga quella scia di sangue… che arriva a lambire il nostro tempo… Torniamo alla nostra Lisabetta che, nulla sapendo dell’omicidio, ancora aspettava il suo Lorenzo… Ma Lorenzo non tornava e Lisabetta cominciò a chiedere di lui, con molta insistenza… troppa. “Che vuol dir questo? Che hai tu a fare di Lorenzo, ché ne domandi così spesso”, le chiesero i fratelli. E lisabetta rimase in silenzio, sola nella tristezza dell’attesa. E piangeva,  piangeva, finché una notte che tanto ebbe pianto Lorenzo le apparve in sogno: “Lisabetta, tu non fai altro che chiamarmi e con le tue lacrime mi accusi della mia assenza. Ma sappi che io non posso più tornare, perché i tuoi fratelli mi hanno ucciso” e le indicò il luogo dove era stato seppellito. La mattina seguente, di nascosto dai fratelli accompagnata da un’amica che conosceva il suo segreto, Lisabetta andò nel luogo che le era stato indicato in sogno… spostò le foglie secche, scavò dove la terra era più morbida e trovò il corpo del suo povero amante… Addoloratissima,  avrebbe voluto portarlo via con sé, per dargli almeno una degna sepoltura.… ma come fare? Ne avrebbe portata via allora almeno una parte.. così con un coltello tagliò come poté la testa dal busto, l’avvolse in un grande fazzoletto e se ne tornò a casa.. Lì pianse, pianse a lungo, tanto da lavare con le lacrime la testa del suo Lorenzo, poi prese un vaso, di quelli dove si pianta il basilico, vi mise la testa del suo amato, la ricoprì di terra e vi piantò parecchi piedi di bellissimo basilico. Innaffiato dalla sue lacrime il basilico divenne bellissimo e profumatissimo. Il basilico, pianta regale, pianta anche dell’amore e della passione… Il basilico della nostra novella cresceva, ma Lisabetta piangendo deperiva. I fratelli vennero a sapere dai vicini del comportamento molto strano, un po’ folle della sorella, che trascorreva tutto il tempo a curare il vaso del basilico. Allora   glielo nascosero… ma questo fece peggiorare le condizioni della fanciulla, che con insistenza cominciò a chiedere di avere il vaso indietro. I fratelli allora, chiedendosi cosa ci fosse mai in quel vaso, vi frugarono dentro e vi trovarono la testa di Lorenzo. Così per paura che il loro delitto venisse scoperto i fratelli di Lisabetta sotterrarono di nuovo la testa, scapparono da Messina e fuggirono  a Napoli, e Lisabetta,  senza neanche più la sua preziosa reliquia, poco dopo per il dolore morì.

A Napoli ancora arriva l’eco del pianto di Lisabetta, che è diventato una ballata, bellissima e struggente, … sì proprio quella che ascoltò il Boccaccio, e che gli ispirò questa novella… inizia con questo grido, l’avrete sentito anche voi… “Chi fu lo malo cristiano che mi furò la grasta del basilico mio selemontano?” ( che mi ha rubato il vaso?) Ma di storie di teste d’amanti che finiscono in un vaso di basilico, ne conosciamo anche un’altra . La leggenda di una fanciulla di Palermo, questa volta, che si era innamorata di un moro… l’amore… non conosce regole, non bada al censo e neppure al colore della pelle… Infatti la fanciulla si innamorò del moro e ne fece il suo amante, e lui l’amò, per qualche tempo. Ma un giorno le disse che l’avrebbe lasciata, per ritornare nel suo paese, dove aveva moglie e figli… gli uomini… storie di sempre…  Fatto sta che la giovane donna, era disperata, ma anche molto gelosa, e pur di non vedere il suo amante ritornare nel suo paese, pensarlo accanto a un’altra donna, gli tagliò la testa. Donne, assassine per gelosia dunque, storia di allora, come qualche volta ancora adesso… la cronaca insegna, sapete… quello che forse non sapete è che la giovane con la testa del suo moro fece un vaso… e vi coltivò il basilico… anche lei…da qualche parte abbiamo letto che il basilico coltivato lì dentro era così bello… e così bello il vaso dal volto di moro, che i vicini ne vollero di uguali… magari in ceramica…, come questo bellissimo che ho avutoin regalo…


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