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    Al Glasnevin Cemetery. Perche’ non si puo’ lasciare un paese senza aver salutato i suoi morti. E qui, oltre la grande torre rotonda d’ingresso, la piu’ alta d’Irlanda, il cimitero appare come un grande prato incolto. Dove insieme all’erba e ai fiori gialli di maggio, spuntano steli di pietra. Fitti fitti, come un campo dopo il tempo della pioggia. Ma e’ soprattutto luogo affollato di eroi. Qui, e piu’ avanti ancora, la lunga storia dello spirito rivoluzionario d’Irlanda, nei piccoli e grandi templi che, si legge nell’opuscolo d’ingresso, ogni irlandese puo’ venire a ‘curare’. Ma oggi c’e’ solo vento, un vento forte, a tratti freddo, a tratti caldo, nell’altalena di nubi che vanno e vengono, a tratti liberando, a tratti imprigionando la luce del sole. Fuori, oltre le mura, nel mondo che ritorna dei vivi, sulla folla eccitata del sabato campeggiano i cartelli che invitano al voto per il trattato di Lisbona. Un voto per l’Europa, fra due settimane. Alcuni invitano a dire ‘Si’, alcuni a dare un ‘No’. Vota No, urla un manifesto affacciato sul fiume. Molti, dice, hanno dato la vita per la tua liberta’…

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