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    A proposito de “I racconti meravigliosi”…

    A proposito de “I racconti meravigliosi” di Augusto Ferraiuolo, e dei fantastici disegni di Alessandro de Carolis che ci hanno accompagnato nel racconto del libro, Paolo Rausa ci regala questo viaggio tra storie mitiche e leggendarie, altrettanto fantastiche…

    “Francesca ed Alessandro questa volta si sono alleati per portarci in un mondo di fiaba, dell’immaginario, dove tutte le nostre fantasie trovano luogo e realtà. Come i nostri senni perduti sulla Luna, che solo Astolfo può andare a recuperare sull’ippogrifo. I senni dei filosofi, scienziati, re e amanti delusi e irretiti, disperati come Orlando che ama, non riamato, Angelica, che si innamora di Medoro, un giovane soldato saraceno. Si invaghisce di lui e lo sposa. Storie leggendarie e mitiche, dove tutto l’armamentario dell’immaginario è chiamato a costruire storie che la nostra razionalità non ammetterebbe, eppure esistono da che mondo e mondo. Quei draghi non sono forse i vari animali esistiti nella notte dei tempi ed estinti ma la cui esistenza terrificante è rimasta inchiodata nella nostra psiche? Tante di queste storie possiamo leggere nei racconti popolari tramandati in forma orale o raccolti dalla mitologia in forma dotta, vedi le Metamorfosi di Ovidio, dove accade di tutto e il genere umano deve fare i conti con continue trasformazioni in esseri vegetali e animali, che incutono terrore perché non riusciamo a modificare a nostro vantaggio la realtà immaginaria. Si devono arrendere persino gli dei, quelli più potenti, come Apollo che deride la potenza di Eros ma ne rimane vittima quando questo, sornione e giocoso come sanno essere gli amorini, lancia due dardi: uno su Apollo per instillare l’amore verso Dafne e l’altro sulla ragazza che lo ripugna. Costretta a fuggire per non subire violenza trova rifugio e salvezza grazie all’intervento del padre, il fiume Peneo, che invoca per farsi trasformare in albero di alloro. Apollo è strabiliato e commosso, perciò decide di premiare con le sue foglie intrecciate a corona la fronte dei poeti laureati. Contro i draghi, questi enormi e mostruosi volatili, la Chiesa ricorre ai santi, per es. a San Giorgio, un cavaliere che trafigge il drago/natura. San Giorgio/gheorgos è in greco il contadino, ovvero l’agricoltura, attività umana per eccellenza che si contrappone alla natura e rappresenta il passaggio dallo stato di raccoglitori/cacciatori a quello di agricoltori, che la chiesa assume su di sé, rivendicando la sua primazia. Troviamo molti di questi elementi nel bel libro di Bachelard “Strutture antropologiche dell’immaginario”, dove sono state raccolte le figure della notte e del giorno, dell’abisso e dell’aldilà in continuità con la nostra vita. La paura dell’ignoto trova anche modalità per respingere il malocchio o gli spiriti del male attraverso le figure apotropaiche o gli strepiti, ma anche le musiche, le melodie che trasformano le irriducibili fantasie terrificanti in dolci suoni che vincono la morte come Orfeo che riconduce in vita Euridice, poi perdendola. La paura quindi diventa tentativo di convivenza, dove ogni parvenza ed esistenza viene chiamata a coesistere in una armonia, in un equilibrio, dove tutto si tiene, la nostra esistenza, quello che vediamo e quello che non vediamo che percepiamo come sussurro e melodia che allevi la nostra esistenza fatta di stenti, di desideri e di follia, ma grazie all’intervento dell’elemento irrazionale socializzato viene accettato e trasformato in rito, come le tarante del Salento, dove il ragno morde la fanciulla scalza che miete il grano e la trasforma in baccante fino a esaurire il veleno con il ri/morso d’amore” Paolo Rausa.

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