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    I racconti meravigliosi


    Gli esseri meravigliosi delle storie popolari della Campania. Che sono “notturni, subdoli, rapaci” e, soprattutto, “esistono”. Entrano nella vita di tutti i giorni e tutti noi possiamo incontrarli… e grazie ad Alessandro, il mio nipote musicista, per il regalo dei suoi fantastici disegni con i quali, condividendo con noi le immagini delle stupefacenti creature che a tratti lo vengono a trovare, testimonia realtà che la nostra pigrizia e le nostre chiusure ci impediscono di considerare…

    Dicevane che a ‘n’omme succerette ‘stu fatte. Steva venenne ra Caserta a se truvaie ‘nanze ‘na pecora, just’a miezanotte. Nun ce steva nisciune pe’ loco e allora facette pe’ s’’a piglia’. Comme ‘a steva piglianne pah! E chesta scumparette ‘nta nu lamp’’e fuoche”.
    “Dicevano che a un uomo successe questo fatto. Stava venendo da Caserta e si trovò davanti una pecora, giusto a mezzanotte. Non c’era nessuno là intorno e allora fece per prenderla. Come stava per prenderla pah! E questa scomparve in un lampo di fuoco”
    E più avanti…
    Allora r’’o stipette ascette comm’a nu bambine piccerille, tutte vestite ‘russo e cu nu cappielle ‘ncapa, nu cappielle a punta. Chill’era ‘o munacielle” (questa non la traduco, è facile).
    Ancora…
    Isse se mettette a magna’ e mentre magnava trasettere ati gatte che ce ricevene ‘buonasera’ trasenne (altre gatte entrando dicevano ‘buonasera’)”.
    E così di meraviglia in meraviglia, mi sono persa ne “I racconti meravigliosi” di Augusto Ferraiuolo. Una raccolta di brevi storie che hanno per protagonisti spiriti, folletti, streghe, lupi mannari… Esseri comunque meravigliosi. Che mi hanno riportata a casa.
    A casa, sì. Intanto perché il libro, riemerso, ecco, come per incanto dal fondo della mia libreria, mi era stato regalato quasi un quarto di secolo fa dall’autore, Augusto, amico della prima gioventù, che è antropologo e docente a Boston, e nel suo libro riporta un centinaio di racconti della nostra terra campana, raccolti direttamente dalle voci delle persone che quei “fatti” hanno vissuto o hanno da amici, conoscenti, familiari ascoltato.
    A casa, soprattutto perché mi hanno ricordato altrettanto meravigliose narrazioni che mi incatenavano allo sguardo di mia zia Carlotta, che, con voce carezzevole, di “fatti” accaduti nel nostro vecchio palazzo di Santa Maria mi raccontava: di un monacello vecchietto che si affacciava dalla parete in alto, lassù, vicino alla tenda, ed era monacello buono… di una donna comparsa una sera cercando la gamba che aveva perso in un incidente, e come era apparsa era svanita nel buio, insieme al colore rosso della gamba che stringeva fra le mani… del crepitare di sussurri sotto la carta dei parati ogni volta che in casa moriva qualcuno della famiglia” (Augusto, se vuoi aggiungere alla tua raccolta…).
    Racconti meravigliosi. Che Ferraiuolo ha studiato, analizzato, catalogato… E l’ho pensato, Augusto, come una sorta di archeologo, lì a scavare, nelle parole, nelle voci e nelle narrazioni della nostra terra. Per tirare fuori dai sedimenti del passato, che a tratti ancora si riverbera sul nostro presente, questi “racconti meravigliosi”. Che individua come un genere specifico del narrare, che non è fiaba, né leggenda, né mito, ma è il “fantastico meraviglioso”: “quella categoria di racconti dove gli eventi sono inizialmente fantastici, ma dove il sovrannaturale è infine accettato e dove è sempre strettissima la relazione con la realtà”. Perché gli esseri meravigliosi che li popolano, “notturni, subdoli, rapaci”, soprattutto “esistono”. Entrano nella vita di tutti i giorni ed è indiscutibile che tutti noi possiamo incontrarli. “A ‘n’omme succerette ‘stu fatte”! (“fatto”, dunque incontestabile, come ‘o fatto niro niro della tammurriata che conosciamo).
    Riprova di tanta importanza che hanno avuto queste narrazioni, nella vita anche sociale delle nostre terre, è la riappropriazione che del meraviglioso ha fatto la Chiesa. Avvenuta a cominciare con l’invenzione del Purgatorio: e quale luogo migliore per dare legittimità ai morti, fermi su una linea di confine, ancora in qualche modo varcabile, fra l’aldilà e l’aldiqua. E se il magico era il miracoloso diabolico, il miracolo diventa il meraviglioso cristiano…
    Dicevano che l’anime ro purgatorie suonavano appriesse a nu giovane. Suonavane ‘e campanelle e chille pe’ la paura mori’…” (Dicevano che le anime del purgatorio suonavano dietro a un giovane. Suonavano le campanelle, e quello per la paura morì”).
    Impossibile raccontarveli tutti, questi meravigliosi fatti. Ma scopro adesso (altro “fatto” per me di meraviglia) il progetto avviato sul finire dell’anno scorso da Augusto Ferraiuolo in collaborazione con Mutamenti /Teatro Civico 14 e Brillante Massaro di Matutae teatro: “I racconti meravigliosi” sono stati video-registrati, quelli di cui ho letto e tanti altri raccolti nel tempo. Perché la ricerca di Augusto, innamorato com’è del narrare e dei tesori e delle verità nascoste nella memoria della gente, mai si è fermata e mai, credo, si fermerà. La materia d’altro canto è infinita …
    “Non esiste, non è mai esistito in alcun luogo -spiega- un popolo senza racconti. Tutte le classi, tutti i gruppi umani hanno i loro racconti e spesso questi sono fruiti in comune da uomini di culture diverse, talora opposte: il racconto si fa gioco della buona e della cattiva letteratura: internazionale, trans-storico, trans-culturale, il racconto è come la vita”.
    Una vita nella quale dovremmo imparare a dubitare almeno un po’ di quello che si vede e si tocca, “dell’identità delle persone, della solidità di una casa, dell’impossibilità di una metamorfosi”, che è l’utilità suprema che Ceronetti, si ricorda, vedeva in tutte le fiabe.
    Che è cosa che farebbe bene a tutti, iniziare a dubitare delle nostre convinzioni e presunzioni. Si imparerebbe, magari, a rendere meno asfittico il nostro sentire. Ad aprirci al pensiero possibile, al pensiero diverso…
    E potete anche voi avvicinarvi a questo sentire partecipando al gioco che Augusto propone con le sue video-registrazioni, che ora a “I racconti meravigliosi” restituiscono la musica della voce, dei toni, gli sguardi, i sospiri, le pause delle narrazioni orali raccolte a suo tempo sul campo.
    Vi propongo, per cominciare, il settimo brano della raccolta, che parla di quel che accadde a un amico “che ha le parole mancanti nel battesimo” (e cosa non accade, sapete, se durante il battesimo qualche parola del rito è stata dimenticata…).
    Sedetevi intorno al caminetto virtuale dei nostri tempi e ascoltate (la voce è di Stefania Remino, le musiche di Luca Rossi)…
    https://www.youtube.com/watch?v=_OIV-E-9b8Q
    Ah, non pensate che queste siano cose solo da notti invernali fredde e buie. Gli esseri meravigliosi sono sempre e ovunque. Non vi siete accorti dei fantasmi meridiani? Che ci guidano, o ci accecano, nella luce del sole…

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