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    A proposito di sguardi…

    A proposito di Joe, e dei suoi occhi.. Questa bella riflessione che ci manda Paolo Rausa… Ascoltate..

    “Joe dovrebbe giocarsi i numeri della sua vita al lotto, se fosse qui in Italia: 15 (gli anni in cui è stato condannato ad un duplice ergastolo), 68 (gli anni trascorsi in carcere), 83 (gli anni in cui è potuto uscire dal carcere in condizioni di uomo libero, dopo aver rifiutato due precedenti offerte di libertà vigilata o limitata). Per dei crimini che ha più volte dichiarato di non aver commesso. E gli è andata pure bene, perché in questo periodo avrebbe potuto essere sottoposto alla pena capitale. Avete visto quel film del 1999 di Clint Eastwood? “Fino a prova contraria”, si chiama. Un detenuto nero è sul punto di essere sottoposto all’esecuzione, anzi è già costretto sul lettino e sono stati aperti gli aghi che faranno passare il liquido letale, ma all’ultimo, proprio all’ultimo momento un giornalista riesce a trovare la prova vivente che non è stato lui a sparare ad una commessa e ad esibirla al governatore, che ordina sul filo di lana l’interruzione della esecuzione e la libertà del povero Frank. Gli occhi, dicono, sono lo specchio della nostra anima. E della persona amata. Quante volte abbiamo guardato negli occhi di chi abbiamo amato e abbiamo visto noi stessi? Il desiderio di vivere, il desiderio di amare. Come Joe, che nonostante l’età ha conservato le pupille deste, non luccicanti come nell’età giovanile, ma limpide e serie, più addolcite dall’età, ma vogliose di vedere come è cambiato il mondo nel frattempo, dopo 68 anni di detenzione. Lo sguardo, la parola e il tempo. Che cosa resta di una vita trascorsa nel carcere? C’è, credo, la stessa ansietà di ri/vedere, riscrivere quella parte di vita rimasta in qualche modo avviluppata. La stessa che ha spinto Nelson Mandela e tanti altri perseguitati, illustri e meno illustri, a guardare avanti, a fare tesoro pure delle restrizioni e limitazioni fisiche ma non mentali. Non so come impiegherà il tempo Joe, ma qualunque cosa faccia pur dopo tanto tempo si è visto restituire la dignità di cittadino del mondo che sogguarda con occhi intensi e maturi, dopo aver vissuto ai margini. Mentre la parola rimane intrappolata e a volte come in Macondo di Garcia Marquez fonte di errore. Ma lo sguardo, no. Gli occhi parlano e ci rivelano tutta l’umanità di Joe e dei molteplici volti scavati dal tempo che non hanno mai perso la speranza, ritrovata, di poter ancora essere incantati dal mondo. ❤” Paolo Rausa

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