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    Dopo la pioggia…

    Dopo la pioggia. Che è stata. Dopo ferocia di vento. E cielo buio. E voli muti d’uccelli. Spazzati via come foglie già morte. Dopo turbini padroni dell’aria e della terra. Che hanno scosso strapazzato ogni cosa intorno. E sibilato mantra di vittoria. Quano tutto è sembrato calmarsi. Si è aperto nel cielo. Il vuoto lasciato da quell’albero antico. Che arrivava fin sui tetti. Che arrivava oltre i tetti, e fioriva sul finire di ogni inverno di mimose. Il cielo ora in quel punto si apre nello spazio di una vertigine. E fa quasi paura. Ai piedi di tutto quel vuoto, ancora stamane il pieno del tronco riverso, dei rami spezzati. E radici divelte, strappate con furia alla terra. Tutt’intorno ancora si affannano seghe senza pietà. Un pensiero, ai becchini che armeggiano col rumore delle seghe, all’albero di mimose che già non c’è più. Un pensiero alla prossima primavera, che crudele come sempre arriverà, “a svegliare sopite radici”.  E sarà più triste del solito. Vuota dell’annuncio delle mimose.

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