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    IntimaLente, uno sguardo sul mondo

    IntimaLente è il Festival di Film Etnografici che da un decennio si svolge a Caserta.
    Un festival che vuole promuovere il cinema documentaristico con particolare attenzione alle tematiche e alle metodologie antropologiche. Che sempre sono lavoro di escavazione nel passato che ancora costruisce il nostro presente.
    E come non sentirli, i suoni e le voci del passato, voci del sacro e voci del profano, che mai si stancano di bussare alla nostra porta, anche solo sbirciando nel programma di questa undicesima edizione, che si apre martedì con tre “classici”, dal ricchissimo archivio di IntimaLente che in questi undici anni si è affollato di opere…
    Uno sparo e poi… “Mio padre fu ammazzato con un colpo alla nuca”. E rivedi il racconto di quell’eccidio dimenticato, una terribile mattina del novembre del 1943, nel piccolo borgo di Conca, in provincia di Caserta, dove diciannove persone vennero trucidate da una pattuglia di tedeschi. Nelle voci e nelle immagini di chi non vuole dimenticare, raccolte in “Terra bruciata! Il laboratorio italiano della ferocia nazista”, di Luca Gianfrancesco.
    E poi il timbro struggente del suono di un sax, che accompagna le voci di “Miserere”, storico filmato del Laboratorio di ricerche sociali sulla processione del Venerdì Santo di Sessa (un tuffo negli anni ’80).
    E poi te l’immagini, la sala inondata dagli applausi, tutti per Santa Rosalia, dal film-documentario di Rino della Corte, “La Santa Protesta, ovvero Viva Palermo e Viva Santa Rosalia”. Con la Santa che sul finale sfila per le strade di quella sua città, nelle vesti della statua che un gruppo di artisti ha pensato per lei, per una santa che affianca le proteste dell’oggi e diventa simbolo della lotta per i diritti cui partecipa tutta Palermo, e il linguaggio del passato trasmuta nel linguaggio del presente, dove la preghiera è, ancora, preghiera di tutti…
    Bella introduzione al tempo poi dedicato ai documentari che vengono presentati quest’anno. Dodici, selezionati dai circa 350 arrivati.
    “Ma ci sono stati anni in cui ci sono stati proposti fino a 3000 documentari…” racconta con orgoglio Augusto Ferraiuolo, che del festival è ideatore e direttore artistico insieme a Pasquale Corrado, e che è riuscito a dare a questo appuntamento una dimensione internazionale grazie al fatto che, antropologo e docente fra la Campania e Boston, ha lavorato, come dice, su due fronti dell’Atlantico.
    “Il carattere internazionale del festival è sia desiderato che inevitabile. È infatti lo
    specifico carattere della disciplina antropologica e il mezzo stesso, il film, a determinare lo sconfinamento oltre il locale e il particolare, per una prospettiva veramente contemporanea e globale”.
    Insomma, tanta multiculturalità, che è ricerca di uno sguardo diverso dal nostro, e
    anche se questa edizione vede partecipare più italiani che non nelle altre, la dimensione prevalente rimane quella internazionale.
    Saltando da un continente all’altro… da un documentario sulla fede durante la quarantena di autrice americana che vive a Roma, a un film indiano che tratta di musica indiana data per scomparsa. “In realtà il prodotto folclorico non scompare, non scompare mai, ma sempre si trasforma…”
    Tantissimi sono i documentari sull’immigrazione e sull’emigrazione. Tutti sono, e ben vengano, lavori fuori dal giro accademico… “C’è tanto fuori dall’accademia che non viene preso in considerazione”.
    Peccato, perché, come si scopre con IntimaLente, c’è un mondo ricchissimo di sorprese. Come la filmografia documentarista di carattere antropologico di un paese come l’Iran, o come l’India. “Filmografia di grande qualità da parte di nazioni che a riguardo non hanno una grossa storia”.
    Per non parlare delle interessanti riflessioni che vengono dall’Africa.
    “In antropologia di Africa si è scritto tantissimo, ma sono sempre stati gli occidentali a farlo. Oggi, anche grazie a questo mezzo, il documentario, arrivano, molte e sorprendenti, le voci di chi dall’Africa parla di sé. Ed è anche il ribaltamento dell’idea del bianco che guarda l’esotico. Come in uno dei più interessanti film di qualche anno fa: un africano che filma occidentali che filmano africani, un metadiscorso… chi guarda chi…”.
    E mentre lo ascolto parlare, Augusto Ferraiuolo, viene voglia di prendere un treno e andarsi subito a tuffare in questo suo archivio. Per poter perdersi in un cartone sul Ramayana indiano dove, pensate, si affaccia Billie Holiday (per la cronaca: “Sita sings the blues”, di Nina Paley, film maker di New York che fra l’altro combatte l’idea del copyright), o lasciarsi stordire dai colori e dai suoni di “Sinfonia di mercado”, viaggio nel mercato ortofrutticolo di Bogotà…
    Negli ultimi tempi, molti, e belli, assicura Ferraiuolo, sono i lavori sull’Afghanistan. Filmografia quanto mai attuale e interessante. Tanto che si pensa, prossimamente, ad un appuntamento a parte.
    Nell’attesa, dal 15 al 18 dicembre, IntimaLente, presso le sale della ex-pretura del Teatro Comunale di Caserta.

    Scritto per Ultimavoce.it


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