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    La verità è rivoluzionaria…

    Che fare? Termina con una domanda questo lucido, denso come sempre, intervento di Silva Bon (autrice fra l’altro dell’illuminante “Guarire si può”) scritto per il Forum della salute mentale. La risposta è già nella premessa: nella forza rivoluionaria della verità… Ascoltate..

    “Una scritta in rosso, a caratteri cubitali, campeggia sul muro di un edificio, di fronte al Padiglione M dell’ ex Comprensorio dell’Ospedale Psichiatrico di San Giovanni, a Trieste.

    Una scritta dipinta dai giovani operatori, venuti qui da ogni parte d’Italia e del Mondo, negli anni della “Rivoluzione Basagliana”, per contribuire con il loro entusiasmo, con la loro azione a realizzare il cambiamento storico che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia, primo e unico Paese in assoluto.

    Erano qui anche per vedere, per conoscere, per capire, per imparare. E per esportare il Modello. Quel Modello.

    Il gesto di Franco Basaglia – e di tutti quelli che condividevano il suo progetto ideale (di intervento medico/sociale/politico) – era una risposta.
    Una risposta concreta al “Bisogno di Verità”.
    Una risposta concreta alla “Verità del Bisogno”, alla “Verità dei Bisogni”.

    Sotto quella luminosa scritta – la Verità è Rivoluzionaria – sono ritratta assieme ai Soci Fondatori della Associazione che nasce dal Forum Salute Mentale, e che è stata ufficialmente istituita pochi mesi fa. Con finalità operative, per incidere nella realtà italiana, così complessa, del mondo psy.

    Ogni giorno leggiamo denunce di cittadini, familiari e persone con esperienza, e (soprattutto?) di operatori di ogni livello, così medici psichiatri come infermieri: tutti accusano le gravissime manchevolezze della Sanità Pubblica in Italia. Della pressoché inesistente rete di Servizi Sanitari sul Territorio.

    E, per quel che ci riguarda, tutti quelli motivati da impegno deontologico legato al modello di “Salute Mentale” – possibili epigoni di Franco Basaglia – denunciano la crisi involutiva nella/della gestione dei Dipartimenti di Salute Mentale, quasi giunti al collasso.

    Le analisi sono precise, dettagliate, ricche di dati e di statistiche incontrovertibili.
    Sono formulate con parole tecniche, specialistiche, basate su saperi esperiti, frutto di anni di pratiche attuative, illuminate, esemplari.

    Ma soprattutto sono formulate con parole ricche di Umanità. Di Presenza. Di Riconoscimento dell’Altro. Di Rispetto e di Ascolto. Così verso le persone che hanno bisogno di Cura. Ma forse anche verso le persone che agiscono la Cura.

    Eppure sembra che tutt’intorno cadano eluse e inascoltate.

    E la attuale crisi imperversa nei luoghi deputati, ormai ridotti a Ambulatori. Residenze cronicizzanti. Centri simili a piccoli manicomi. Luoghi di ammalamento per gli stessi operatori.
    Le persone che soffrono, che stanno male, vedono negati i loro diritti alla salute e i loro diritti di cittadini – Diritti pur ampiamente illustrati, a cominciare dagli Ordinamenti e dalle Linee Guida espresse dall’OMS.

    Tutto cade nel vuoto.
    Tutto sbatte contro una specie di muro di gomma, che appare come Impossibilità

    La Negazione della Realtà, dei Bisogni, è giocata in un fraintendimento – ipocrita – di parole. In una contrapposizione frontale di interpretazioni, di sottili distinguo fra paradigmi medici divergenti. In posizioni contrarie, oppositive, delle varie Psichiatrie, veri centri di poteri (comitati di affari?), di cui non si può dire.

    Quasi una sorta di Segreto pubblico. Volontà di non sapere attiva.

    Che fare?

    Silva Bon

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