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    Un incontro

    “Ma se mi mandano l’Alter ego io non posso poi…? Ma vi sembra possibile, se l’alter ego…

    E rimango un po’ imbarazzata nell’incappare in un giovane uomo, seduto in terra circondato da buste di plastica piene di non so cosa…, due passi dall’ingresso di una palazzetto in una breve strada appena dietro Montecitorio…

    Ha i capelli di un bel nero corvino, mossi, folti e arruffati, il viso color ambrato, ma sicuramente italiano, il suo parlare è perfetto… Seduto a gambe incrociate, e le ginocchia scoperte che indossa qualcosa come bermuda. E’ gennaio, ma la temperatura di questo incredibile inverno, a Roma, a mezzogiorno è intorno ai 18 gradi… e forse ha ragione lui…

    Parla da solo, ripetendo sempre lo stesso ragionamento, come cercando di convincere qualcuno che è proprio lì e forse solo io non vedo. Ma è a me che si rivolge appena sto per passargli davanti.  “Ma se mi mandano l’Alter ego io non posso poi… capite?”.

    E certo che capisco. Il suo ragionare (che non posso ripetere che… mannaggia non l’ho appuntato subito e non vorrei fargli torto riportandolo male) mi sembra ineccepibile…

    Lui continua a interrogarsi e interrogarmi e… “Certo che ha ragione”, gli dico. Che davvero in quel momento sono convinta anch’io della correttezza del suo ragionare…

    E chissà, avrà ben letto di filosofia e sociologia… se ora con tante precise argomentazioni è lì a cercare di allontanare quell’altro da sé a lui così estraneo…

    Ma forse è un’intera folla che sente minacciosa intorno, e chissà da quanti ego altri sia stato assediato nella sua vita. E quanti sono lì ad assediarlo ancora… se da loro sembra volersi difendere con la dialettica del suo parlare ostinato. Ma anche con tutte quelle buste gonfie, messe intorno al suo corpo, come trincea di sacchi di sabbia… O potenza di cerchio magico…

    E “… cacciarmi fino agli orecchi il berretto a sonagli della pazzia e scendere in piazza a sputare in faccia alla gente la verità!” (magico Pirandello … che tutto già svela…)

    Mi fermo ancora qualche attimo e sembra contento del mio assecondarlo. Che percepisce sincero. E sincero davvero lo è…

    Tanto che, come a restituire atto di cortesia, mi chiede: “Ma lei ce l’ha un oggetto, di designer magari… qualcosa in cui si ritrova?”.

    Esito la frazione di un secondo, ma poi la risposta, vera anche questa: “Un gatto di ceramica, che viene dall’Iran!”. Il mio bel gatto azzurro di Isfahan, che è sempre lì a rimandarmi lo sguardo, dal ripiano del tavolino…   

    Sono sicura l’abbia visto anche lui, nel disegno del mio pensiero. “Bello, bellissimo. Lei ce l’ha un posto!” mi ha detto con aria soddisfatta, come contento per me.

    E il suo sorriso d’approvazione è stato un saluto che era quasi una benedizione…

    (il disegno in testa è del magico nipote Alessandro, che sa leggere oltre le barriere dello spazio…




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