A metà strada fra la festa del papà e quella della mamma prossima ventura, Gatto randagio ha ben pensato di andare a leggere un libro che parla di famiglia… Ma quel birbante di un gatto sembra abbia preso gusto a remar contro. E si fa attrarre da un titolo giallo su fondo blu, “Intrighi di nozze”, ma forse ancor più dal sottotitolo: famiglie, segreti e “cofecchie”. E per chi non lo sapesse, a Napoli e dintorni, la cofecchia, starebbe a indicare una sottile trasgressione, un inciucio, uno sparlare farcito di piccole falsità e malizie…
Romanzo grottesco, questo “Intrighi di nozze”, come chiarisce subito l’autrice, Antonella Lia, che è psicoterapeuta, da anni impegnata nella difesa dei bambini. Per questa volta lascia da parte il linguaggio del saggio e, per parlare di quell’inferno che può essere una famiglia, sceglie la forma del romanzo, grottesco, cinico e trash…
Che dire, Gatto randagio si è divertito un mondo a leggere… a partire dalla citazione di Milan Kundera che, in esergo, su tutto accende un fascio di luce “livida”…
“Un mondo dove la merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse. Questo ideale estetico si chiama Kitsch. Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell’esistenza umana è essenzialmente inaccettabile”.
Così noi, lettori avvertiti, riusciamo a vedere tutto il kitsch che i protagonisti del romanzo, immersi come ne sono fino al collo, non riescono a vedere. (…)
Intrighi di nozze
41 bis e dintorni. Se ne parla domani a Firenze
Appuntamento a domani…..
L’Associazione Liberarsi onlus INVITA al Convegno:
Sabato 8 aprile 2017
2017: 25 ANNI DI 41 BIS
25 ANNI DI TORTURA
Sala Centro Sociale Valdese
via Manzoni, 21 – FIRENZE
Ore 9,30 iscrizione al convegno;
Ore 9,45 presentazione della giornata: Giuliano Capecchi, associazione Liberarsi;
Grande fotografa, grande dramma, grande donna…
Ancora due settimane, se siete a Roma o se vi trovare a passarvi… per la bellissima mostra delle fotografie di Letizia Battaglia, al museo del Maxxi. Ne avrete letto, che pagine e articoli e interviste le sono stati dedicati…
Mostra straordinaria, che le foto di Letizia Battaglia racchiudono gli ultimi quarant’anni della storia della Sicilia. Tutto, nel bene e nel male, nel bello e nel brutto che della Sicilia si può raccontare. Come solo il bianco e nero può raccontare.
Ma fra le centinaia e centinaia di immagini, c’è una foto che, per me, tutto sembra riassumere. E, se è possibile immaginare un azzardo, di tutte mi è sempre sembrato il “punctum”…
Eccola qui, è la foto di Rosaria Schifani, l’allora giovanissima vedova di Vito, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone.
Legata, questa foto, per me al ricordo del tempo di quando Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro furono fatti saltare in aria sulla strada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, nei pressi dello svincolo di Capaci… Mi ritrovai lì, quasi per sbaglio ( che qualcuno in redazione ebbe l’idea di affiancarmi agli inviati per raccontare “il colore”(?!), come si diceva…), nel momento dello smarrimento e del lutto, quando in una chiesa affollata all’inverosimile, fin fuori la piazza e oltre, si svolsero i funerali… e quelle bare … ancora viene da piangere, a ricordarle lì, con quei corpi straziati, e tutta la loro vita che non c’era più, chiusi al mondo …
E poi, come dimenticare,
Poi un giorno sono impazzito…
Raccontare la malattia con autoironia… Alberto Fragomeni, autore di “Dettagli inutili”, si racconta a Cinzia Ficco, per l’unità.tv…. e si conferma straordinariamente acuto, ironico, prezioso… ascoltate questa intervista… ( e grazie all’autrice che ci permette di condividerla…)
“Ora è impegnato in un progetto come videomaker con la figlia della compagna di suo padre e i suoi problemi sono soprattutto di natura economica. Ma ha dovuto sacrificare nove anni della sua vita per curarsi.
A 23 anni c’è stata la prima crisi, un’esplosione di rabbia, tristezza e disperazione, stati di euforia e depressione profonda, che si alternavano a ripetizione. Una diagnosi precisa i medici non gliel’hanno mai fatta. Nessuno psichiatra gli ha imposto di curarsi in un centro di salute mentale. E’ stata una sua decisione, come una sua idea è stata vivere in appartamenti protetti. Ne ha cambiati sino ad ora due.
978-88-7223-267-5Con il tempo, i consigli del dottor F, la filosofia orientale di Osho, quella occidentale di Heidegger e Jaspers, i film di Malick, il sostegno di alcuni amici e della sua famiglia, Alberto Fragomeni (Bergamo, ’81), è guarito. Almeno in parte. E a quel passato di dolore guarda con ironia. Da matto non professionista, ma da bravo narratore, ha scritto un libro, che si intitola Dettagli inutili, pubblicato da Ab, un capolavoro di saggezza, con la prefazione di Massimo Cirri. Centocinquanta pagine in cui, a volte in modo comico, vedi come gira il mondo nei centri diurni, negli appartamenti per disagiati mentali, e scopri, in parte, come per Alberto, tutto è iniziato.(
Spes contra spem…
A Siena, appuntamento di fine marzo….
Proiezione di “Spes contra spem”, e non solo… ascoltate:
“Il tema trattato ed oggetto del documentario è di estrema importanza ed interesse per un capoluogo che ha nel proprio centro storico una Casa Circondariale e nel cui territorio insiste una Casa di Reclusione entrambe normalmente “ospitanti” detenuti in esecuzione di pene custodiali lunghe ovvero perpetue. Siena, San Gimignano, Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa, e zone limitrofe, sono città nelle quali i detenuti all’atto della scarcerazione, e con essi le loro famiglie, sono obbligati ed in alcuni casi scelgono di continuare a vivere, e tentare di ricostruirsi, ricorrendo all’ausilio, il più delle volte salvifico, delle istituzioni e degli organismi che si occupano di politiche sociali e di integrazione, non escluse quelle di formazione ed insegnamento e tutte le comunità ed associazioni di volontariato che ne rappresentano a pieno titolo il maggiore esempio di comunità inclusiva.
E’ innegabile l’interessamento al tema da parte di chi si occupa di istruzione e formazione,
Cayenne italiane…
Un appuntamento… con il libro di Pasquale De Feo, a Cosenza…
Dall’introduzione di De Feo… “Questo libro raccoglie testimonianze di persone che hanno trascorso anni e anni in regime di 41bis. Di cosa si tratta nello specifico capirete dai loro racconti. E’ cosa che va oltre quanto è possibile immaginare scorrendo le pur inumane restrizioni a cui detenuti in regime di 41 bis sono sottoposti… Ma tanta brutalità non nasce dal nulla. Nei miei lunghi anni di carcerazione ho letto e riletto della storia d’Italia interrogandomi sulle cause delle condizioni del nostro Sud e della gente che lo abita. E’ una storia, ho capito, che parte da molto lontano….”
Da quale miseria arriva la cicogna…
Pensando ancora a questioni di figli. Che anche questo riguarda il mondo verso il quale andiamo…
Dagli appunti del mio taccuino…“Non importa come arrivino i figli, l’importante è quanto siano stati desiderati”. Bel pensiero, che mi regalò, al termine di un’intervista, la responsabile di un centro per la fecondazione assistita. Bel pensiero, davvero, pensai e penso, per quei bambini nati in provetta che prima o poi, crescendo, avrebbero chiesto da quale latitudine fosse arrivata la loro cicogna, o sotto quale cavolo i genitori li avessero mai raccolti…
Nell’interesse del bambino, certo. Come nell’interesse del bambino ha ben valutato il giudice (la Corte d’appello di Trento) che due settimane fa ha emesso la “storica” sentenza: ha riconosciuto a due uomini l’essere genitori di due gemellini nati negli Stati Uniti con la pratica, lì ammessa, della maternità surrogata. Che su tutto vince “il diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, diritto rispetto al quale è indifferente la tecnica di procreazione”.
E saranno pure, per i due gemellini, i genitori migliori al mondo, i due uomini che li hanno voluti.
Eppure, eppure… C’è una questione a monte che si fa fatica a ignorare…
Prima della 180
“PRIMA DELLA LEGGE 180. Psichiatri, amministratori e politica (1968-1978)”
Domani, martedì 21 di marzo alle ore 15.30, a Roma nella Biblioteca del Senato della Repubblica Giovanni Spadolini verrà presentato il libro di Daniele Pulino, “Prima della legge 180. Psichiatri, amministratori e politiche (1968-1978)” edito AB Verlag Merano. A suggerire l’incontro è stato il senatore Sergio Zavoli presidente della Biblioteca e per l’archivio storico. All’incontro saranno presenti con l’autore: la sen. Emilia De Biasi, presidente della Commissione permanente (Igiene e Sanità) del Senato; l’on. Mario Marazziti presidente della commissione affari sociali della Camera e Daniele Piccione, consigliere parlamentare.
La senatrice Nerina Dirindin in questa speciale occasione ricorderà la senatrice Tina Anselmi, ministra della sanità e presidente della commissione deliberante sulla legge 180 nelle primavera 1978.
Dopo Gorizia e dopo il reportage di Sergio Zavoli nessuno poteva più dire di non sapere.
Lo scandalo dei manicomi era oggetto di inchieste rigorose delle maggiori testate giornalistiche.
Il decennio che precedette la legge di riforma sanitaria fu ricchissimo di ricerche, esperienze, dibattiti e conflitti che a volte sembrarono impedire qualsiasi possibilità di cambiamento. Ciò che accadde sembra ora oggetto della smemoratezza che domina i nostri giorni. ….
I degni e gli indegni….
Avrei voluto parlare di famiglie, bimbi, adozioni, quelle negate e quelle usurpate… ma a proposito della vicenda della bambina sottratta a genitori “troppo” anziani, lunedì scorso mi è capitato di ascoltare l’intervento di un noto, notissimo giornalista, che quasi giornalmente ci propone riflessioni da altrettanto notissimi spazi su quotidiani e tv, e a proposito di questa triste vicenda ha parole ben dure contro questa sorta di reato di anzianità “punito con la sottrazione di un minore ai genitori biologici da parte della cosiddetta Giustizia”. E fin qui, d’accordo, d’accordissimo. Peccato che il pezzetto sia chiuso da un corollario… “tutto questo in un paese che non leva i figli ai mafiosi”!
Naturalmente non voglio insegnare niente a nessuno, figurarsi se a illustre giornalista… Ma è facile, troppo facile…
Mi interrogo spesso, da quando mi sono imbrigliata in storie di ex appartenenti alla criminalità, su quanto la parola “mafia, mafioso” sia diventata una sorta di “tana libera tutti”, che ci autorizza a brutalità inaudite. A violare diritti fondamentali.
I figli, dunque. …
sulla strada di De André…
“Passerà anche questa stazione senza far male
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore”…
In verità avrei dovuto parlarvene la settimana scorsa. Perché Gatto randagio era stato invitato a partecipare al viaggio di “Buon compleanno Faber”, a Monserrato, in Sardegna, per parlare dei libri e della vicenda di Mario Trudu. Mario Trudu, sentirete da me di lui fino allo stremo, 2 condanne per sequestro di persona, del primo da sempre si dichiara innocente, del secondo si è assunto ogni responsabilità, ma ci tiene a precisare che fu reazione, per quanto furiosa e ora sa quanto sbagliata, alla prima grande ingiustizia… Mario Trudu ben serrato in carcere da 38 anni, tutta la vita e qualcosa di più… per un meccanismo, ben più feroce della ferocia di qualsiasi reato, che ti vuole sepolto vivo, e non importa un bel nulla se nel tempo qualcosa in te è davvero cambiato… Tutto si ferma se sei un “ostativo”, se non sei diventato “collaboratore di giustizia”…
Non è facile parlare di questi argomenti, non è facile pensare di affrontarli in terra sarda, pensavo, che ferite sono ancora aperte… Eppure, quale luogo migliore che la tappa di un viaggio sul filo delle canzoni di De André, che nei giorni del suo rapimento riesce a riconoscere nei suoi carcerieri una luce d’umanità.