More
    Home Blog Pagina 70

    Senza paura

    0

    denata nUna raccolta di poesie…”Senza paura”, di Denata Ndreca, la prima poetessa ermetica albanese, come la definiscono a Scutari. Vive nel nostro paese, a Firenze… d’estate si affaccia sul mare di Positano. Questa è la prefazione alla raccolta di Daniela Morandini, che sa Positano l’ha incontrata…

    “Che cosa resta?” chiedevo a Denata Ndreca, una sera al Fornillo, davanti al mare. E mi tornava in mente Christa Wolf, una delle voci più forti della DDR, prima col regime, poi col dissenso. Che cosa resta di un’utopia svelata, che diventa sospetto, stato di polizia, repressione? Non resta nulla, scriveva la Wolf nell’89 ,alla caduta del Muro.
    “ ( … ) e non c’è disperazione maggiore del non aver vissuto”.
    “Resta quello che è vero” mi rispose, invece, Ndreca, anche lei venuta dall’Est. Una voce cresciuta a Scutari, Albania, una frontiera tra Islam e Cristianesimo.  Una poetica che non dimentica quel grigio di Stato: “Grigio freddo di palazzoni / senza portoni di condominio, grigio come la spia vicina di casa/ o peggio ancora un cugino…”.
    Ma il dissenso di Ndreca continua anche dopo il crollo del regime: i suoi versi corrono oltre i muri, prima di tutto quelli della mente. E’ la prima poetessa ermetica a scrivere in lingua albanese, e le sue parole incidono la carta, come segni espressionisti.

    Peccare si può…

    0

    ricette copSapete? Capita più spesso di quanto crediate che un gatto randagio, nel suo inquieto andare, si fermi a sbirciare nelle case, a seguire, con simulata noncuranza, le cose della vita quotidiana. Capita, che si trovi a buttare l’occhio, senza volerlo per carità, sui momenti, diciamo così, più intimi delle ‘parole tra noi leggere’… Bé, non sempre c’è da starne allegri. Gatto randagio registra una certa, stanca monotonia… e non è colpa di nessuno, che la vita intorno è quella che è…
    Ma alla vigilia di san Valentino, ha pensato di dare qualche consiglio. Non è farina del suo sacco. Ma a suo tempo anche lui ha cercato di attingere idee a un delizioso trattato eno-gastronomico-sessuale, scritto nientemeno che dal creatore del detective-gourmet Pepe Carvalho, Manuel Vazquez Montalbàn: “Ricette immorali”. Un delizioso libretto che oggi risfoglia per voi.
    Vengono qui suggerite ricette, ben sessantadue, per conquiste amorose, o anche solo per ravvivare incontri diventati col tempo diciamo non più vivaci… E, converrete con me, quanti altri rituali di seduzione funzionano come quelli danzati intorno a una tavola ben imbandita?
    Ricette, dunque. Immorali

    AIWA

    0

    intera copertinaEd eccolo, il Millelire per sempre degli ex ragazzi di Casale san Nicola … un libretto, per ora formato ebook ( http://www.stradebianchelibri.com/aiwa.html ) coloratissimo dei loro disegni e dei loro sogni… I ragazzi ce li presenta Daniela Morandini… poi la bella prefazione di Alberto Gozzi (gruppo ’63 per intenderci)

    “Sono entrata nel centro di accoglienza di casale san Nicola, a Roma, nel 2015, dopo gli scontri tra polizia e Casapound. Ho lasciato fuori la penna da giornalista e ho preso quella della maestra di italiano. Non ho mai chiesto nulla di guerre, deserti, torture, naufragi… Ma mi hanno raccontato…
    Sono ragazzi del Gambia, Senegal, Mali, Eritrea, Somalia: hanno più o meno vent’anni, dicono sempre Aiwa! che, in arabo, vuol dire, andiamo avanti. Piano piano, hanno ridato forma, in italiano, alle fiabe del Mali. Alle canzoni di Mogadiscio. Alla protesta contro la dittatura di Yahya Jammeh. E i loro disegni di case, madri, baobab, si sono intrecciati alle parole. Ma,dopo Natale, mi è arrivato un sms: “ Scusa maestra, non possiamo venire, perché ci trasferiscono in un altro campo”.E così, la legge dell’accoglienza, che non guarda in faccia nessuno, li ha divisi .

    comunicare il carcere e le pene…

    0

    ristIl 23 marzo a Bologna, il PRIMO FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE SUL CARCERE E SULLE PENE

    si tratterà di carcere, misure di Comunità, messa alla prova, mediazione penale…
    in esposizione giornali, siti, libri, blog, cortometraggi, documentari in esposizione
    l’ appuntamento dunque:
    BOLOGNA, 23 marzo 2017, ore 10 – 18
    Biblioteca SalaBorsa del Comune, Piazza Nettuno, 3

    Sono ormai molti anni che in tante carceri operano importanti realtà dell’informazione, che vedono lavorare insieme persone detenute e volontari esterni. Una redazione di un giornale non può essere un’attività ricreativa per detenuti autorizzata sotto stretto controllo, l’informazione dal carcere è un bene comune, una risorsa di civiltà utile soprattutto al territorio, che può così conoscere meglio qualcosa che gli appartiene. Un carcere dove volontari e detenuti fanno informazione ha molte più probabilità di diventare un carcere trasparente.
    La redazione di un giornale o di una attività di informazione in carcere, proiettata verso la società dove si devono inserire-reinserire le persone detenute, è importante e preziosa quanto qualsiasi altro giornale del territorio, e per questo invitiamo gli Ordini dei giornalisti e la Federazione della Stampa a tutelare queste realtà così fragili, ma anche così importanti. …

    Impazzire si può… in viaggio con Mario Arpaia

    0

    cavallo 3Entrare in quello straordinario laboratorio di idee e impegno che è il San Giovanni di Trieste ( l’ex manicomio da cui partì la rivoluzione di Basaglia) è possibile farlo in mille modi.. Perché serva a portarne fuori, per chi ancora non sa, un racconto che inviti ad avvicinarvisi, a cercare di capire qualcosa di più, sono sempre necessari sensibilità, passione, capacità d’incanto… Ed è quello che proprio sembra avere mosso il cammino di Mario Arpaia, che fra i padiglioni e il parco del san Giovanni si è aggirato armato della sua macchina fotografica…
    Il racconto che ne restituisce, ci accompagna per mano lungo viali e corridoi che tanta storia e tante storie hanno accolto, e ancora continuano ad accogliere. Perché il cammino sulla strada aperta da Basaglia è cammino senza soste, e mai come oggi ha bisogno di essere difeso perché, come denuncia Peppe dell’Acqua: “il rischio della prepotente occupazione del terreno da parte delle psichiatrie del cervello, dei farmaci, delle pericolosità, delle contenzioni è, quanto mai prima d’ora, una presenza inquietante…”
    Un racconto fra passato e presente. Con immagini che si schiudono sulle foto del bianco e nero del volto dolce, appassionato e a tratti quasi un po’ stupito di Franco Basaglia, che da quei ritratti ancora ci parla ed esorta.
    Bianco e nero è anche il colore dei laboratori dove nacque Marco Cavallo,

    Uccidersi a trent’anni

    0

    Leggendo la lettera di Michele, il trentenne di Udine che giorni fa si è tolto la vita… pur contraddicendomi, pensando che davanti a una cosa così tragica come il suicidio bisognerebbe anche saper tacere… . Ma se i suoi genitori, hanno deciso di renderla pubblica, leggerla e rileggerla e parlarne è anche accompagnarli nel solco del loro dolore che denuncia: “nostro figlio ucciso dal precariato… il suo grido è simile ad altri che migliaia di giovani probabilmente pensano ogni giorno di fronte a una realtà che distrugge i sogni”.
    Non sapendo nulla di Michele, se non le parole della madre: “Michele? Era bello. Siamo affranti… stanchi. Abbiamo solo voluto rendere onore a nostro figlio, che ha compiuto una scelta crudissima”.
    La lettera, dunque… Oggi che così poche ne scriviamo, chi si prende la briga di andare oltre il balbettio di sms, tweet, che tanto hanno reso balbettante anche il pensiero, sempre ha da offrirci parole di verità. Che forse non siamo più in grado di reggere. Perché non possiamo nasconderci che parole di verità chiedono risposte di verità. Quella di Michele è una lettera che meriterebbe riflessioni lunghe come un trattato. Ma una o due delle sue verità voglio riprenderle:

    Un invito, a passi di flamenco…

    0

    alexisAlexis Lefèvre, violino, e Michele Iaccarino, chitarra, in concerto l’11 febbraio al Mamocenter di Roma. Musiche dall’ ultimo album:“ Déjà vu”.
    Sulle loro note, i passi di flamenco di Felipe Mato. Sentite che ne dice Daniela Morandini…

    “ Déjà vu “: ma, già visto dove?
    Dove si erano già visti, Alexis Lefèvre e Michele Iaccarino?
    Quante volte quel violino e quella chitarra si erano sfiorati prima di incontrarsi?
    Lefèvre e Iaccarino, due musicisti cresciuti al Sud, a poca distanza l’uno dall’altro, partiti molto giovani per strade diverse, e che, un giorno, si sono trovati a Siviglia. Due stranieri che avevano squarciato un varco nel flamenco.
    Alexis Lefèvre nasce a Positano, sulla costiera amalfitana. Impara a conoscere il violino fin da piccolo. A diciotto anni,se ne va: Sudamerica, Europa, poi Siviglia. Le sue incursioni nel flamenco iniziano alla Carboneria, dove poeti, artisti e personaggi della notte avevano trovato rifugio nell’ultimo periodo franchista.
    Tra quei tavoli di legno si sarebbero visti anche Pete Seeger e Frank Zappa. In poco tempo, Lefèvre è al fianco di Vicente Amigo, di Juan Carlos Romero, di Tomatito.

    Alice…

    0

    gabripazzaQuando andai alla presentazione di uno dei suoi libri, ne rimasi piuttosto spiazzata. Gabriella La Rovere, che con “L’orologio di Benedetta” riusciva a sballottarti su e giù in quell’altalena che è la sua vita di madre di una ragazza autistica, quella sera riuscì a trasformare la sua emozione, il suo dolore, anche, in gesti che ti inchiodavano lo sguardo e l’anima. “Potresti fare l’attrice”, le dissi, le dicemmo anzi in molti, alla fine… “Forse sei un’attrice”. Ed eccola, ora, che la ritrovo a calpestare il palcoscenico di un teatro. Per un monologo, di cui è anche autrice, con il quale ci fa entrare nella mente di una “matta”. Quale pane per i denti di gatto randagio! Potete immaginare…
    “Alice”, il titolo, non è il nome della protagonista, ma il richiamo dell’eco di un mondo meraviglioso popolato di conigli senza tempo e trecce e cappellai che quella “matta” vorrebbe avere intorno a sé…
    Ma la scena è ben altra, e si apre sul buio di uno scambio di battute di voci maschili tratto, quello sì, proprio da un brano di “Alice nel paese delle meraviglie”, scomposto in un dialogo a tre. Voci che sembrano venire dal tetto. Con l’intento, spiega Gabriella, anche di sviare. “Queste voci sono un delirio della protagonista? Ci sono veramente delle persone sul tetto? Quello che racconta succede realmente? Ma, soprattutto, se dovesse mai capitare a me di avere un Tso, farò la sua stessa fine, verrò inserita in una lista di sorvegliati speciali ai quale non si perdona niente…?”

    Il vento e il mare

    0

    Il mare nel vento-1

     

     

     

     

    Un appuntamento, il 4 febbraio, per chi è di Pistoia e dintorni… con la poesia di Grazia Frisina, e la sua lettura della vita dei poeti… voci… che si rincorrono…

    Il cecchino innamorato…

    0

    sniper-smile-CVOPLa storia di un cecchino innamorato… mi fu raccontata da Ennio Remondino, inviato a Sarajevo, quasi un quarto di secolo fa… scrissi questo racconto, nato dalle suggestioni che lui mi diede……
    “Faceva dannatamente freddo nella stanza quella mattina. Eppure non era ancora autunno. O forse era già quasi inverno e Jovan aveva perso il conto del tempo. Nulla di grave, ne aveva perse molte di cose negli ultimi mesi. A cominciare dall’ombrello a larghi fiori comprato nella primavera dei suoi trentadue anni nel mercato di non ricordava più quale paese.
    Nei diciotto o venti o trenta mesi trascorsi da allora doveva aver lasciato da qualche parte anche il suo accendino a petrolio (impagabile ricordo dello zio paterno), la raccolta di poesie di Janic (autore assolutamente sconosciuto, ma per lui sublime, come sublimi erano rimasti nella memoria gli anni passati dietro lo stesso banco di scuola), il 33 giri dell’Orpheus di Stravinskj, rara incisione di metà secolo. E aveva perso anche lo steccato di un giardino, la finestra sul fiume della sua casa, il viso piantato di rughe della madre, forse anche il padre e tante altre cose di cui non ricordava il nome. Come se quei mesi avessero distrutto, insieme a strade, ponti e case, anche brani della sua vita… (…)