Leggendo di un’inchiesta a proposito dell’aumento, nel nostro paese, del numero di persone che posseggono armi, che fra un po’ quasi l’America ci farà sorridere… Sbirciando i dati dell’ultima relazione annuale del governo sull’export militare italiano, che ci dicono quanto sono aumentati gli armamenti che forniamo a gente in guerra, anche in violazione, grazie a escamotage di cui sembra siamo maestri, di leggi e principi dichiarati… E la perdita della commessa per fornitura della Beretta all’esercito Usa certo non cambia il quadro.
E cosa vi aspettate adesso? Una filippica accorata e sciorinar di numeri dolenti?
“Qualche volta sii un po’ meno buonista!”. E’ stato il consiglio di un amico, che Gatto randagio questa volta ha accolto (passando sopra, per un attimo, al turbamento per la torsione di quell’aggettivo fino a ieri ‘buono’, appunto, come il pane, oggi deformato fino a suggerire qualcosa addirittura di spregevole… ma ne parleremo).
Non mi è costato molto. Un gatto randagio, lo sapete, tanto buono non lo è mai… Così si è messo l’elmetto in testa ed è andato a sfogliare un libro che da un po’ lo guardava dal ripiano della scrivania. Un libro grondante di sangue fin dall’immagine di copertina. Titolo: Snipers (editore NPE). L’autore Roberto Ferraresi, che sulla cattiveria sembra interrogarsi da un po’, ha scritto fra l’altro un’ “Etica dell’omicidio e altre storie di ordinaria amministrazione”.
Dove ci porta Snipers?
Snipers
Sogni infranti…
Accidenti…, vi avevo lasciato con la speranza fiduciosa che i desideri messi nella pancia di Marco Cavallo si avverassero, ma dopo appena qualche giorno già qualcuno quella speranza sembra vederla morta… Così, spero di non infastidire, ma sono ancora qui a parlarvi dei ragazzi della scuola del Centro per richiedenti asilo di san Nicola.
Lunedì scorso sono stati trasferiti. Una trentina di loro, così, all’improvviso. Sparpagliati fra Tiburtina, Aurelia, Tivoli. Via Staderini… ricordate lo scandalo di qualche tempo fa? In posti affollati, dove già sono in trecento, quattrocento… dove non c’è wi-fi… e come telefonare a casa… Non più bigliettini di desideri, ma messaggi per dire che non stanno bene, che non capiscono il perché di questo trasferimento. Qualcuno, spedito a Tivoli, rassicura che lì non si starebbe poi male… Ma l’aula della scuola di san Nicola oggi è vuota. Rimangono questi disegni, che sono il compito che la maestra aveva lasciato per le vacanze: disegnare la casa. Quella che hanno dovuto abbandonare, quella dei sogni che hanno lasciato alle spalle per immaginarne una nuova, più avanti …
E viene quasi da piangere se conosci il volto e la storia del ragazzo del Mali, che sperava in un lavoro, per affittare una casa, per metterci dentro una donna da amare… e che con tratto bellissimo fa rivivere il suo villaggio, le case, la gente, gli animali, e quei rami che si inerpicano verso il cielo carichi di frutti d’oro… così pieni del colore del sole da riscaldare l’intero bianco e nero del disegno…
Imbrattarsi di libertà
Il più bravo pittore del paese… la sua smania d’arte, amore e libertà… arriva con la poesia di Francesca Cannavò… un respiro di passione… che, questo è l’augurio che faccio ringraziando per questi versi, ci accompagni tutto l’anno..
“Inutile il chiodo
Era il più bravo pittore del suo paese
sapeva dipingere con maestria
il profumo di ogni petalo di rosa,
l’olezzo del tiglio nel vento caldo di giugno.
Le sue tele raccoglievano il canto allegro
di catenelle d’acqua alla fontana,
sullo sfondo, il rigurgito schiumoso del mare
placava l’arsura agli assetati. (…)
Tante cose belle….
Le cose belle… Questo inizio dell’anno nuovo, l’eco di un augurio delle nostre parti, di noi nati a sud del Garigliano, per intenderci… “Tante belle cose…”, si dice congedandosi. Che è augurio, accorato, di chi sa che tutte quelle cattive non ti saranno risparmiate. Ma che almeno, sul tuo cammino, possano le cose belle essere tante…
Tante e belle come i desideri che, al tempo di Basaglia, gli ospiti dell’allora manicomio di Trieste scrissero su bigliettini da imbucare nella pancia di Marco Cavallo, il grande cavallo azzurro di cartapesta nato nel laboratorio messo in piedi da un gruppo di artisti. I desideri dei ‘folli’… a ben leggerli, riassumono la sostanza dei desideri di chiunque voglia riprendersi la vita, in qualunque parte del tempo e del mondo l’abbia dovuta lasciare.
Così, rovistando nella pancia di Marco Cavallo, ancora si trovano la sciarpa rossa, da mangiare buono, un fiore…
Capanne vuote….
Avrei voluto raccontarvi una favola di Natale… ma Gatto Randagio non ha fatto altro che girare intorno a capanne e mangiatoie vuote, e vuota, la mangiatoia, l’ha trovata anche questa mattina… che la realtà è ancora la stessa, quella così crudamente rappresentata nel presepe allestito lo scorso anno (ricordate?) nel carcere di Catanzaro… Dove non c’è natività, nessun bambinello sulla paglia, ma più in là, accanto al mare, dove si allunga l’ombra funerea di grattacieli, in uno scenario stranito, c’è il corpo riverso del piccolo Aylan, che tutti i bambini della Siria, anzi tutti i bambini vittime della violenza adulta, ha rappresentato e ancora rappresenta. Perché la realtà è ancora questa. Abbiamo annegato il bambinello, scriveva allora Claudio Conte, che quel presepe aveva creato. Lo abbiamo annegato e poi massacrato, in scenari degni della strage di Erode…
E oggi non se ne è trovato un altro da mettere nel presepe…
Perché in troppi affannati, i bambini, a fuggire per scampare a bombe, assedi, e violenze d’ogni genere… perché in troppi sono morti, dopo aver visto e subito l’insostenibile. Sono volati via, vuole credere il gatto randagio, perché hanno un messaggio urgente da portare a chi li possa ascoltare.
“Dirò cosa mi hanno fatto a Dio. Dirò tutto…”. Ricordate?
Genocidi….
Pensando ad Aleppo… e all’occidente che non c’è… chiedendosi perché le cronache intorno all’agonia, alla caduta e morte di una città dove oggi, qualcuno ha scritto, muore la civiltà, non ha portato in piazza persone, come per altre genti s’è pure fatto. Cos’è che ci muove, quando davanti al dolore degli altri… cos’è che non ci ha mosso… come se la gente di Aleppo fosse un po’ troppo più “altra”…
Come imbrigliati anche noi da geopolitiche, diplomazie e logiche di guerra, ibernati ad aspettare a distanza di sapere chi vince chi. Ma non sarà la sconfitta delle forze che abbiano deciso incarnare in questo momento “il male assoluto” a metterci l’animo in pace. Che ancora una volta, forse, non abbiamo scelto di scendere in campo in difesa dell’uomo…
E se volete davvero capire cosa significa essere in trappola, cos’è successo alla gente assediata d’Aleppo, appena possibile andate a vedere “Houses without Doors – Aleppo vista dal balcone di casa”, del giovane regista d’origine armena Avo Kaprealian, che nel novembre di quest’anno è stato premiato come miglior documentario internazionale al Torino film festival.
“Houses without Doors” è stato proiettato questa settimana, lunedì, a Roma, all’Apollo11. Un film, recitava l’invito, “importante e bello”.
Il film è bellissimo, se si può usare questo aggettivo quando si affondano le mani in tanto dolore…
Non vi aspettate trama, che il racconto
Una dolcissima sorpresa…
Guardate questo lupetto… è un dono che ha ricevuto Daniela Domenici, da un suo studente nel carcere di Sollicciano, dove insegna… una sorpresa dolcissima, che Daniela racconta così…
“E’ iniziata la mia quarta settimana d’insegnamento nel carcere di Sollicciano e oggi emozione imprevista: un mio allievo di origine egiziana ma da anni residente in Italia prima di iniziare la lezione d’inglese mi ha fatto una sorpresa commovente: mi ha regalato il lupo che vedete nella foto che ha creato dal sapone, sì, un pezzo di sapone di Marsiglia che viene dato loro per lavare la biancheria ma che quasi nessuno usa preferendo un po’ di detersivo (me l’ha raccontato lui).
Dopo averlo scolpito con attrezzi artigianali da lui creati lo ha dipinto con le tempere, lo ha lasciato asciugare e me l’ha voluto regalare. Il mio sorriso e le mie parole spontanee sono state, per lui, una vera gioia, gli ho trasmesso quanto mi abbia fatto emozionare e l’altro allievo (oggi erano solo due perché c’erano i colloqui) ha aggiunto “prof, lei se lo merita perché con noi lei è così…” e non gli veniva un aggettivo appropriato per farmi capire quanto apprezzino il mio modo di rivolgermi a loro non solo quando insegno gocce d’inglese.
Gli ho promesso che gli regalerò “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands perché il lupo che ha creato per me mi ha subito fatto venire in mente lo splendido protagonista di quel celebre libro.”
Daniela Domenici
Tutte le sue cronache, potete leggerle in Danielaedintorni,com…
Sul ponte….
Oggi voglio parlarvi di Mino, un ragazzino che vive con la nonna e passa molto del suo tempo sopra un ponte, lo attraversa camminando sul parapetto come un funambolo, e a guidarlo sono la voce della luna e delle stelle, quando più forti della sua rabbia. Mino, che salta fuori dalle pagine di un libro… Ma non pensate voglia trasformare questo spazio in una rubrica più o meno letteraria (ma poi, riflettendoci, perché no?)… è che la felice scrittura di Emanuela Nava, fa questo ragazzino tanto vivo e tanto denso, profondo e lieve al tempo stesso, che non posso che proporvi di attraversare insieme a lui quel ponte, giusto in questi giorni che ci avviamo tutti verso l’anno che verrà.
“E non hai visto ancora niente”, il titolo del libro ( editrice Tralerighe). Un racconto pieno della folla di persone e animali e cose delle fiabe, che delle fiabe ha la musica e i colori e il vento, e mille piani di lettura. Questi sono solo pochi, primi appunti, presi leggendo…
A Mino, una notte buia, “troppo buia anche nella mia testa perché potessi ricordare quello che tutti volevano ricordassi”, è accaduto qualcosa di molto grave. Non ha più i genitori, e intorno a lui arrivano spesso medici, “figure ombrose” che insieme a quei vicini che correvano alle sue grida “cercavano di fare luce dentro di me, e invece portavano solo l’oscurità che era dentro di loro”.
Ma più delle troppe parole aiutano gli sguardi, gli abbracci forti e il canto sommesso della nonna….
Non vi sarà sfuggita. La condanna morte di Dylann Storm Roof, il giovane bianco che nel giugno del 2015 compì una strage in una chiesa metodista di Charleston. Morirono nove persone, afroamericani. Roof oggi ha ventidue anni. Il suo crimine: l’odio. Il suo sogno: la supremazia bianca. Altri dettagli potete andare a leggerli, come il fatto che l’attacco era stato progettato da tempo, che sembra mai abbia dato segni di rimorso… e tutte le cose che, leggo, hanno fatto dire al familiare di una vittima: “la sentenza manda un messaggio forte, che i crimini d’odio non possono essere tollerati”. Una sentenza anticipata a suo tempo dalla dichiarazione della presidente del Nord Carolina: l’omicida deve morire.