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    fili d’erba d’adottare…..

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    untitledAncora un bel progetto di Cascina Macondo…. l’inivto è a partecipare…. adottando fili d’erba…

    Un filo d’erba è solo un filo d’erba. Sottile, fragile, delicato.
    1.999 fili d’erba diventano trama e ordito, e s’intrecciano in tessuto .

    ADOTTA UN FILO D’ERBA
    per il progetto
    OMNIA FABULA ET ARTI
    INTRAMUROS / EXTRAMUROS

    Ancora una volta chiediamo l’appoggio dei nostri amici
    per il nuovo progetto rivolto a un gruppo di 20 detenuti del carcere Rodolfo Morandi di Saluzzo.
    Un progetto che in origine era molto più ampio e articolato, ma non avendo ricevuto sostegno dalle Fondazioni e dagli Enti Istituzionali, prevede ora, ridimensionato, la realizzazione di:

    – laborato rio sulle favole
    – laboratorio di dizione della lingua italiana (caldeggiato dai detenuti)
    – approfondimento della lettura ad alta voce
    – good morning poesia
    – realizzazione di un’ANTOLOGIA che raccoglierà le favole scritte dai detenuti, dai bambini delle scuole elementari, dagli adolescenti delle scuole medie, dagli studenti delle scuole superiori, dai ragazzi disabili con cui lavoriamo da anni, e da alcuni scrittori amici di Macondo.

    diversamente….

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    bompUna nota molto personale, pensando al 3 dicembre, giornata internazionale delle persone con disabilità. Che randagiando randagiando, è capitato di occuparmene, di disabilità, nello spazio di una rubrica della radio… una piccola rubrica che, devo dirvi, mi ha fatto affacciare su un mondo vastissimo, e complesso, e che difficilmente avrei immaginato, impossibile da dimenticare… ora per me tutto raccolto in alcune scatole di cartone e tre cassetti dell’armadio-archivio, che a tratti, con piccoli tuffi al cuore, mi capita di riaprire…
    E così ho fatto ieri, cercando, fra le tante, una storia da raccontarvi per ‘celebrare’ in qualche modo questa giornata. Scelta difficile, impossibile, che ognuna delle storie incontrate meriterebbe fiumi di parole…
    Ma una persona, la voglio ricordare. Che ancora mi risuona nelle orecchie il tono caldo e sorridente della sua voce. Franco Bomprezzi, eccezionale collega, scrittore e poi blogger, che adesso non c’è più. Costretto per una malattia fin da piccolo su sedia a rotelle, per tutta la vita ha lottato contro i pregiudizi. Ne avrete letto in molti, fra le tante cose che ha fatto, nelle pagine dei suoi interventi sul Corriere…
    Capace, anche, di grande ironia… “Ho anch’io il vizio di vivere”…

    Caine….

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    mario-fontana__desetraDisperazione, di Fontana… che meglio non può illustrare questa storia che… avrei esitato a raccontare, che è difficile quando della persona si tocca l’intimo più intimo… ma dopo aver sentito delle parole del Papa in chiusura dell’anno della misericordia, quelle che spalancano al perdono dell’aborto…
    Lei, chiamiamola Maria, l’avevo incontrata un’infinità d’anni fa, quando si aprivano i primi consultori e molto si discuteva di interruzione volontaria di gravidanza. E cercavo, alle prime armi, di raccontare… Mi aspettavo, come da altre, che pure molto mi avevano fatto capire, parole di diritti e rivendicazioni e “sono mia” eccetera eccetera… Ma Maria, che quando aveva dovuto interrompere la sua gravidanza ancora non c’era la legge che disciplinava l’aborto, mi parlò di smarrimento e di dolore… di dolore e di stupore, per qualcosa che a raccontarlo non trovava le parole… Quanti anni aveva? Ventitré? Forse “già” ventiquattro… pensai allora, che quando hai vent’anni anche un pugno di stagioni in più sembrano fare una gran differenza…
    Non gliel’avevo chiesto, ma

    Liberi dall’ergastolo…

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    fine-pena-maiancora, un suggerimento… dal salotto di Daniela Domenici… che accolgo e vi invito a leggere…. ci parla del bel libro di Nicola Valentino “Liberi dall’ergastolo”, edito da Sensibili alle foglie…
    “Questo libro racconta, in modo assolutamente suggestivo e commovente, l’esperienza che alcune persone, sempre di più dal 2011 a oggi, hanno fatto e continuano a fare andando al cimitero degli ergastolani nei pressi dell’antico carcere, dismesso nel 1965, nell’isola di Santo Stefano vicino a quella di Ventotene, le due isole ponziane, per portare un fiore e ridare un nome alle tombe delle persone morte all’ergastolo e dimenticate.

    Queste persone che vengono da ogni parte d’Italia con le motivazioni più varie, con vissuti diversi, chi ha sperimentato la detenzione e chi invece è un/una artista o un/a volontario/a o un/a direttore/rice di carcere o studenti di diritto penitenziario con il loro docente; è stato un passaparola, un sasso gettato nello stagno dell’abbandono e del silenzio di questo “luogo simbolico che consente di vedere ciò che l’ergastolo, ancora oggi, sentenzia: la condanna di una persona a morire in carcere” che coinvolge ogni anno sempre più persone e che avviene “nel mese di giugno in relazione con la giornata mondiale dell’ONU contro la tortura nel mondo”.

    Innesti…

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    uinnesti“Prima che la notte sperperi inganni / d’ombre sulla mia sponda / mentre da ponente scroscia un tramonto / gonfio di bave rossigne / farò che un salmastro di malinconia segreti qui / Fra i concitati quattro angoli del foglio”

    E’ la prima poesia della raccolta di Grazia Frisina, “Innesti”, che oggi vi regalo… che Grazia qualche notte fa l’ho sognata, pensandola Terra in un mare d’acqua. E non si può che su quella Terra stare… Chissà da dove nascono le immagini dei sogni…  Forse questa anche le sue parole hanno portato, che tengo il libro sul comodino accanto a letto e a tratti la sera sfoglio… Le sue poesie, sono  tutto uno scavare nell’anima e nel suo tempo… nella materia della terra  “aspra e sconnessa. o distesa e pacificata”, nella quale Grazia mi ha detto, poi, sì, di riconoscersi.  Terra che è isola, esposta ai venti…  Soffia molto vento su queste poesie, che non c’è riparo sull’isola… dove a volte la via si smarrisce, ma dove pure. sempre, si ritrova la vita. Tanta… tutta… goccia a goccia. Ascoltare questo sospiro…. “a fare autunno / un tonfo di petali?/ sì, basterebbe”

    Dettagli inutili…

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    dettagli-inutiliOggi vi voglio parlare di Alberto… Alberto Fragomeni, che poi “un giorno sono impazzito” …e da dieci anni attraversa il mondo della cura psichiatrica. Dieci anni tutti ora riassunti nei “dettagli inutili” che ha raccolto in un libro.
    “Frustrazione, dolore, non so… Ero al limite…” racconta. “E così ho scritto. Quando scrivo divento una bestia… scrivo cose estreme…”. E davvero ho fatto fatica a crederci, che potesse scrivendo diventare ‘bestia’, incrociando dal riquadro del booktrailer del suo libro il suo sguardo dolcissimo.
    Così, per capire, due giorni fa, in una mattina l’ho letto. “Inutili dettagli” (collana 180, archivio critico della salute mentale, edizioni alfa beta Verlag).
    E sì, aveva proprio ragione Basaglia, a sostenere che dopo tanto parlare, tanto scrivere, tanto teorizzare, da parte degli psichiatri, è ora che a parlare siano loro, i “matti”…
    Perché, a confronto, nessun trattato restituisce come le loro parole la carne viva del loro vivere… nessuno sguardo esterno può aprire squarci come quelli che solo la parola di chi attraversa la vita a braccetto del disturbo mentale può svelarci. Togliendoci da sotto i piedi la terra del nostro tranquillo camminare sul sentiero dei luoghi comuni.
    “Inutili dettagli”, dunque. Appena t’inoltri nelle prime pagine, è subito un precipitare in una scrittura che procede dimenticando che dopo i punti, all’inizio della nuova frase, ci hanno insegnato a usare la lettera maiuscola. Al primo capoverso pensi sia un errore di stampa, un refuso… Al secondo ti inquieti un po’, al terzo pensi a una provocazione… Ma poi

    condanne…

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    15000725_573733886151376_3246351167033269553_oUn po’ di pazienza, ma anche oggi sono qui a parlarvi di carcerazioni. Perché sono tante le vite che si vorrebbe lasciar morire nel nulla, ma c’è chi da quel nulla si ostina a inviare richiami, che sono sussurri, che sono urla…
    E come un urlo arriva dal carcere di Opera la terribile storia di Francesco. Mi arriva con la lettera del suo compagno di cella, Alfredo Sole, che qualcosa chiede si faccia per questo suo compagno, malato “anzi direi a pezzi, letteralmente”. Perché Francesco è affetto dal morbo di Burge. Patologia terribile, incurabile. Le arterie si atrofizzano, si seccano fino a morire. E piano piano si perdono parti del corpo, che la malattia porta alla necrosi. Prima le estremità, poi gli arti, su su fino ad attaccare gli organi interni e morirne. A Francesco è già stato amputato un pezzo di piede. Nulla da fare per lui se non cercare di rallentare il percorso di una malattia senza scampo.
    Francesco è stato arrestato quando aveva poco più di diciotto anni, nel 1991. In carcere ne ha già passati ventisei, di anni. Ha fatto richiesta di arresti ospedalieri o domiciliari, per provare una cura sperimentale. Per illudersi di potersi curare… Ma la richiesta è stata respinta dal magistrato di sorveglianza, ed è stato respinto anche il ricorso che contro questa decisione Francesco ha fatto al Tribunale di sorveglianza . La motivazione, “come da prassi”: persona “pericolosa e evidente pericolo di fuga”.
    Già, perché Francesco

    Giubilando….

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    fine-pena-maiDomenica 6 novembre. Giubileo dei carcerati. E Gatto Randagio, per un giorno sospende il suo vagare irrequieto e solitario, per andare buono buono a mettersi in fila, in coda al corteo della marcia dei Radicali. Sì, questa intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco, la marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà. Tre parole che piacciono tanto a Gatto Randagio, perché da quando ha ficcato il naso dentro le mura di un carcere proprio non riesce a dimenticare gli sguardi che lì dentro ha incontrato, e di tanta afflizione ancora non ha trovato il senso…
    O meglio, un’idea se l’è pur fatta ( il randagio)… sempre più convinto che il carcere riguardi i consumatori finali di una giustizia che è giustizia di classe, e per prima cosa s‘è chiesto da che parte sta (nel senso di classe, appunto). Ma anche a sentirsi sicuri di appartenere a quell’altra classe, quella che le leggi le fa, tranquillamente disponendo e pensando che “mai ci riguarderanno”, non basta una scrollata di spalle, quando si sa a cosa davvero condanniamo le persone quando le imprigioniamo nella “casa del nulla”. Che nel lessico dei prigionieri (si apprende da un illuminante libretto scritto da Salvatore Ricciardi “Vademecum di resistenza”) è il nome più utilizzato per indicare il carcere.
    Marciando marciando, dunque,

    Colpita al cuore…

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    cayenneDal Salotto Culturale di Daniela Domenici, …. volentieri riprendo una sua recensione del libro di Pasquale De Feo…. Cayenne italiane.
    “Una decina di giorni fa ho scritto queste parole

    Il carcere e la sottoscritta, di Daniela Domenici

    la settimana scorsa ho rivisto, dopo alcuni anni, Giuliano Capecchi, fondatore della Pantagruel, che avevo conosciuto ai tempi del mio volontariato in carcere in Sicilia e che mi ha dato una copia di questo libro nel quale lui ha scritto una seconda postfazione dopo quella di Francesca De Carolis. Come vi avevo anticipato nell’altro mio post Pasquale De Feo che è detenuto da ben 33 anni (attualmente è in un carcere sardo), col quale ho mantenuto per qualche tempo una corrispondenza cartacea (che ricomincerò con questa recensione che gli manderò) e che ho anche conosciuto de visu nel carcere di Catanzaro ha chiesto a Giuliano se potesse farmi recapitare questo libro da lui curato perché lo leggessi e gli dessi la risonanza che merita con una mia recensione.

    E finalmente il suo libro mi ha raggiunto e mi ha colpito al cuore, (…)

    Pasolini

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    pasolPer ricordare Pasolini… oggi che ancora nel ricordo muore… la poesia che scrisse per lui Eduardo de Filippo.. Pier Paolo..

    Non li toccate
    quei diciotto sassi
    che fanno aiuola
    con a capo issata
    la «spalliera» di Cristo.
    I fiori,
    sì,
    quando saranno secchi,
    quelli toglieteli,
    ma la «spalliera»,
    povera e sovrana,
    e quei diciotto irregolari sassi,
    messi a difesa
    di una voce altissima,
    non li togliete più