More
    Home Blog Pagina 72

    Giubilando….

    0

    fine-pena-maiDomenica 6 novembre. Giubileo dei carcerati. E Gatto Randagio, per un giorno sospende il suo vagare irrequieto e solitario, per andare buono buono a mettersi in fila, in coda al corteo della marcia dei Radicali. Sì, questa intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco, la marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà. Tre parole che piacciono tanto a Gatto Randagio, perché da quando ha ficcato il naso dentro le mura di un carcere proprio non riesce a dimenticare gli sguardi che lì dentro ha incontrato, e di tanta afflizione ancora non ha trovato il senso…
    O meglio, un’idea se l’è pur fatta ( il randagio)… sempre più convinto che il carcere riguardi i consumatori finali di una giustizia che è giustizia di classe, e per prima cosa s‘è chiesto da che parte sta (nel senso di classe, appunto). Ma anche a sentirsi sicuri di appartenere a quell’altra classe, quella che le leggi le fa, tranquillamente disponendo e pensando che “mai ci riguarderanno”, non basta una scrollata di spalle, quando si sa a cosa davvero condanniamo le persone quando le imprigioniamo nella “casa del nulla”. Che nel lessico dei prigionieri (si apprende da un illuminante libretto scritto da Salvatore Ricciardi “Vademecum di resistenza”) è il nome più utilizzato per indicare il carcere.
    Marciando marciando, dunque,

    Colpita al cuore…

    0

    cayenneDal Salotto Culturale di Daniela Domenici, …. volentieri riprendo una sua recensione del libro di Pasquale De Feo…. Cayenne italiane.
    “Una decina di giorni fa ho scritto queste parole

    Il carcere e la sottoscritta, di Daniela Domenici

    la settimana scorsa ho rivisto, dopo alcuni anni, Giuliano Capecchi, fondatore della Pantagruel, che avevo conosciuto ai tempi del mio volontariato in carcere in Sicilia e che mi ha dato una copia di questo libro nel quale lui ha scritto una seconda postfazione dopo quella di Francesca De Carolis. Come vi avevo anticipato nell’altro mio post Pasquale De Feo che è detenuto da ben 33 anni (attualmente è in un carcere sardo), col quale ho mantenuto per qualche tempo una corrispondenza cartacea (che ricomincerò con questa recensione che gli manderò) e che ho anche conosciuto de visu nel carcere di Catanzaro ha chiesto a Giuliano se potesse farmi recapitare questo libro da lui curato perché lo leggessi e gli dessi la risonanza che merita con una mia recensione.

    E finalmente il suo libro mi ha raggiunto e mi ha colpito al cuore, (…)

    Pasolini

    0

    pasolPer ricordare Pasolini… oggi che ancora nel ricordo muore… la poesia che scrisse per lui Eduardo de Filippo.. Pier Paolo..

    Non li toccate
    quei diciotto sassi
    che fanno aiuola
    con a capo issata
    la «spalliera» di Cristo.
    I fiori,
    sì,
    quando saranno secchi,
    quelli toglieteli,
    ma la «spalliera»,
    povera e sovrana,
    e quei diciotto irregolari sassi,
    messi a difesa
    di una voce altissima,
    non li togliete più 

    Ritorni….

    0

    fantasmi-a-roma_cinema-6522Questa è una nota molto, molto personale. Sarà perché si avvicina il due novembre… sarà perché quando il cielo si tinge a volte di grigio, anche se c’è sole, un gatto randagio sa che dalla vita bisogna saper distillare l’invisibile, che forse questa è la via… oggi il pensiero si affolla di presenze altre…
    Fantasmi. Ognuno i suoi se li porta dentro, e se li porta dietro, che quando credi di averli seminati, sono loro che ti inseguono e raggiungono. Ma non bisogna averne timore. Basta imparare a riconoscerli. A me l’aveva insegnato la mia zia Carlotta, zia madrina, che con loro aveva una certa rispettosa confidenza, e tante storie me ne ha raccontate.
    Così non c’è voluto molto a riconoscerlo, il mio amico Turi, che un po’ d’anni fa se ne è andato. Devo ammettere, all’inizio ho esitato. Tutti noi, anche i più avvezzi a parlare con il mondo di là, dinanzi a queste faccende sempre facciamo un po’ di resistenza… ma c’era un’aria troppo familiare, che mi avvitava lo stomaco, in quell’uomo che per un po’ è venuto a sedersi su una delle panchine appoggiate al bordo della bassa siepe dove la strada si allarga sulla piazza. L’avevo notato da qualche settimana, occupava sempre la panchina di centro. Non mi era stato possibile vederne subito il viso, che aveva sempre tuffato nelle pagine di un giornale, o di un libro. Ma non potevo non riconoscere la sua lunga barba rigata di grigio, e

    Senza un nome…

    0

    volto-di-vecchio-520x330Pensiero d’autunno, affidato ai versi di un poeta. Rainer Maria Rilke. Da un libricino con la copertina dal colore dell’autunno, schizzato dell’arancio caldo dei frutti del loto, dunque, Giorno d’autunno:
    “Signore: è tempo. Grande era l’arsura. /Deponi l’ombra sulle meridiane, / libera il vento sopra la pianura. /// Fa che sia colmo ancora il frutto estremo; concedi ancora un giorno di tepore, / che il frutto giunga a maturare, e spremi / nel grave vino l’ultimo sapore. /// Chi non ha casa adesso non l’avrà. / Chi è solo a lungo solo dovrà stare, / leggere nelle veglie, e lunghi fogli / scrivere, e incerto sulle vie tornare / dove nell’aria fluttuano le foglie”.
    Chi non ha casa adesso non l’avrà… Chi è solo a lungo solo dovrà stare… E torna, insistente, il ricordo di un uomo, scomparso cinque anni fa in un giorno d’ottobre, e che ancora sempre mi compare davanti agli occhi, quando imbocco via Emanuele Filiberto, la strada che, qui a Roma, da piazza san Giovanni sale su su fino a piazza Vittorio.
    Quell’uomo… avrà vissuto almeno una dozzina d’anni in una vecchia automobile parcheggiata in quella strada. (…)

    La buona scuola…

    0

    epesieAppunti di Gattorandagio ( da remocontro)…. Leggendo, nelle cronache romane, della protesta dei piccoli di una scuola elementare, in solidarietà con il compagno disabile che torna a casa prima degli altri, perché, che volete, tagli qui, limature là, sono state ridotte le ore di sostegno… Pensando al difficile cammino dell’integrazione, alle tante voci di chi chiede, a buon diritto, pari opportunità…
    Sono andata a riprendere un libretto che spesso sfoglio, anche se a tratti ogni volta la commozione è tanta.”Poesie dalle scuole”, raccolta di poesie scritte dai ragazzi disabili incontrati nella sua vita per la scuola da Giovanna Cantoni, che è stata Ispettore della Pubblica Istruzione, e da sempre si occupa dei ragazzi disabili. Già ve ne avevo regalato qualche verso, ma oggi, che con tanta enfasi viene sbandierata la “buona scuola”, che poi tanto buona non sempre è, voglio farvi ascoltare le voci sommesse di questi ragazzi “diversi”. Voci lievi, allegre o disperate, che chiedono amicizia, che anche nel dolore più profondo raccontano di sé, con impressionante naturalezza, quello che la scuola spesso non vede…
    Ascoltate Marcello: “La prof d’italiano le mie poesie leggeva / e gli errori correggeva,

    Sangue sudore e lacrime

    0

    dscn2161-3Sangue, sudore e lacrime… un libro per restare umani.. Ascoltate che ne dice Daniela Morandini:

    ““ Blood, Sweat and Tears” (Sangue, sudore e lacrime) ,un libro “Per diventare un chirurgo migliore”.
    E’ l’ultima pubblicazione di Philip F. Stahel, primario di chirurgia del trauma al Denver Health, in Colorado.
    A sorpresa, il libro si apre con una fotografia di Positano: verso sera, la torre di Clavel, luogo magico per tanti futuristi.
    “ E’ proprio nella spiaggia del Fornillo – scrive Stahel- vent’anni dopo un’esperienza terribile, che, bevendo un bicchiere di Greco di Tufo, ho finalmente avuto il mio momento di verità”.
    “ Ero molto giovane, quando ho conosciuto Aniello Cappiello, il patriarca di questo pezzo di mare – ci racconta il dottore- . Mi aveva rimproverato in modo molto severo, per avere buttato in mare il nocciolo di una pesca:
    -Rispetta il mare e ascoltalo sempre – mi disse”.
    Quelle parole, il dottor Stahel non le ha mai dimenticate, e il nesso tra un chirurgo migliore, la torre di Clavel, e il nocciolo di pesca, e’ diventato sempre più forte.
    Sono pagine, queste, che, con un rigore scientifico molto chiaro, illustrano casi clinici, analisi e statistiche, ma che, soprattutto, si basano sulla necessità di empatia, perché, prima di diventare un buon chirurgo, occorre essere una persona che sa ascoltare: ospedale non vuole dire automaticamente sicurezza.
    “Mi hanno insegnato a tagliare, ad usare il bisturi, a rimuovere parti malate, ma io non sono un meccanico, non aggiusto automobili: quando i pazienti parlano, ci stanno già indicando la diagnosi”.

    quando i migranti siamo noi…..

    0

    siberiadscn2138-4Questa settimana, che cent’anni fa veniva completata la Transiberiana, mitica ferrovia nata al tempo dello zar…, rispunta fuori dagli appunti e dai ricordi una cartolina. La didascalia: Distretto di Jenisei ( Ehucev), Siberia, 1895. Domenico Morandini, fu Giovanni, di Osoppo, Friuli.
    Un’immagine che arriva da una riva lontana lontana, nello spazio e nel tempo. Sfumato nel seppia sgranato del passato, ancora si scorge il ritaglio di cielo di quegli occhi celesti. Me l’aveva mandata, la cartolina, qualche anno fa Daniela Morandini, che Domenico è suo trisnonno, o qualcosa del genere, e per la Transiberiana aveva lavorato.
    Chiesi allora a Daniela qualche notizia dell’avo, perché sempre emoziona e strugge scoprire una storia sia pur piccola (e forse proprio per questo) fra le tante che hanno composto la grande Storia del mondo. E con il trisnonno Domenico ha un nome e un volto uno dei novantamila operai che lavorarono alla grandiosa impresa che ha unito Mosca a Vladivostok.
    “Domenico. Di lui si parla poco. Partì da Osoppo per andare a Mosca. Aveva gli occhi celesti. Perché i friulani, come diceva padre Turoldo,

    quando la scuola entra in carcere…

    0

    nell’ultimo numero di “Una città”, la lettera di Giovanni Zito, della redazione di Ristretti Orizzonti… leggete…
    http://www.unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=1211

    Ristretti Orizzonti, ha cambiato la mia vita da ergastolano con il progetto scuola carcere. Sono felice di questo progetto che ha rivoluzionato il pensiero non solo dei detenuti, ma anche il modo di gestire la vita detentiva nel concreto. Gli studenti universitari che entrano per un confronto con i detenuti che raccontano il proprio errore o scelte di vita sbagliate.
    E’ spettacolare, le domande degli studenti mi lasciano pensare, capire, riflettere e passo poi notti insonni per capire bene gli sguardi di queste giovani vite che un po’ sono attratti dalla curiosità di sapere come passiamo le nostre giornate, cosa ci ha portati qui dentro. Ci mettiamo al confronto perché crediamo nel nostro reinserimento, perché vogliamo cambiare il nostro destino ricominciando da zero, buttando via quel vecchio bagaglio culturale. Ci si racconta storie, si ascoltano storie… Si è parlato ad esempio di come la droga possa dilagare nella vita di un giovane, portandolo in un tunnel dal quale non si esce, mentre si pensa poi di smettere quando si vuole. Non è così,

    L’acqua e la pietra…

    0

    350px-gatto_su_balaustraGatto Randagio vi aveva promesso Venezia. Dunque…
    Fra ponti, traghetti, calli, campi, folle di turisti, molti piccioni e qualche gabbiano… che per un randagio non c’è posto migliore per sentirsi ogni volta a casa senza essere a casa, e struggersi l’anima al ricordo delle sue lune… ma non è di romanticherie che vi voglio parlare.
    Questa volta s’è andati a Venezia per un salto alla Biennale d’Architettura, e vagolando qua e là, fra i padiglioni dell’Arsenale, alcune immagini a un tratto hanno incantato il randagio, che fermando il suo inquieto andare si è perso nei colori del Kumbh Mela, il pellegrinaggio Hindu, che in India ogni tre anni, ogni dodici per l’appuntamento più importante, porta milioni di fedeli a radunarsi per immergersi nella acque sacre di un fiume……
    Che c’entra con un incontro sull’architettura? Si è chiesto, ignorante, il gatto. C’entra e come, spiegava il documentario. Perché, sapete?, ad ogni appuntamento,