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    Ritorni….

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    fantasmi-a-roma_cinema-6522Questa è una nota molto, molto personale. Sarà perché si avvicina il due novembre… sarà perché quando il cielo si tinge a volte di grigio, anche se c’è sole, un gatto randagio sa che dalla vita bisogna saper distillare l’invisibile, che forse questa è la via… oggi il pensiero si affolla di presenze altre…
    Fantasmi. Ognuno i suoi se li porta dentro, e se li porta dietro, che quando credi di averli seminati, sono loro che ti inseguono e raggiungono. Ma non bisogna averne timore. Basta imparare a riconoscerli. A me l’aveva insegnato la mia zia Carlotta, zia madrina, che con loro aveva una certa rispettosa confidenza, e tante storie me ne ha raccontate.
    Così non c’è voluto molto a riconoscerlo, il mio amico Turi, che un po’ d’anni fa se ne è andato. Devo ammettere, all’inizio ho esitato. Tutti noi, anche i più avvezzi a parlare con il mondo di là, dinanzi a queste faccende sempre facciamo un po’ di resistenza… ma c’era un’aria troppo familiare, che mi avvitava lo stomaco, in quell’uomo che per un po’ è venuto a sedersi su una delle panchine appoggiate al bordo della bassa siepe dove la strada si allarga sulla piazza. L’avevo notato da qualche settimana, occupava sempre la panchina di centro. Non mi era stato possibile vederne subito il viso, che aveva sempre tuffato nelle pagine di un giornale, o di un libro. Ma non potevo non riconoscere la sua lunga barba rigata di grigio, e

    Senza un nome…

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    volto-di-vecchio-520x330Pensiero d’autunno, affidato ai versi di un poeta. Rainer Maria Rilke. Da un libricino con la copertina dal colore dell’autunno, schizzato dell’arancio caldo dei frutti del loto, dunque, Giorno d’autunno:
    “Signore: è tempo. Grande era l’arsura. /Deponi l’ombra sulle meridiane, / libera il vento sopra la pianura. /// Fa che sia colmo ancora il frutto estremo; concedi ancora un giorno di tepore, / che il frutto giunga a maturare, e spremi / nel grave vino l’ultimo sapore. /// Chi non ha casa adesso non l’avrà. / Chi è solo a lungo solo dovrà stare, / leggere nelle veglie, e lunghi fogli / scrivere, e incerto sulle vie tornare / dove nell’aria fluttuano le foglie”.
    Chi non ha casa adesso non l’avrà… Chi è solo a lungo solo dovrà stare… E torna, insistente, il ricordo di un uomo, scomparso cinque anni fa in un giorno d’ottobre, e che ancora sempre mi compare davanti agli occhi, quando imbocco via Emanuele Filiberto, la strada che, qui a Roma, da piazza san Giovanni sale su su fino a piazza Vittorio.
    Quell’uomo… avrà vissuto almeno una dozzina d’anni in una vecchia automobile parcheggiata in quella strada. (…)

    La buona scuola…

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    epesieAppunti di Gattorandagio ( da remocontro)…. Leggendo, nelle cronache romane, della protesta dei piccoli di una scuola elementare, in solidarietà con il compagno disabile che torna a casa prima degli altri, perché, che volete, tagli qui, limature là, sono state ridotte le ore di sostegno… Pensando al difficile cammino dell’integrazione, alle tante voci di chi chiede, a buon diritto, pari opportunità…
    Sono andata a riprendere un libretto che spesso sfoglio, anche se a tratti ogni volta la commozione è tanta.”Poesie dalle scuole”, raccolta di poesie scritte dai ragazzi disabili incontrati nella sua vita per la scuola da Giovanna Cantoni, che è stata Ispettore della Pubblica Istruzione, e da sempre si occupa dei ragazzi disabili. Già ve ne avevo regalato qualche verso, ma oggi, che con tanta enfasi viene sbandierata la “buona scuola”, che poi tanto buona non sempre è, voglio farvi ascoltare le voci sommesse di questi ragazzi “diversi”. Voci lievi, allegre o disperate, che chiedono amicizia, che anche nel dolore più profondo raccontano di sé, con impressionante naturalezza, quello che la scuola spesso non vede…
    Ascoltate Marcello: “La prof d’italiano le mie poesie leggeva / e gli errori correggeva,

    Sangue sudore e lacrime

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    dscn2161-3Sangue, sudore e lacrime… un libro per restare umani.. Ascoltate che ne dice Daniela Morandini:

    ““ Blood, Sweat and Tears” (Sangue, sudore e lacrime) ,un libro “Per diventare un chirurgo migliore”.
    E’ l’ultima pubblicazione di Philip F. Stahel, primario di chirurgia del trauma al Denver Health, in Colorado.
    A sorpresa, il libro si apre con una fotografia di Positano: verso sera, la torre di Clavel, luogo magico per tanti futuristi.
    “ E’ proprio nella spiaggia del Fornillo – scrive Stahel- vent’anni dopo un’esperienza terribile, che, bevendo un bicchiere di Greco di Tufo, ho finalmente avuto il mio momento di verità”.
    “ Ero molto giovane, quando ho conosciuto Aniello Cappiello, il patriarca di questo pezzo di mare – ci racconta il dottore- . Mi aveva rimproverato in modo molto severo, per avere buttato in mare il nocciolo di una pesca:
    -Rispetta il mare e ascoltalo sempre – mi disse”.
    Quelle parole, il dottor Stahel non le ha mai dimenticate, e il nesso tra un chirurgo migliore, la torre di Clavel, e il nocciolo di pesca, e’ diventato sempre più forte.
    Sono pagine, queste, che, con un rigore scientifico molto chiaro, illustrano casi clinici, analisi e statistiche, ma che, soprattutto, si basano sulla necessità di empatia, perché, prima di diventare un buon chirurgo, occorre essere una persona che sa ascoltare: ospedale non vuole dire automaticamente sicurezza.
    “Mi hanno insegnato a tagliare, ad usare il bisturi, a rimuovere parti malate, ma io non sono un meccanico, non aggiusto automobili: quando i pazienti parlano, ci stanno già indicando la diagnosi”.

    quando i migranti siamo noi…..

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    siberiadscn2138-4Questa settimana, che cent’anni fa veniva completata la Transiberiana, mitica ferrovia nata al tempo dello zar…, rispunta fuori dagli appunti e dai ricordi una cartolina. La didascalia: Distretto di Jenisei ( Ehucev), Siberia, 1895. Domenico Morandini, fu Giovanni, di Osoppo, Friuli.
    Un’immagine che arriva da una riva lontana lontana, nello spazio e nel tempo. Sfumato nel seppia sgranato del passato, ancora si scorge il ritaglio di cielo di quegli occhi celesti. Me l’aveva mandata, la cartolina, qualche anno fa Daniela Morandini, che Domenico è suo trisnonno, o qualcosa del genere, e per la Transiberiana aveva lavorato.
    Chiesi allora a Daniela qualche notizia dell’avo, perché sempre emoziona e strugge scoprire una storia sia pur piccola (e forse proprio per questo) fra le tante che hanno composto la grande Storia del mondo. E con il trisnonno Domenico ha un nome e un volto uno dei novantamila operai che lavorarono alla grandiosa impresa che ha unito Mosca a Vladivostok.
    “Domenico. Di lui si parla poco. Partì da Osoppo per andare a Mosca. Aveva gli occhi celesti. Perché i friulani, come diceva padre Turoldo,

    quando la scuola entra in carcere…

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    nell’ultimo numero di “Una città”, la lettera di Giovanni Zito, della redazione di Ristretti Orizzonti… leggete…
    http://www.unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=1211

    Ristretti Orizzonti, ha cambiato la mia vita da ergastolano con il progetto scuola carcere. Sono felice di questo progetto che ha rivoluzionato il pensiero non solo dei detenuti, ma anche il modo di gestire la vita detentiva nel concreto. Gli studenti universitari che entrano per un confronto con i detenuti che raccontano il proprio errore o scelte di vita sbagliate.
    E’ spettacolare, le domande degli studenti mi lasciano pensare, capire, riflettere e passo poi notti insonni per capire bene gli sguardi di queste giovani vite che un po’ sono attratti dalla curiosità di sapere come passiamo le nostre giornate, cosa ci ha portati qui dentro. Ci mettiamo al confronto perché crediamo nel nostro reinserimento, perché vogliamo cambiare il nostro destino ricominciando da zero, buttando via quel vecchio bagaglio culturale. Ci si racconta storie, si ascoltano storie… Si è parlato ad esempio di come la droga possa dilagare nella vita di un giovane, portandolo in un tunnel dal quale non si esce, mentre si pensa poi di smettere quando si vuole. Non è così,

    L’acqua e la pietra…

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    350px-gatto_su_balaustraGatto Randagio vi aveva promesso Venezia. Dunque…
    Fra ponti, traghetti, calli, campi, folle di turisti, molti piccioni e qualche gabbiano… che per un randagio non c’è posto migliore per sentirsi ogni volta a casa senza essere a casa, e struggersi l’anima al ricordo delle sue lune… ma non è di romanticherie che vi voglio parlare.
    Questa volta s’è andati a Venezia per un salto alla Biennale d’Architettura, e vagolando qua e là, fra i padiglioni dell’Arsenale, alcune immagini a un tratto hanno incantato il randagio, che fermando il suo inquieto andare si è perso nei colori del Kumbh Mela, il pellegrinaggio Hindu, che in India ogni tre anni, ogni dodici per l’appuntamento più importante, porta milioni di fedeli a radunarsi per immergersi nella acque sacre di un fiume……
    Che c’entra con un incontro sull’architettura? Si è chiesto, ignorante, il gatto. C’entra e come, spiegava il documentario. Perché, sapete?, ad ogni appuntamento,

    Cayenne

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    cayenneGatto Randagio era tornato questa settimana da un giretto a Venezia, carico di appunti e un po’ di cose da raccontarvi della laguna. Ma… due lettere nella cassetta del posta, hanno riportato il pensiero a chi un giretto a Venezia mai lo potrà fare. E neppure affacciarsi sulla strada a pochi metri dal muro di cinta del carcere delle sue prigioni. Pensieri foschi sono arrivati l’altra sera, sulle ali di due buste malconce, due buste arancione, che quasi sempre color arancio arrivano da lì ( e già è odore di costrizione, che le buste per le lettere, in carcere, puoi comprarle solo come te le vende “il convento”). Disperanti, sia l’una che l’altra, che neppure ve le racconto, che neppure mi credereste, anche per la banalità del male delle minuzie che esasperano quella non vita …
    Giusto oggi, che già devo trovare le parole per la presentazione di un libro che rabbrividisco ogni volta che lo sfoglio:“le Cayenne italiane. Pianosa e Asinara: il regime di tortura del 41bis”. L’ha curato, questo libro, Pasquale De Feo, in carcere dal 1983, aveva 22 anni, e il 41bis l’ha “assaggiato” per quattro anni… Pasquale De Feo, forse ve ne ho già parlato, che nello studio della storia cerca le ragioni della sua vicenda personale, non per trovare giustificazioni, ma per capire…
    “Questo libro raccoglie testimonianze

    La notte bianca di Ciampino

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    manifesto2016_140x100_webFesta in piazza domani notte a Ciampino…. e siccome credo che strade affollate, giorno e notte, siano sempre preferibili al vuoto e al silenzio, volentieri pubblico, integrale, il comunicato sull’iniziativa dell’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Ciampino… con tutti i dettagli… un invito, insomma, ad una passeggiata appena fuori Roma…
    “Torna la Notte bianca a Ciampino, sabato 24 settembre, dalle 17 alle 2, con stand, negozi aperti nel centro cittadino e tante altre sorprese. In contemporanea, la II° Edizione de “La Festa dello Sport”, ricca come sempre di moltissime discipline sportive (floorball, rugby, calcio, calcio a 5, basket, pallavolo, tennis, tennis da tavolo, atletica, judo, karate, pugilato e tanta ginnastica artistica/ritmica) con esibizioni/dimostrazioni dal pomeriggio alla sera e, alle ore 23 circa, il Sindaco di Ciampino Giovanni Terzulli conferirà, sul palco istituzionale collocato in Piazza della Pace, un premio della Città di Ciampino alle migliori squadre e ai migliori atleti/atlete del territorio.
    Tra le altre novità di questa edizione, un’area dj-set posta in via 2 Giugno e mostre/installazioni in Piazza della Pace a cura di artisti di fama mondiale (Daniele Rossi, Michele di Donato, Fabrizio Loiacono, Anna Sowinska, Jassica Stewart, Beetrot Madonne, Mirco Rico, Jacopo Mandich, Silvia Scaringella) che, per l’occasione, opereranno dal vivo creando opere di street art.
    A far da cornice alla manifestazione culturale/sportiva, tre spettacoli musicali delle fontane danzanti,

    la corsa di Oxana

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    Oggi che si chiudono a Rio i giochi delle Paralimpiadi… dove, sapete, partecipano atleti con disabilità fisiche, e avrete saputo e visto delle strepitose gare di Alex Zanardi nella cronometro di ciclismo, di Beatrice Vio nel fioretto. Zanardi che non ha gambe, la Vio priva di tutti gli arti… ed è un vero peccato che l’informazione “main stream”, come si dice, non vi dedichi costantemente la stessa attenzione che riserva alle Olimpiadi dei “normali”… Noi “presunti normali”, mi viene sempre da pensare, da quando di questioni intorno alle disabilità mi sono un po’ occupata. Pensando a tutte le normalmente straordinarie persone che ho incontrato e che mi hanno insegnato a interrogarmi su cos’è un limite, e quanto fisico, e quanto mentale. Tutte mi hanno insegnato a chiedermi sempre dai corpi e dalle menti e dai gesti di chi nascano tanti limiti. Perché, come mi è stato più volte raccontato, “i più grandi ostacoli al vivere non nascono dalla mia disabilità, ma dai muri che la società innalza intorno a me”.