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    Se ti abbraccio non aver paura…

    Sai qual è l’unica mia paura? se ci perdiamo non ci troveremo più. cosa ne pensi?- sto vicino a papa/// e se ti perdi, e non mi vedi più cosa fai ?- muoio. /// non è che muori subito. prima di morire cosa faresti? – guardo in giro… ///ma se ci siamo persi e non arrivo, viene la notte,cosa fai ? – Dormo seduto al bar.. e aspetto…

    E’ un brano di una conversazione digitata al computer fra Franco e Andrea, padre e figlio, e Andrea è autistico. Insieme hanno attraversato l’America, e il diario di questo loro incredibile viaggio è diventato un libro: “Se ti abbraccio non aver paura”, dell’editore Marcos y Marcos, attraverso la penna di Fulvio Ervas. Che per tanti, forse anche confusi motivi, mi ha detto, ha deciso di scrivere questa storia, che le è stata in qualche modo consegnata dal padre di Andrea, Franco Antonello. Innanzitutto è stato, questo, l’incontro tra due padri, in un momento in cui Ervas era alle prese con le pene d’amore della figlia, certo tutt’altri problemi, ma… e poi Ervas insegna, ha avuto ed ha fra i suoi studenti dei ragazzi autistici, ne conosce, dice, il fascino. Così, qualcosa di molto profondo è scattato quando, la prima volta, ha sentito la storia di quel viaggio, di quella sfida, contagiato subito dalla forza, dall’energia, dal coraggio, dice, di quel padre… (…) Ed è stato un lavoro davvero lungo. Quasi due anni gestazione. Il parto di un elefante, dice. Ascoltare il racconto di Franco, vedere le foto, conoscere i luoghi, fare ricerche… e poi le giornate passate insieme, lui e l’altro padre, a parlare e ascoltare, confrontarsi e insieme, qualche volta, piangere, anche… Questa America che padre e figlio attraversano, e che Ervas ci restituisce in una galoppata di emozioni, sembra proprio di vederla tutta, e sembra vederli ogni istante, quel padre e quel figlio, attraversare avventure, stupirsi, perdersi e ritrovarsi, fremere insieme… Il libro è scritto in prima persona, si sente forte che Ervas ha prestato molto di più della penna: Ervas “è”  il padre di Andrea, perché  per raccontare così una storia bisogna assumerla su di sé e “in” sé.  Un transfert, quasi… Che è cosa dolorosa, anche, di cui è difficile poi liberarsi. Come difficile dimenticare quel padre, che di suo figlio sembra percepire in ogni istante ogni cosa… legati l’uno all’altro come da un ben saldo elastico…  La bellezza di questo libro è che senza un attimo di retorica, senza una frazione di sbavature, non risparmia nulla, delle sorprese come delle difficoltà di questo viaggio… ci sono istanti in cui fa veramente “palpitare”. Ma  devo dire che in qualche punto mi ha fatto anche sorridere, come immagino di tante cose sappia sorridere anche il padre di Andrea.  Gli incontri con le ragazze, ad esempio… l’incontro con Angelica. Raccontato col pudore di chi, senza oltrepassare la soglia, cerca di immaginare, non cosa sia successo, ma quale scintilla sia scattata, quali emozioni, quali i gesti, eleganti, da ballerino, che Andrea, racconta Ervas, sempre ha… Quel suo modo improvviso di abbracciare, di toccare le persone, specie se sconosciute… che è poi modo, inusuale per chi è autistico, che spesso rifugge al contatto, di entrare in contatto con le persone, per rassicurare e in qualche modo rassicurarsi.  “Se ti abbraccio non avere paura”, dunque… un titolo che è un modo per dire “non abbiate paura di questi ragazzi”, che hanno bisogno di essere capiti e amati, e sono un mondo straordinario tutto da scoprire…

    L’alga e il fungo, come Ervas ha definito Franco e Andrea, padre e figlio. Cosa ha amato di più di questo padre? L’elastico, dice, il legame di pancia, il non vergognarsi mai del figlio, anzi… Cosa ha anato di più di questo figlio? L’eleganza, dice, l’eleganza e il sorriso. Se i suoi alunni avessero lo stesso sorriso, dice, tre volte al giorno, il mondo sarebbe sicuramente migliore. 

     

     

     

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