Aspettando gli Avi…

5 11 2019

aspettando aviRicordate “Aspettando gli Avi”? Ne parlo ogni anno, di questi tempi… da quando, la notte del primo novembre di otto anni fa, a Pulcherini, che è frazione del comune di Minturno, nel momento in cui le luci del paese si sono spente, sulla finestra di ogni casa si è acceso un lumino, e l’intero paese ha fatto da cornice allo spettacolo ideato da Anna Rita Persechino. Una “festa”, oggi alla sua nona edizione, per ritrovare il tempo in cui c’era sempre un momento, uno spazio per ritrovarli, gli avi che se n’erano andati. E di anno in anno, la manifestazione, rinnovandosi, è cresciuta e si è arricchita. Fino alla bella sorpresa di quest’anno. Un lungo incontro, che si è svolto nell’arco di tre giorni, nella cattedrale di Minturno, con lo sfondo di una scenografia di simboli della luce: melagrane, castagne, dolci…
E sono stati i bambini l’anima della festa. Perché quest’anno Annarita Persechino, che è insegnante di scuola primaria, ha voluto che fossero loro a prendere in consegna i simboli della luce e allestire il palcoscenico degli incontri.
“Perché il bambini sono il futuro” spiega, “e a loro va consegnata la tradizione, la dolcezza di un momento, il giorno dedicato a chi non c’è più, che era luce, era festa… e questo dovrebbe tornare ad essere, per tutti”. Leggi il resto dell’articolo »



La Storia fra trama e ordito

11 02 2019

copertina libroC’è un grande tappeto, piuttosto vecchio, direi quasi antico, a segnare il cuore della mia casa. Il Gatto ci si rotola estasiato, e a volte si incanta a seguirne trame e disegni, e sicuramente vi legge quello che io ancora non conosco…
“Come la fiaba o la parabola- mi ha detto un giorno citando Cristina Campo- il tappeto non tratta, ostinatamente, che del reale e soltanto in virtù del reale tocca le geometrie dello spirito, le matematiche contemplative”.
Nei segni dei tappeti, messaggi di mani esperte che hanno tessuto parole, come per manoscritti in cui persone e intere società raccontano il proprio mondo. C’è da rimanerne incantati perdendosi nelle storie, grandi e piccole, che l’arte del tappeto comunica e tramanda…
Ma anche se so bene che la vita non è solo incanto, il mio stupore, e tremore, sono stati davvero grandi quando ho saputo di trame che raccontano la guerra. E sono guerre dell’oggi…
Le ho incontrate nei tappeti della straordinaria raccolta di Edoardo Marino. Appassionato del mondo dei tappeti orientali, e più in generale dell’Oriente, è fra le tante cose autore di una storia dell’Afghanistan narrata attraverso i motivi dei tappeti di guerra. Guerre a tappeto, il titolo. E vale la pena di leggerlo. E vedere come, per narrare il reale, sono cambiate nel tempo le trame… Leggi il resto dell’articolo »



A furor di ruspe…

26 11 2018

ruspe bambino“Una ruspa è una macchina per la movimentazione di terra, adatta per lo spianamento superficiale, è in grado di tagliare a spessore il terreno, caricarlo, trasportarlo e scaricarlo. Composta da un rimorchio trainato da un trattore, normalmente entrambi gommati, attualmente a due assi ma storicamente a tre. Il rimorchio ha il cassone mobile, con la parte bassa dotata di un bordo frontale tagliente, che va sostituito periodicamente per l’usura…”
Giusto per capire bene di cosa parliamo, anche perché leggo, sempre su Wikipedia, che “spesso, erroneamente, nei quotidiani e nei programmi televisivi viene definita ruspa ogni macchina da cantiere”.
Curiosità legittima oggi che la parola “ruspa”, brandita come minaccia, sembra andare molto di moda, troppo… e più che a macchina da cantiere (qualunque essa sia) il pensiero corre subito a strumento comunque atto a “far pulizia”, soprattutto di quegli insediamenti un po’ sbrindellati che turbano i nostri orizzonti urbani… in poche mosse spianati con gesti di meccanica violenza, che come pochi graffiano l’anima…
C’è da chiedersi in quante notti insonni entri paurosa l’ombra delle ruspe, ultima versione dell’Uomo nero, per i diseredati dell’oggi. E magari fosse solo mostro immaginario da evocare per far paura ai bambini che non fanno i bravi…
L’avrebbe mai immaginato l’uomo che l’inventò ottantotto anni fa, Robert Gilmour Le Tourneau, che tanto cupo successo avrebbe avuto di questi tempi? E che tempi… Leggi il resto dell’articolo »



Il giardino e la sua anima…

11 06 2018

20180608_180707C’è un momento della giornata che riempie di gioia il cuore del Randagio… Quando, terminate le lezioni a scuola, finiti (chissà…) i compiti, un’orda di ragazzini schiamazzanti riempie di voci e giochi i vialetti del giardino condominiale. E le grida, i tonfi, gli acuti, lo scalpiccio… salgono fino alle nostre finestre come pazza musica di una banda scalmanata…
Voci, sembra, d’altri tempi… di quando i bambini potevano godere di spazi aperti e liberi ben più di quanto possano adesso, blindati come troppo spesso sono fra mura d’appartamenti e percorsi virtuali che, come e più che l’antro dell’orco, imprigionano corpi e menti…
“Avanti, andiamo! Nel giardino segreto…”. Lo hanno chiamato così, quasi fossero consapevoli di quanto sia prezioso, e raro, e da nascondere a possibili esseri maligni in agguato, questo loro piccolo immenso mondo.
Ragazzini fortunati, nel nostro condominio… Leggi il resto dell’articolo »



Sediolini, prigioni e gorillini. Il solito tarlo…

23 04 2018

prigione-mamme-e-bimbi“Beh, qui siamo mica a Bollate”, Gatto Randagio ha sentito spesso così sospirare qualcuno dei “cattivi” soggetti che ormai stabilmente frequenta. Bollate, carcere modello sinonimo di civiltà (se civile può mai essere l’idea della carcerazione), sogno di chiunque varcato il cancello di un istituto di pena, inizia a capire dov’è che è davvero finito…
E a Bollate dunque, ha letto il Gatto, verrà sperimentato un arredo per celle più funzionale, in maniera che dallo stesso pur breve spazio si possano ricavare piccole “comodità”. Tipo barre multiuso che diventano mensole, tavolini smontabili, guardaroba ricavati in angoli del letto a castello… “Stanze sospese”, la mostra in cui si presenta il progetto, al quale hanno lavorato designer e detenuti, nell’ambito del Fuorisalone milanese.
Certo negli spazi costipati, e spesso fuori norma, delle celle in cui sono ristretti i nostri detenuti, potrebbe un po’ rasserenare sapere dove mettere una maglietta in più, dove sedersi, dove poggiare con agio un libro… ma, primo pensiero del Randagio, di Bollate ce ne è uno solo… e poi e poi … c’è sempre quel tarlo che gli rode dentro, da quando ha toccato con mano cosa sia una detenzione, che per quanto si possa abbellire, riformare, attenuare… proprio non lo convince quella strana idea di rieducare imprigionando corpi… sorvegliando e punendo… Leggi il resto dell’articolo »



Dove volavano gli aquiloni

9 04 2018

Aqui-lone-cop-520x330Storia di Walimohammad, che ha bussato alla mia porta con un messaggio postato su face book e l’urgenza di raccontare le vicende della sua vita… Walimohammad Atai, poco più che ventenne, venuto quattro anni fa da un villaggio dell’Afghanistan, che vorrebbe essere aiutato a raccontare, raccontare e raccontare… perché non gli basta, non gli può bastare, essere oggi uno dei fortunati che si sono salvati, approdato qui in Italia dopo un terribile viaggio nascosto in un tir, per fuggire dalla sua terra in guerra e dalle minacce di morte… Wali, (come lo chiamano gli amici italiani, “perché il nome intero sembra troppo difficile da pronunciare”) oggi, a ventuno anni, vive in Puglia, è mediatore culturale per una società che si occupa di immigrazione, è, con le quattro lingue che conosce, prezioso collaboratore di commissioni territoriali, tribunali, ospedali, questure e studi legali, sta per laurearsi e può dire di essere contento di vivere, libero, nel nostro paese. Leggi il resto dell’articolo »



Dove è sempre venerdì di passione…

2 04 2018

bambino valigAvrei voluto parlare di Pasqua e di resurrezioni, ma proprio non trovo ragioni..
Pensando piuttosto a Maria… ché alle immagini luminose, agli sfondi azzurri di cieli e spume di nuvole, al volto trionfante di luce dell’iconografia a cui rimanda la Pasqua dei cristiani, si sovrappone un volto di lei, che non riesco a mandar via… Ed è ancora il volto del venerdì santo, di quando, come si legge nel racconto di Nicodemo, Maria diede in un gemito profondo… “ma ormai figlio mio anch’io morirò con te”… e poi gridò di nuovo a gran voce… ai piedi della croce del figlio che muore…
Tutto sembra rappreso nel momento di quel gemito, e sembra difficile andare avanti a sfogliare le pagine del racconto, dopo aver visto e rivisto immagini che arrivano dalla Siria… e ascoltato quel grido da Ghouta… “vediamo i nostri figli diventare cadaveri”… Leggi il resto dell’articolo »



Da quale miseria arriva la cicogna…

27 03 2017

Pensando ancora a questioni di figli. Che anche questo riguarda il mondo verso il quale andiamo…
Dagli appunti del mio taccuino…“Non importa come arrivino i figli, l’importante è quanto siano stati desiderati”. Bel pensiero, che mi regalò, al termine di un’intervista, la responsabile di un centro per la fecondazione assistita. Bel pensiero, davvero, pensai e penso, per quei bambini nati in provetta che prima o poi, crescendo, avrebbero chiesto da quale latitudine fosse arrivata la loro cicogna, o sotto quale cavolo i genitori li avessero mai raccolti…
Nell’interesse del bambino, certo. Come nell’interesse del bambino ha ben valutato il giudice (la Corte d’appello di Trento) che due settimane fa ha emesso la “storica” sentenza: ha riconosciuto a due uomini l’essere genitori di due gemellini nati negli Stati Uniti con la pratica, lì ammessa, della maternità surrogata. Che su tutto vince “il diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, diritto rispetto al quale è indifferente la tecnica di procreazione”.
E saranno pure, per i due gemellini, i genitori migliori al mondo, i due uomini che li hanno voluti.
Eppure, eppure… C’è una questione a monte che si fa fatica a ignorare… Leggi il resto dell’articolo »



Capanne vuote….

26 12 2016

bambini-siriaAvrei voluto raccontarvi una favola di Natale… ma Gatto Randagio non ha fatto altro che girare intorno a capanne e mangiatoie vuote, e vuota, la mangiatoia, l’ha trovata anche questa mattina… che la realtà è ancora la stessa, quella così crudamente rappresentata nel presepe allestito lo scorso anno (ricordate?) nel carcere di Catanzaro… Dove non c’è natività, nessun bambinello sulla paglia, ma più in là, accanto al mare, dove si allunga l’ombra funerea di grattacieli, in uno scenario stranito, c’è il corpo riverso del piccolo Aylan, che tutti i bambini della Siria, anzi tutti i bambini vittime della violenza adulta, ha rappresentato e ancora rappresenta. Perché la realtà è ancora questa. Abbiamo annegato il bambinello, scriveva allora Claudio Conte, che quel presepe aveva creato. Lo abbiamo annegato e poi massacrato, in scenari degni della strage di Erode…
E oggi non se ne è trovato un altro da mettere nel presepe…
Perché in troppi affannati, i bambini, a fuggire per scampare a bombe, assedi, e violenze d’ogni genere… perché in troppi sono morti, dopo aver visto e subito l’insostenibile. Sono volati via, vuole credere il gatto randagio, perché hanno un messaggio urgente da portare a chi li possa ascoltare.
“Dirò cosa mi hanno fatto a Dio. Dirò tutto…”. Ricordate? Leggi il resto dell’articolo »



Ladri di bambini…

5 09 2016

ladro di bamb A proposito della storia di Ram Lubhaya. E forse il nome neppure ci dice niente, che per tutti, è solo “l’indiano” che il giorno dopo ferragosto “ha tentato di rapire una bambina”, sulla spiaggia di Scoglitti, nel Ragusano. Ma sicuramente ricordate il gran baccano che se ne è fatto, le urla e gli strepiti e le accuse, soprattutto contro il magistrato che dopo il fermo e l’interrogatorio l’aveva rimesso in libertà. Tanto che il ministro della Giustizia si era trovato a dover chiedere accertamenti preliminari sulla vicenda. Ma la notizia, ora, è che più approfondite indagini e testimonianze dimostrano che Lubhaya non ha mai avuto alcuna intenzione di rapire la bimba. “Forse leggermente alterato da uno stato d’ubriachezza, l’avrebbe solo per qualche istante presa in braccio”, ma non avrebbe neanche tentato di allontanarsi.
E salta fuori persino che in zona qualcuno lo ricorda per aver una volta aiutato il bagnino a salvare un turista travolto dal mare grosso…
L’avevate saputo? Temo di no. Non me ne sarei accorta neanch’io, se non avessi letto all’inizio della settimana un articolo dal sito della Gazzetta del Sud che Giulia De Cataldo, giornalista di Radio uno, ha fatto girare in rete. Con un commento fra l’irato e il mesto: Leggi il resto dell’articolo »