qualche ora di libertà…

23 05 2017

fine-pena-maied ecco la lettera di Alfredo Sole, da Opera, per il numero di maggio della rivista “Una città”

Una buona notizia. Per la prima volta dopo venticinque anni di carcere ho potuto mettere piede in una struttura che non ha nulla a che fare con il carcere. Mi hanno permesso di andare all’Università della Bicocca per la proiezione del film “Spes Contra Spem”, al quale ho partecipato. Certo non è un vero permesso, visto che ci sono andato con la scorta, ma è pur sempre una cosa diversa dal solito.
Le mie impressioni. Davvero una strana giornata per me. Dopo un quarto di secolo al chiuso mi ritrovo in un ambiente completamente estraneo a me. L’Università era davvero straordinaria, non ero ammanettato ( non ci sarei andato) e la scorta era in borghese. Ci avviammo verso l’aula di giurisprudenza, era bellissima! La sua formazione era come un teatro greco, con i tavoli a mezzaluna, interrotti solamente dalle scale che salivano in alto. Al centro in basso la cattedra.
In un primo momento, Leggi il resto dell’articolo »



Per una pena che non uccida la vita

2 05 2017

fine-pena-maiLa testimonianza di Marcello Ramirez, questo mese, per la Rivista “Una città”… invito a leggere…

Contro la “Pena di Morte Viva”
Per un diritto a un fine pena che non uccida la vita

“Non è possibile giudicare il delitto con preconcetti. La filosofia de delitto è molto più complessa di quel che si creda, è noto ormai che né le prigioni né le galere né alcun sistema di lavori forzati ha mai curato un delinquente.” (Dostoevskij)
Ciao a tutti, mi chiamo Marcello Ramirez, sono detenuto presso il carcere di Catanzaro. Ho voluto iniziare citando colui che si è trovato a subire le più penose vessazioni, quello che adesso stiamo passando tutti gli ergastolani detenuti nelle carceri di un paese civile come l’Italia. Ci sono tantissimi modi per uccidere un uomo, uno di questo è: eliminare la speranza, con questo, desidero raccontarvi qualcosa di me.
Sono detenuto da tantissimi anni, mi trovo in cella da solo, o meglio, ero da solo fino ad ieri. (…) Leggi il resto dell’articolo »



La difficile libertà di Pasquale Zagari

14 04 2017

ZagariConversazione con Pasquale Zagari. Condannato all’ergastolo, ostativo, e ora libero per “un cavillo”, si racconta per invitarci a cercare di superare i pregiudizi, a credere che le persone con il tempo possano cambiare, come lui è cambiato e ha rotto i ponti con il passato, anche scegliendo di vivere al nord, lontano dal suo paese in Calabria.
E ora è alle prese con la difficile libertà di chi per anni è stato chiuso al mondo e ora, dopo tanto vuoto, si dichiara bambino… E vorrebbe che la sua testimonianza serva ad aprire il cuore e le menti di chi non sa…

“La mia storia… brevemente… Mi chiamo Pasquale Zagari. La mia vita è stata segnata da quando non avevo ancora 17 da episodi di bullismo che ho subito…e ho commesso un delitto. Sono stato in seguito condannato. Sono stato latitante per 5 anni e poi arrestato. Durante la mia carcerazione, purtroppo, nel 1991 mio padre è stato ucciso. Era consigliere comunale della DC… Ucciso da innocente. Vi fu chi ordinò di ucciderlo, perché così “così si mette zizzania e si scanneranno fra di loro”.   Episodio che ci sconvolse tutti. Mio fratello perse la testa e commise la strage per cui è in carcere (ora si trova a Sulmona).  Io ero detenuto (…) Leggi il resto dell’articolo »



Spes contra spem…

29 03 2017

siena venerdìA Siena, appuntamento di fine marzo….
Proiezione di “Spes contra spem”, e non solo… ascoltate:

“Il tema trattato ed oggetto del documentario è di estrema importanza ed interesse per un capoluogo che ha nel proprio centro storico una Casa Circondariale e nel cui territorio insiste una Casa di Reclusione entrambe normalmente “ospitanti” detenuti in esecuzione di pene custodiali lunghe ovvero perpetue. Siena, San Gimignano, Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa, e zone limitrofe, sono città nelle quali i detenuti all’atto della scarcerazione, e con essi le loro famiglie, sono obbligati ed in alcuni casi scelgono di continuare a vivere, e tentare di ricostruirsi, ricorrendo all’ausilio, il più delle volte salvifico, delle istituzioni e degli organismi che si occupano di politiche sociali e di integrazione, non escluse quelle di formazione ed insegnamento e tutte le comunità ed associazioni di volontariato che ne rappresentano a pieno titolo il maggiore esempio di comunità inclusiva.
E’ innegabile l’interessamento al tema da parte di chi si occupa di istruzione e formazione, Leggi il resto dell’articolo »



Fra barbarie e civiltà…

16 01 2017

dylannNon vi sarà sfuggita. La condanna morte di Dylann Storm Roof, il giovane bianco che nel giugno del 2015 compì una strage in una chiesa metodista di Charleston. Morirono nove persone, afroamericani. Roof oggi ha ventidue anni. Il suo crimine: l’odio. Il suo sogno: la supremazia bianca. Altri dettagli potete andare a leggerli, come il fatto che l’attacco era stato progettato da tempo, che sembra mai abbia dato segni di rimorso… e tutte le cose che, leggo, hanno fatto dire al familiare di una vittima: “la sentenza manda un messaggio forte, che i crimini d’odio non possono essere tollerati”. Una sentenza anticipata a suo tempo dalla dichiarazione della presidente del Nord Carolina: l’omicida deve morire.
La notizia non sembra abbia suscitato grandi dibattiti dalle nostre parti… eppure tanto ci siamo stracciati le vesti intorno alla sentenza che aveva condannato a “solo” ventuno anni di carcere Anders Behring Breivik, responsabile della strage sull’isola di Utøya, in Norvegia. Scusate, ma il confronto viene automatico. Fra barbarie e civiltà…
Guardando la foto di Roof… Leggi il resto dell’articolo »



Giubilando….

7 11 2016

fine-pena-maiDomenica 6 novembre. Giubileo dei carcerati. E Gatto Randagio, per un giorno sospende il suo vagare irrequieto e solitario, per andare buono buono a mettersi in fila, in coda al corteo della marcia dei Radicali. Sì, questa intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco, la marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà. Tre parole che piacciono tanto a Gatto Randagio, perché da quando ha ficcato il naso dentro le mura di un carcere proprio non riesce a dimenticare gli sguardi che lì dentro ha incontrato, e di tanta afflizione ancora non ha trovato il senso…
O meglio, un’idea se l’è pur fatta ( il randagio)… sempre più convinto che il carcere riguardi i consumatori finali di una giustizia che è giustizia di classe, e per prima cosa s‘è chiesto da che parte sta (nel senso di classe, appunto). Ma anche a sentirsi sicuri di appartenere a quell’altra classe, quella che le leggi le fa, tranquillamente disponendo e pensando che “mai ci riguarderanno”, non basta una scrollata di spalle, quando si sa a cosa davvero condanniamo le persone quando le imprigioniamo nella “casa del nulla”. Che nel lessico dei prigionieri (si apprende da un illuminante libretto scritto da Salvatore Ricciardi “Vademecum di resistenza”) è il nome più utilizzato per indicare il carcere.
Marciando marciando, dunque, Leggi il resto dell’articolo »



Cayenne

26 09 2016

cayenneGatto Randagio era tornato questa settimana da un giretto a Venezia, carico di appunti e un po’ di cose da raccontarvi della laguna. Ma… due lettere nella cassetta del posta, hanno riportato il pensiero a chi un giretto a Venezia mai lo potrà fare. E neppure affacciarsi sulla strada a pochi metri dal muro di cinta del carcere delle sue prigioni. Pensieri foschi sono arrivati l’altra sera, sulle ali di due buste malconce, due buste arancione, che quasi sempre color arancio arrivano da lì ( e già è odore di costrizione, che le buste per le lettere, in carcere, puoi comprarle solo come te le vende “il convento”). Disperanti, sia l’una che l’altra, che neppure ve le racconto, che neppure mi credereste, anche per la banalità del male delle minuzie che esasperano quella non vita …
Giusto oggi, che già devo trovare le parole per la presentazione di un libro che rabbrividisco ogni volta che lo sfoglio:“le Cayenne italiane. Pianosa e Asinara: il regime di tortura del 41bis”. L’ha curato, questo libro, Pasquale De Feo, in carcere dal 1983, aveva 22 anni, e il 41bis l’ha “assaggiato” per quattro anni… Pasquale De Feo, forse ve ne ho già parlato, che nello studio della storia cerca le ragioni della sua vicenda personale, non per trovare giustificazioni, ma per capire…
“Questo libro raccoglie testimonianze Leggi il resto dell’articolo »



Le Cayenne italiane

19 08 2016

cayenneMi è arrivato oggi… “Le cayenne italiane. Pianosa, Asinara: il regime di 41bis”. di Pasquale De Feo  ( per la collana, curata dall’Associazione Liberarsi, L’evasione possibile, editore Sensibile alle Foglie).  Spiega  De Feo: “Questo libro raccoglie testimonianze di persone che hanno trascorso anni e anni in regime di 41bis. Di cosa si tratta nello specifico capirete dai loro racconti. E’ cosa che va oltre quanto è possibile immaginare scorrendo le pur inumane restrizioni a cui detenuti in regime di 41 bis sono sottoposti… Ma tanta brutalità non nasce dal nulla. Nei miei lunghi anni di carcerazione ho letto e riletto della storia d’Italia interrogandomi sulle cause delle condizioni del nostro Sud e della gente che lo abita. E’ una storia, ho capito, che parte da molto lontano”. .
E ci vuole coraggio a leggere, come coraggio c’è voluto a raccontare, a ricordare… Ma è un pezzo della nostra storia, di cui non si parla, che non può essere ignorata.

Da qualche anno ho con Pasquale una densa corrispondenza. Questa è la post fazione che suo libro ho volentieri fatto: “Ho avuto fra le mani le bozze di questo libro nei giorni degli attentati di Parigi (…) Leggi il resto dell’articolo »



Inferni…

12 08 2016

fine-pena-maiLeggete… brani di lettere, da carceri sparse qua e là… raccolte da Carmelo Musumeci, Luoghi e persone diverse…un unico grande inferno…

Viene voglia di staccare la spina e smettere di elemosinare un po’ di speranza.
(Frase scritta sulla parete di una cella di un ergastolano).

Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, mentre non stimola nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale.
Questa è la prima estate senza Marco Pannella e la sua mancanza si sente. Credo che ad agosto nessun politico di spessore girerà per le carceri come faceva lui per ricordare che in Italia esistono ergastolani per i quali, attualmente, non è prevista la concessione di alcun beneficio. E per questi reclusi la condanna all’ergastolo risulta fissa ed immodificabile.
La nostra Costituzione assegna alla pena una funzione rieducativa e non vendicativa. Ma quale beneficio rieducativo potrà mai apportare una pena perpetua? La pena dell’ergastolo, più che imprigionare il corpo, uccide la vita perché è, nello stesso tempo, una pena di morte e una tortura. E non è facile migliorare e cambiare quando hai solo la possibilità d’invecchiare, morire e soffrire in una cella. In questa torrida estate ho pensato di scrivere ad alcuni ergastolani sparsi nelle nostre Patrie Galere per raccogliere pensieri e testimonianze e farli conoscere all’opinione pubblica. Ecco cosa mi hanno scritto alcuni di loro:
– Gli ergastolani più fortunati si creano ogni giorno un mondo interiore costruito sul sale di tutte le loro lacrime. Io, invece, mi sono stancato di sperare. È meglio non avere speranza che nutrirne di false. Tanto, con la condanna all’ergastolo, la vita non vale più nulla: (…) Leggi il resto dell’articolo »



Benny and Herry

27 07 2016

1benedetta percussionistaLeggendo… dell’arrivo per l’autunno dell’ennesimo libro di avventure di Harry Potter. Siamo a quota otto e, devo confessare, mi sono spesso chiesta quale sarà mai il fascino di questo ragazzino dagli occhiali tondi da primo della classe, nel cui mondo magico, ammetto, non sono mai riuscita a penetrare…
Ed ecco che una porticina, magia!, mi si apre proprio l’altra notte. Leggendo un altro libro che al maghetto della Rowling rimanda già nel titolo: “Hallo Harry! Hi Benny!” (Mursia l’editore) di Gabriella La Rovere che ( ricordate?) si è già affacciata in queste pagine… medico ma, come lei stessa dice, forse l’unico medico ad avere un solo paziente, sua figlia, che è una ragazza autistica. Benny è lei, Benedetta, ed Harry è proprio Harry Potter, il suo personaggio preferito nel quale a tratti si trasforma per sfuggire a una realtà che la spaventa. Benedetta, racconta Gabriella, da quando la schizofrenia è entrata nella sua vita, si trasforma in Harry Potter, inforcando occhiali rotondi e persino cambiando tono di voce, spesso “usando un’inflessione anglofona che la fa assomigliare alla romantica donna inglese, vecchio personaggio di Montesano”.
Sorridete, sì… ho sorriso anch’io, immaginando… Ma questo cambiamento “sancisce la risoluzione di un conflitto di ansia, proprio grazie alla sua magia”.
Così Gabriella ha avuto un’idea fulminante: (…) Leggi il resto dell’articolo »