Finché morte non ci separi

9 10 2017

fine-pena-maiFinché morte non ci separi ( questo è il titolo che hanno messo nel sito)
“Avevo deciso di non parlarne, per ora… e lasciarlo lì in un cantuccio dell’anima, l’incontro che lunedì scorso ho avuto a Parma, nel carcere di Parma, con Claudio Conte, da quattro anni ormai caro amico di penna…
Ma il mal di testa scoppiato mentre ero là dentro, ancora non vuole passare. Chissà che buttando fuori tutto quello che mi si è rappreso nell’anima…
E dunque finalmente l’ho incontrato. Claudio Conte, ricordate? Quello che due anni fa, nel carcere di Catanzaro, ha costruito un presepe intorno all’immagine di Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni annegato nel tentativo di raggiungere la Grecia. Da più di un anno Claudio si trova in quel di Parma, un manufatto di ferro e cemento come tutte le carceri “moderne” alla periferia della città, Lontano dagli occhi e, come si dice, dal cuore… E, devo dire, quando arrivi, quasi ti rassereni un po’ per via delle siepi e degli alberi che ombreggiano il viale che porta, oltre il cancello d’ingresso, alla struttura. Peccato che appena entri nel gelido e grigio e lungo lungo corridoio, quasi un tunnel, che arriva agli edifici interni, capisci subito che tutto quel verde chi è lì detenuto neppure lo vede. E dopo un po’, immagino, lo dimentica persino… insieme a tante, troppe cose, della vita…
Claudio, condannato all’ergastolo, è in carcere da quando aveva diciotto anni. Una prima breve condanna appena diventato maggiorenne, poi sei mesi fuori, nei quali, mi ha detto, si è giocato la vita. Oggi ha 47 anni e mi racconta di quanto quel tempo sia lontanissimo.
Mi racconta, soprattutto, Leggi il resto dell’articolo »



Una buona notizia!!!

22 07 2017

COPURLAQualche buona notizia a volte arriva anche dal buio delle carceri. Mi arriva questa mattina una lettera di Alfredo Sole, da Opera ( ne abbiamo appena parlato con la sua lettera alla gente di Racalmuto, il paese dove è nato ‘ ): è stato declassificato! Nonostante il parere negativo della DDA, di cui avevamo parlato. Insomma, forti del percorso che in questi anni Alfredo Sole ha compiuto, Direzione e DAP, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, non si sono fermati davanti al parere della DDA. Dunque dopo lunghi anni di AS-1, Alfredo ‘scende’ in AS-3, passaggio che permette, dopo un periodo di ‘osservazione’, di approdare al circuito di media sicurezza. Che sia l’inizio di una nuova, meritata, tanto attesa speranza… Rileggendo la sua lettera mandata alla gente di Racalmuto, alla sua gente… se non è questo un pentito…



Se questo è un pentito…

10 07 2017

UnknownSarà che in carcere queste temperature da cui non c’è scampo sono tortura che si aggiunge a tortura… di questi tempi mi arrivano lettere che sono sussulti, ché si fa fatica anche a mettere in fila le parole e “perdona se sarò breve…”. Ma c’è sempre spazio per qualche notizia cattiva, di quelle che “in questo momento mi sento svuotato, sono spento… mi sento impotente”…
E mi arriva la lettera di Alfredo Sole, dal carcere di Opera. Che in “Spes contra spem, il documentario che raccoglie testimonianze di quelli del fine-pena-mai-ma-proprio-mai che in questi giorni sta girando per l’Italia, racconta del suo passato, del suo pentimento, dei suoi tormenti… insomma, una forte, non facile presa di distanza dal mondo criminale di cui ha fatto parte. E’ stato portato, questo film, anche a Racalmuto, il paese nel quale Alfredo è nato, e che è stato luogo negli anni ’80 di crimini di mafia, che lo hanno visto attore… Immaginate il suo “tremore” al pensiero, perché “credo che difficilmente possa essere stato dimenticato a causa di quello che ho fatto”. Ma quella di Racalmuto è la sua gente e davanti alla sua gente sa di non poter restare muto, o far parlare solo il film. Così per l’occasione ha inviato una lettera, che qualcuno ha letto per lui, perché “questa è forse l’unica e l’ultima occasione che ho per chiedervi SCUSA, a tutti quanti voi”.
Ve ne leggo brani, perché sono parole di “pentito”, pentito vero e non per scelta processuale, che chiede di essere ascoltato…
“Non cerco scuse, semplicemente perché non possono esserci. Sono consapevole delle mie colpe. Avrei potuto scegliere strade diverse, invece ho scelto l’unica che dovevo accantonare. Non solo ho fatto del male a singole persone che venticinque anni fa del resto pensavo lo meritassero, no, ho fatto male a un intero paese, a tutte quelle persone che per tutto quello che abbiamo scatenato non si sono sentite al sicuro. Oggi il mio pensiero è mutato, non so se devo dare merito di questo ai miei studi filosofici o semplicemente alle riflessioni che nel frattempo sono pervenute, o a tutte e due le cose”.
Chiede scusa, Alfredo, che nel filmato Leggi il resto dell’articolo »



Prigionieri della libertà

7 07 2017

Leggete questo scambio di lettere fra una ex detenuta e un ergastolano in semilibertà..
fine-pena-maiCiao Carmelo,

stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.

Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente. Leggi il resto dell’articolo »



qualche ora di libertà…

23 05 2017

fine-pena-maied ecco la lettera di Alfredo Sole, da Opera, per il numero di maggio della rivista “Una città”

Una buona notizia. Per la prima volta dopo venticinque anni di carcere ho potuto mettere piede in una struttura che non ha nulla a che fare con il carcere. Mi hanno permesso di andare all’Università della Bicocca per la proiezione del film “Spes Contra Spem”, al quale ho partecipato. Certo non è un vero permesso, visto che ci sono andato con la scorta, ma è pur sempre una cosa diversa dal solito.
Le mie impressioni. Davvero una strana giornata per me. Dopo un quarto di secolo al chiuso mi ritrovo in un ambiente completamente estraneo a me. L’Università era davvero straordinaria, non ero ammanettato ( non ci sarei andato) e la scorta era in borghese. Ci avviammo verso l’aula di giurisprudenza, era bellissima! La sua formazione era come un teatro greco, con i tavoli a mezzaluna, interrotti solamente dalle scale che salivano in alto. Al centro in basso la cattedra.
In un primo momento, Leggi il resto dell’articolo »



Per una pena che non uccida la vita

2 05 2017

fine-pena-maiLa testimonianza di Marcello Ramirez, questo mese, per la Rivista “Una città”… invito a leggere…

Contro la “Pena di Morte Viva”
Per un diritto a un fine pena che non uccida la vita

“Non è possibile giudicare il delitto con preconcetti. La filosofia de delitto è molto più complessa di quel che si creda, è noto ormai che né le prigioni né le galere né alcun sistema di lavori forzati ha mai curato un delinquente.” (Dostoevskij)
Ciao a tutti, mi chiamo Marcello Ramirez, sono detenuto presso il carcere di Catanzaro. Ho voluto iniziare citando colui che si è trovato a subire le più penose vessazioni, quello che adesso stiamo passando tutti gli ergastolani detenuti nelle carceri di un paese civile come l’Italia. Ci sono tantissimi modi per uccidere un uomo, uno di questo è: eliminare la speranza, con questo, desidero raccontarvi qualcosa di me.
Sono detenuto da tantissimi anni, mi trovo in cella da solo, o meglio, ero da solo fino ad ieri. (…) Leggi il resto dell’articolo »



La difficile libertà di Pasquale Zagari

14 04 2017

ZagariConversazione con Pasquale Zagari. Condannato all’ergastolo, ostativo, e ora libero per “un cavillo”, si racconta per invitarci a cercare di superare i pregiudizi, a credere che le persone con il tempo possano cambiare, come lui è cambiato e ha rotto i ponti con il passato, anche scegliendo di vivere al nord, lontano dal suo paese in Calabria.
E ora è alle prese con la difficile libertà di chi per anni è stato chiuso al mondo e ora, dopo tanto vuoto, si dichiara bambino… E vorrebbe che la sua testimonianza serva ad aprire il cuore e le menti di chi non sa…

“La mia storia… brevemente… Mi chiamo Pasquale Zagari. La mia vita è stata segnata da quando non avevo ancora 17 da episodi di bullismo che ho subito…e ho commesso un delitto. Sono stato in seguito condannato. Sono stato latitante per 5 anni e poi arrestato. Durante la mia carcerazione, purtroppo, nel 1991 mio padre è stato ucciso. Era consigliere comunale della DC… Ucciso da innocente. Vi fu chi ordinò di ucciderlo, perché così “così si mette zizzania e si scanneranno fra di loro”.   Episodio che ci sconvolse tutti. Mio fratello perse la testa e commise la strage per cui è in carcere (ora si trova a Sulmona).  Io ero detenuto (…) Leggi il resto dell’articolo »



Spes contra spem…

29 03 2017

siena venerdìA Siena, appuntamento di fine marzo….
Proiezione di “Spes contra spem”, e non solo… ascoltate:

“Il tema trattato ed oggetto del documentario è di estrema importanza ed interesse per un capoluogo che ha nel proprio centro storico una Casa Circondariale e nel cui territorio insiste una Casa di Reclusione entrambe normalmente “ospitanti” detenuti in esecuzione di pene custodiali lunghe ovvero perpetue. Siena, San Gimignano, Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa, e zone limitrofe, sono città nelle quali i detenuti all’atto della scarcerazione, e con essi le loro famiglie, sono obbligati ed in alcuni casi scelgono di continuare a vivere, e tentare di ricostruirsi, ricorrendo all’ausilio, il più delle volte salvifico, delle istituzioni e degli organismi che si occupano di politiche sociali e di integrazione, non escluse quelle di formazione ed insegnamento e tutte le comunità ed associazioni di volontariato che ne rappresentano a pieno titolo il maggiore esempio di comunità inclusiva.
E’ innegabile l’interessamento al tema da parte di chi si occupa di istruzione e formazione, Leggi il resto dell’articolo »



Fra barbarie e civiltà…

16 01 2017

dylannNon vi sarà sfuggita. La condanna morte di Dylann Storm Roof, il giovane bianco che nel giugno del 2015 compì una strage in una chiesa metodista di Charleston. Morirono nove persone, afroamericani. Roof oggi ha ventidue anni. Il suo crimine: l’odio. Il suo sogno: la supremazia bianca. Altri dettagli potete andare a leggerli, come il fatto che l’attacco era stato progettato da tempo, che sembra mai abbia dato segni di rimorso… e tutte le cose che, leggo, hanno fatto dire al familiare di una vittima: “la sentenza manda un messaggio forte, che i crimini d’odio non possono essere tollerati”. Una sentenza anticipata a suo tempo dalla dichiarazione della presidente del Nord Carolina: l’omicida deve morire.
La notizia non sembra abbia suscitato grandi dibattiti dalle nostre parti… eppure tanto ci siamo stracciati le vesti intorno alla sentenza che aveva condannato a “solo” ventuno anni di carcere Anders Behring Breivik, responsabile della strage sull’isola di Utøya, in Norvegia. Scusate, ma il confronto viene automatico. Fra barbarie e civiltà…
Guardando la foto di Roof… Leggi il resto dell’articolo »



Giubilando….

7 11 2016

fine-pena-maiDomenica 6 novembre. Giubileo dei carcerati. E Gatto Randagio, per un giorno sospende il suo vagare irrequieto e solitario, per andare buono buono a mettersi in fila, in coda al corteo della marcia dei Radicali. Sì, questa intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco, la marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà. Tre parole che piacciono tanto a Gatto Randagio, perché da quando ha ficcato il naso dentro le mura di un carcere proprio non riesce a dimenticare gli sguardi che lì dentro ha incontrato, e di tanta afflizione ancora non ha trovato il senso…
O meglio, un’idea se l’è pur fatta ( il randagio)… sempre più convinto che il carcere riguardi i consumatori finali di una giustizia che è giustizia di classe, e per prima cosa s‘è chiesto da che parte sta (nel senso di classe, appunto). Ma anche a sentirsi sicuri di appartenere a quell’altra classe, quella che le leggi le fa, tranquillamente disponendo e pensando che “mai ci riguarderanno”, non basta una scrollata di spalle, quando si sa a cosa davvero condanniamo le persone quando le imprigioniamo nella “casa del nulla”. Che nel lessico dei prigionieri (si apprende da un illuminante libretto scritto da Salvatore Ricciardi “Vademecum di resistenza”) è il nome più utilizzato per indicare il carcere.
Marciando marciando, dunque, Leggi il resto dell’articolo »