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    Cafè danzante…

    “Mi piace avere un camino in casa e vedere il fumo che esce dal camino, la mia villa la voglio così…” “ i peperoni quando li cucino io, li lascio cuocere piano piano… poi li sistemo in un piatto e quando arrivano i miei fratelli se li mangiano di gusto…” “sto bene in compagnia e mi piace la musica. Guarda come sorrido…”

    Ascoltando, le parole di Enrico, Lina, Liliana,  che si incontrano all’Alzheimer Cafè, a Milano, quasi un’isola in città… E “Un’isola in città, per non sentirsi più soli”, è il titolo di un libro della Fondazione Manuli, che di Alzheimer appunto si occupa. Un testo che può aiutarci a capire qualcosa di più del mondo dell’alzheimer, quel mondo che così spesso imprigiona malati e famiglie, nelle maglie di una rete fatta di solitudine, parole perdute, e identità smarrite…  Un libro che è anche un invito ai momenti di leggerezza e di normalità che all’Alzheimer Cafè è possibile trovare, per cercare di ricostruire quel filo spezzato… per attenuare la tristezza per quello che non c’è più… Se funziona? Alcuni familiari raccontano che le giornate trascorse all’Alzheimer Cafè restano nella memoria delle persone, anche se si tratta solo di memoria emozionale. Leggere per credere. Leggere anche per capire questo mondo con cui queste nostre popolazioni che invecchiano sempre più devono pur fare i conti… Un libro da leggere anche per scoprire che qualche volta può accadere un piccolo miracolo…  Come quello che è accaduto a una coppia di ex ballerini, cui la malattia aveva portato via la memoria del loro passato danzante… Eppure, eppure… sollecitati negli incontri di quest’isola in città, si sono ritrovati all’improvviso a ballare, sull’onda emotiva della musica. A ballare, ballare con la classe di una volta… Leggere per credere. O magari anche andare a vederli…

    www.fondazione-manuli.org

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