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    Covid in carcere, quasi una sentenza capitale

    La vendetta persiste anche nell’esercizio della giustizia… Ascoltando sulla terza rete tv una bella puntata di “Lezioni”, dove con il filosofo Umberto Curi si è parlato delle derive oscure della giustizia, del fondo di vendetta che comunque sempre rimane…
    E come non pensare ancora a quel serpeggiare silente di vendetta, sapendo di quel che accade dentro le carceri di questi tempi di pandemia, cercando di capire, ancora una volta, le ragioni di tanto spregio, che diversamente non saprei come definire … Se ne parla poco, pochissimo, in giornali e tv, eppure la notizia dovrebbe far sobbalzare: quasi ottocento i detenuti positivi, e sono già circa mille i positivi fra gli operatori che lavorano nelle carceri. In quasi la metà degli istituti di pena si è verificato almeno un contagio. E, udite udite, questa insidiosa bestiolina che è il covid-19 è penetrato persino nelle blindatissime sezioni del 41bis, a dispetto di chi le ha in qualche modo definite “a prova di virus”. 22 le persone detenute positive al covid a Tolmezzo, fra 41bis e alta sicurezza … Positivi anche nella sezione di Parma… Immaginate cosa sta accadendo fra i “comuni” di carceri affollatissime come Secondigliano, ad esempio… si denuncia il 30 per cento di contagiati nel carcere di Terni… e a Torino positivi anche due bambini…
    Dovrebbe far sobbalzare il fatto che questi numeri siano aumentati rapidissimamente in poco più di una settimana. Mentre corre subito il parallelo con quanto accaduto in quell’altro luogo di confinamento che sono le residenze per anziani…
    E invece nulla. Perché la verità è che non riconosciamo dignità umana e titolarità di diritti a chi, per un motivo o per l’altro, è finito dietro quelle mura, neanche un diritto fondamentale come quello alla salute, quasi non fossero cittadini di questo nostro stato.
    Come neppure per i peggiori dei nemici…
    Amira Hass, in un articolo ripreso questa settimana da Internazionale, racconta che le nuove regole del servizio penitenziario introdotte in Israele per evitare il contagio, e che consentono la scarcerazione di detenuti a particolari condizioni (condanne non più di 4 anni, breve residuo di pena da scontare…), non valgono per i prigionieri palestinesi nelle carceri di sicurezza. E il ricorso fatto contro questa grave discriminazione è stato respinto senza fare una piega dalla Corte suprema.
    Nemici che più nemici non si può… che è quello che evidentemente succede anche da noi, se (ricordate durante la prima ondata della scorsa primavera?) basta pronunciare due paroline, “criminalità organizzata”, o anche una sola, ma dall’eco tonante, “boss”… basta diffondere notizie distorte su centinaia di “pericolosissimi boss” scarcerati “con la scusa del virus”… e qualsiasi tentativo di tutelare, per quanto possibile, la salute di persone anziane e ammalate, affette da gravissime patologie, si blocca. E neanche una piega su chi, subito rimandato in carcere sull’onda del “furor di popolo”, è dopo poco morto (se volete i dettagli e capire il meccanismo messo in moto da una furiosa “campagna antiscarcerazioni”… https://www.ildubbio.news/2020/09/05/e-malato-ma-lo-sbattono-di-nuovo-galera-ucciso-dalla-furia-antiscarcerazioni/). Pensate che enorme potere ha sul nostro immaginario l’idea della lotta alla mafia, una sacrosanta lotta che, rubo la definizione a Damiano Aliprandi che firma l’articolo a cui rimando, “sembra si sia trasformata in una lotta contro i principi costituzionali”. Ricevo proprio oggi la lettera da persona al 41bis, che, come rimuovendola, neanche pronuncia la parola “pandemia”. Pronuncia spesso, invece, la parola “loculo”.
    E tutto questo si riverbera sull’intera popolazione carceraria, mentre già iniziamo a contare i morti della seconda ondata…
    Ma evidentemente il diritto alla cura e alla salute per i cittadini italiani si spalma lungo una scala cui al gradino più basso è stato segato il piolo.
    Le derive oscure della giustizia…
    Eppure, provate a immaginare lo stato d’animo di chi vive in isolamento, di chi è in celle sovraffollate dove è impossibile mantenere la distanza che è a tutti noi raccomandata, dove il diritto alla cura e alla salute è già normalmente calpestato, senza poter più incontrare parenti, che in realtà non hanno notizie certe di nulla, come notizie certe di nulla hanno anche le persone prigioniere.
    Le derive oscure della giustizia…
    Ricordate le proteste del marzo scorso, scoppiate per il diritto alle telefonate e ai tamponi, per paura, per visite e permessi annullati, per la confusione delle informazioni? I 13 morti di cui più non si parlato… (https://www.remocontro.it/2020/03/15/lordine-che-produce-disordine-se-tredici-morti-vi-sembrano-pochi/). Se 13 morti ci sembran pochi, molte sono invece le denunce di “maltrattamenti” e pestaggi, in risposta alle proteste, arrivate a chi di carcere si occupa, l’associazione Yairaiha, Antigone, i Radicali… molti esposti sono stati presentati, ed è stata usata la parola “tortura” (e per fortuna almeno la si può pronunciare la parola “tortura”, dopo l’approvazione della legge, per quanto discutibile e sicuramente perfettibile, che finalmente questo reato prevede). Quale cura…
    Chi di carcere si occupa e conosce la sua tremenda realtà, sa che è questione di diritti umani, e non vede alternative: bisogna ridurre il sovraffollamento, e per questo le norme già ci sono. Si torna a invocare amnistia e indulto, perché il diritto alla salute è di tutti o di nessuno, come ricorda l’ultimo appello lanciato dall’Associazione Yairaiha (https://www.laltrariva.net/2020/11/il-diritto-alla-salute-e-di-tutti-nessuno-escluso/).
    Amnistia e indulto, parole che, queste sì, fanno sobbalzare…
    Dopo i molti atti di clemenza seguiti a quello di pacificazione del 1946, nel 1992 tutto si è interrotto. Quando la riforma dell’articolo 79 della Costituzione ha introdotto in pratica “un mostruoso procedimento rafforzato”, con maggioranze non previste neppure per deliberazione definitiva di leggi costituzionali. E certo “non c’è spazio per amnistia e indulto – parole del costituzionalista Andrea Pugiotto – quando impera il primato della pena esclusivamente retributiva, revival della legge del taglione… La questione, inutile dirlo?, è di riassunzione di responsabilità politica, di una politica che abbia il coraggio di scrollarsi di dosso, invece che crogiolarvisi dentro, la trappola del consenso…”
    “Per il tuo bene ti mozzerò la testa”. Mai come in questo momento sembra fotografare il nostro umore il titolo del libro che Luigi Manconi ha scritto con Federica Graziani contro il “giustizialismo morale”. Leggetelo. Ben descrive l’abbassamento del livello della nostra civiltà giuridica.
    Le derive oscure della giustizia… oscurissime se, tornando alla lezione di Umberto Curi e a quel fondo di vendetta che sempre rimane, per prevenire un crimine si commettono crimini…

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