A proposito di censure… e indifferenza…

27 09 2020

E chissà che ne avrebbe detto Mario… che nel maggio del 2019, … scrisse:

“Ah…! Questo mese di maggio dove tutto in natura si rinnova, io lo definirei il mese delle meraviglie, se non fosse che in me rinnova ricordi e realtà bruttissime. Ecco questo maggio del 2019, è il mese, l’anno in cui compio 40 anni, un momento, non è che state pensando che questa sia la mia età, e noo! Signori sono solo 40 anni di carcere effettivi che ho compiuto meglio espiato gli anni, di età posso garantirvi che sono molto di più, sono vicinissimo ai settant’anni. Ma non è che tutto questo tempo trascorso nelle patrie galere di uno stato farabutto, diciamo pure senza dignità, che può spaventarmi, credo che per mettermi paura ci vorranno ancora infiniti mesi di maggio, a mettermi paura è soltanto l’indifferenza delle “persone” che dovrebbero occuparsi di noi detenuti. (…)  Leggi il resto dell’articolo »



Caino e il suo dio crudele. Ma il diritto è “violenza domata”

21 09 2020

Cain Fleeing Abel
William Blake, 1826

“… Tu sei caino, e malvagio, infame uccisore del tuo stesso fratello, Non tanto malvagio e infame quanto te, ricordati dei bambini di sodoma. Ci fu un lungo silenzio, poi caino disse, Adesso puoi anche uccidermi, Non posso, dio non si rimangia la parola, morirai di morte naturale nella terra abbandonata e gli uccelli rapaci verranno a divorare la tua carne, Sì, dopo che tu avrai prima divorato il mio spirito…”

E torniamo a parlare di Caino… sì, pure in un momento in cui terribili crimini riaccendono mai sopite polemiche a proposito di delitti e di pene. Anzi, proprio per questo… Di Caino ma anche di quel dio che, nella narrazione di Saramago, è un dio cattivo, ingiusto e vendicativo e che, soprattutto, non ama gli uomini.
Ve ne parlo spesso, dei “peggiori” Caini del nostro tempo. Gli ergastolani ostativi. Persone condannate all’ergastolo che più ergastolo non si può, se esclusi da tutti i benefici pur previsti per chi è condannato anche alla massima pena. Una pena perpetua e immutabile, la loro, che arriva fino alla morte, cui ci si può sottrarre “solo collaborando utilmente con la giustizia”. Per intenderci, cainissimo è stato Mario Trudu (e quanto ve ne ho parlato…), 40 anni di carcerazione senza spiragli, neanche quando gravemente malato, e poi una morte cattiva…
E poi c’è quel dio… e mai si può smettere di interrogarsi su questa giustizia che troppo spesso veste i panni del dio ingiusto e crudele, che sa a volte essere più cattivo del più cattivo degli uomini. Che è potere tremendo, quello dell’uomo sull’uomo… Leggi il resto dell’articolo »



Mario Trudu, la sua Iliade e il premio Stregone

25 06 2020

Beh, che dire, c’era da aspettarselo… da quello strepitoso editore all’incontrario che è Marcello Baraghini. L’aveva promesso ed ecco che ci siamo. Esattamente fra una settimana, la sera del 2 di luglio, in contemporanea con la serata finale del premio Strega, verrà ufficialmente proclamato il vincitore della terza edizione del premio Stregone.
E sarà l’ultimo libro di Mario Trudu “La mia Iliade”, di cui vi parleremo. Libro purtroppo postumo. Mario è morto, dopo quaranta anni di carcerazione senza l’alito di uno spiraglio, nell’ottobre dello scorso anno. Nell’ospedale di Oristano, dove era stato ricoverato quando ormai era troppo tardi, nonostante le sollecitazioni, le richieste, le denunce perché, ammalato da tempo, ricevesse le cure necessarie, e in una struttura adeguata. I “no”, le “distrazioni”, le lentezze sono stati l’ultimo accanimento nei suoi confronti.
Di Mario Trudu Marcello Baraghini si era da subito innamorato,
fin da quando, ormai quasi una decina d’anni fa, gli avevo portato i primi manoscritti. Riconoscendo la forza della sua scrittura, di pensieri e parole vergati col sangue, che è l’inchiostro della vera letteratura. Tutto il sangue, nel bene e nel male, di una vita senza un attimo di quiete.
E del colore del sangue è questa sua Iliade, che Natalino Piras nella prefazione definisce libro “meraviglioso, immenso”. Leggi il resto dell’articolo »



Il mondo che affamiamo…

30 03 2020

Lo sguardo, ad ampio raggio, di Vittorio da Rios, che, sempre generoso, di apprezzamenti e pensieri, come sempre ringrazio:

“Come sempre Francesca pone il dito sulla piaga, e che piaga, il carcere, quelle numerose micro gabbie inutili disumane dentro la maxi “gabbia” globale che è la nostra esistenza dovuto non solo alla nostra finitezza “biologica” ma ad una organizzazione della società che come spesso “grida” Papa Francesco inascoltato è un sistema che uccide! Questo sistema a trazione occidentale costringe quasi quattro miliardi di creature a vivere con meno di due dollari al giorno. Affamiamo tra i 850-900 milioni di persone, e ne uccidiamo per fame tra i 25-30 milioni. Un sistema di tale fatta che definire criminale nella sua essenza costitutiva è un eufemismo come si regge e si perpetua? Perché miliardi di creature non si ribellano nei confronti di una ristretta minoranza della popolazione del pianeta, che assorbe e gestisce oltre il 90% della ricchezza prodotta? LE ARMI! Leggi il resto dell’articolo »



A proposito di Sorella Morte…

2 03 2020

A proposito della morte, delle nostre paure e illusioni, dei desideri, delle violenze, di sistemi consolatori… la profonda riflessione di Vittorio da Rios, che ancora ringraziamo…

“Tutti portiamo dentro le sofferenze di lutti personali e collettivi. La morte ci accompagna inesorabilmente. Sorella morte l’ha definita Francesco. A volte desiderata come forma ultima e sublime dello spirito, di ricongiungersi con “l’eterno”. O come quando il vivere diventa insopportabile dolore fisico e psichico, nonostante le conquiste in campo farmacologico. Spesso la morte colpisce con innata violenza, e rapina giovani creature. Determinate da malattie, guerre, fame, tribolazioni dovute al disordine globale in cui vive tutt’ora l’umanità. La morte questa sconosciuta, nonostante si abbiano a lei dedicato, nel corso dei secoli studi, riflessioni, profondissime escavazioni filosofiche-teologiche-scientifiche- antropologiche, rimane nella sua essenza “costitutiva” tutta ancora da decifrare. Leggi il resto dell’articolo »



L’abbraccio virtuale che non ci salverà

2 03 2020

Commuove, forse, ma molto più fa rabbrividire. E non è cosa che si possa presto accantonare. Io ancora rabbrividisco, dopo averlo visto… quel video che avrà già incuriosito molti di voi… e che mostra l’incontro di una donna con la figlioletta morta tre anni prima, incontro reso possibile in un mondo virtuale creato apposta per loro. “I met you”, il titolo del documentario che racconta l’esperienza di Jang, donna coreana, madre della piccola Nayeon, che una malattia incurabile le ha portato via quando aveva appena sette anni…. Ed eccola lì, Nayeon che alza lo sguardo lucido verso sua madre, che è lì davanti a lei, e che noi vediamo allungare le braccia verso la bambina, che la madre, attraverso il visore per realtà virtuale che indossa, riesce a vedere come fosse lì, viva e palpitante, su quel prato verde disegnato per i loro passi nel nulla… E grazie a sensori che ha alle mani, sembra che Jang riesca a toccare quella che sappiamo essere solo una riproduzione elettronica della figlia… E la chiama, e si commuove e, magia della realtà virtuale, in qualche modo mamma e figlioletta interagiscono…
“Come stai mia piccola Neyeon?” Leggi il resto dell’articolo »



“Dal ritorno”. La vita rimasta laggiù…

27 01 2020

Oggi che in troppi sembrano dimenticare…

«Caro Silvano, quando ci siamo incontrati, una sera di dicembre, mi hai chiesto di accompagnarti. Volevi tornare laggiù, nel luogo di cui sei sopravvissuto. Io sono sempre laggiù, mi dicevi. In vita, solo, nell’incredulità dell’esistenza. Abbiamo iniziato il viaggio. Sei dovuto sopravvivere, di nuovo».
Silvano Lippi che, ufficiale dell’esercito durante la guerra, era stato nel 1943 in Grecia, e dopo aver rifiutato l’adesione alla Repubblica di Salò fu prigioniero nei campi di concentramento. In Grecia, in Germania, in Austria. A Mauthausen fu addetto ai forni crematori. Silvano Lippi, che per sessant’anni ha taciuto, e poi…
La sua storia mi è venuta incontro, tremenda e dolente, come una vertigine, dalle pagine del film di Giovanni Cioni, “Dal ritorno”, con il quale Lippi ha condiviso il tempo, infine, della parola. E sono due uomini che si incontrano, e si accompagnano nel viaggio verso “laggiù”… Silvano che parla e Giovanni che accompagna, in sospiri interroga e ascolta, e con lui tutti noi siamo catturati dal procedere del racconto.
Testimonianze imprescindibili. Leggi il resto dell’articolo »



L’Iliade di Mario Trudu

26 01 2020

Da quel maestro, editore sempre controcorrente, di Marcello Baraghini, un annuncio che ci riempie di gioia… Pubblicherà il prossimo libro di Mario Trudu: La mia Iliade… Travolgente e stravolgente… leggerete… Intanto:

“Stavamo pensando, in redazione, alla terza edizione del nostro Premio Stregone, mentre nani e ballerine al suono di trombe e trombette già stanno, più o meno velatamente, annunciando il possibile vincitore del Premio Strega, quello più prestigioso, e più inciucione, che sopravvive grazie alle “veline” giornalistiche e poi alla diretta televisiva tutta dentiere smaglianti e “magna magna”…
Pensavamo a un rilancio, del quale avremo modo di parlare, quando ci è piovuto un fulmine sulla testa. Un fulmine chiamato Mario Trudu, giunto a noi attraverso Francesca de Carolis che, quando l’abbiamo incontrata al Partito Radicale in occasione della due-giorni per i 50 anni di Stampa Alternativa, ci ha sottoposto la sua ultima opera. Leggi il resto dell’articolo »



LA LEZIONE DI UN ERGASTOLANO

24 12 2019

autoritrattoLa sera di due mesi fa (era il 24 ottobre) la morte ha liberato dall’ergastolo Mario Trudu. Un uomo, uno scrittore, lo dipinge Maria Rosa Tabellini, che lo ha conosciuto a San Gimignano, suo “studente” nel laboratorio di scrittura del carcere, e ha dedicato a lui questo intenso scritto, bellissimo racconto. Con il quale vogliamo ricordarlo questa sera di Natale, che tutti speravamo Mario potesse trascorrere nella sua casa…

“Era un uomo che assomigliava a un albero: la stessa scorza ruvida a ricoprire un interno più tenero e chiaro, dove i cerchi concentrici segnano gli anni. Un uomo simile a un albero della sua Sardegna: uno di quegli alberi che, spinti dalla forza inesausta del vento, si abbassano verso il suolo, e continuano, pur così affaticati all’apparenza, a portare foglie e rami, e a sprigionare i profumi aspri della natura, talvolta coi rami feriti o bruciati dagli incendi originati dalla calura implacabile o più spesso dalle faide interminabili. Era un uomo che nutriva per la natura un amore primordiale, radicato attraverso chissà quanti strati di esistenze passate sulla sua isola. Era un uomo che coltivava l’arte antica dell’intaglio nel legno, creando piccole figure di animali in cui racchiudeva la sua vita; un uomo che aveva imparato il disegno dal tratto sottile: incisioni nette che tuttavia non ferivano il foglio, ma lo accarezzavano con la bellezza delle figurine precise e al contempo delicate: un cavallo fatto di piccoli punti che si staglia sul foglio, un paesaggio depositato nella memoria, un volto, il proprio volto come era, o forse come sarebbe stato se la strada della vita non fosse diventata a un tratto così stretta e chiusa e tortuosa. Un uomo, infine, che aveva il dono della scrittura: aspra e vigorosa e fiera anche di quel suo stile, non sempre canonico (ma non c’era niente di canonico in lui), che – diceva – lo rappresentava nel suo essere autentico. Leggi il resto dell’articolo »



A proposito del sogno che non è la vita…

11 12 2019

NONèSOGNO-_3-768x432“Non è sogno” diventa per Vittorio da Rios, lo spunto per parlare di Pasolini. Del suo genio poetico, della sua vita, della sua forza di intellettuale… Un bellissimo intervento, tutto da leggere.

“In un paese orribilmente sporco…” Frase di Pier Paolo Pasolini. Si legge nella copertina di un libro voluto da Laura Betti, PASOLINI: CRONACA GIUDIZIARIA, PERSECUZIONE, MORTE, Garzanti editore 1977. Pasolini era stato assassinato sul finire del 1975. In maggio sempre del 75 erano stati pubblicati Scritti Corsari. e poi lettere Luterane. Ora tutto il corpus dell’opera pasoliniana in 10 volumi ha trovato degnissima collocazione nel Panteon prestigioso della collana i Meridiani. “Ricordo e so di un giorno molto lontano in cui, tra tanta gente di cui non ricordo e non so, entrò nella mia casa un uomo pallido, tirato, chiuso, in un dolore misterioso, antico; le labbra sottili sbarrate ad allontanare le parole, il sorriso; le mani pazienti d’artigiano. Sapeva di pane e di primola. Leggi il resto dell’articolo »