More

    L’inascoltato

    … e dunque, la lettera che Sebastiano Milazzo scriveva circa un mese fa, al Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, alla Direzione della Casa di reclusione di Spoleto, alla Direzione del DAP…

    Premesso, di aver chiesto ininterrottamente da anni un trasferimento nel carcere toscano. Le motivazioni addotte alle mie richieste ritengo avrebbero meritato una seria verifica in quanto si sono sempre basate sull’ispirazione di creare le premesee per non far crescere i miei figli in Sicilia, ma in Toscana, una terra dove avrebbero una casa, un lavoro e la possibilita’ di realizzarsi, in quanto li’ vivevo io sin dal 1970 e vivono da sempre mia madre e mia sorella, la cui presenza e vicinanza poteva rappresentare, in assenza del padre, il miglior punto d’appoggio, per una nuova prospettiva divita dei miei figli. Altra motivazione riguardava l’eta’ di mia madre che e’ del 1928. L’eta’ non le consente piu’ di venirmi a trovare, soprattutto da quando ha subito due operazioni al cervello.  Erano queste le ragioni per le quali chiedevo di poter essere trasferito in un carcere della Toscana, cosi’ che la maggiore vicinanza potesse offrire maggiori occasioni di frequentazione, … che mi e’ sempre stata impedita, senza reali ragioni, perche’ io conosco la mia vicenda umana e giudiziaria, e so che, se qualcuno si fosse assunto l’onere di analizzarla, si sarebbe accorto che io ho condotto la mia carcerazione all’insegna del piu’ totale distacco dal mondo intero, e che persino tra le parentele non si troverebbe nemmeno un solo individuo con una multa per divieto di sosta.

    A cio’ si e’ aggiunto il fatto che da quasi due anni, causa un incidente, mia moglie non puo’ affrontare il viaggio per venire a trovarmi e accompagnare a Spoleto i miei figli. Situazione fatta presente a tutti gli operatori, che fuggono di fronte alle fastidiose “per loro ma non per me”, rappresentazioni della realta’ che vivo…. dopo l’incidente, un parente si era offerto di portarmi i bambini e avevo chiesto il permesso di poter entrare a colloquio. Sto ancora aspettando una risposta. Intantoil maggiore dei miei figli, che all’epoca era minorenne, sta per compiere diciannove anni.

    E intanto i rapporti affettivi, soprattutto con i ragazzi che non hanno mai vissutoinsieme a me, si sono ridotti fino al punto di non avere piu’ nemmeno argomenti quando li sento al telefono. Mi chiedo, ma la funzione che la Costituzione assegna alla pena e’ quella di destinare a morire in carcere noi ergastolani, come sostenuto in un’intervista dal presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, ponendosi il problema della nostra condizione, e se queata, per completare l’opera, preveda anche la funzione di destabilizzare mentalmente il condannato operando per realizzare il distacco definitivo dai propri affetti. la pena dell’ergastolo, scontata in queste condizioni, corrisponde, semmai, alle aspirazioni dell’onorevole Bonanno della Lega, di indurci tutti al suicidio, senza nemmeno il bisogno di dovere ammettere di averci giustiziato, e bisogna concedergli che almeno lui ha avuto la franchezza di affermare cio’ che gli altri cercano di realizzare, confidando nel fatto che le capacita’ raziocinanti di una persona non sono senza limiti. Questo limite, per quel che mi riguardA, il sistema ha fatto di tutto per farlo arrivare alla fine della corsa, anceh perche’ la mia esistenza era basata su un’unica aspirazione. Quella di poter essere di aiuto ai miei figli. Toltami questa possibilita’, non mi resta alcuna ragione per continuare a vivere. Si tratta solo di decidere quando liberarli del peso della mia condizione.

    Tutta questa premessa perche’ in questi giorni mi e’ stata montata un’ulteriore branda in cella e cio’ lascia prevedere che io sono destinato a convivere con un altro detenuto, nonostante l’art.22 c.p. tassativamente non prevede forme di deroghe da parte dell’amministrazione penitenziaria circa l’isolamento notturno, come recitano diverso ordinanze (…) . Malgrado abbia sempre sperato in una collocazione in un carcere della Toscana per la ricostruzione dei rapporti con la mia famiglia, oggi sono costretto a fare presente che vivo di speranza e di futuro. e il quasi definitivo distacco dai miei affetti mi ha posto in una condizione mentale che non mi consente piu’ di poter vivere in cella con altre eventuali presenze.” Sebastiano Milazzo

    dal sito linkontro.info

    Ultimi Articoli

    Lo strazio dei bambini

    Le Donne del Muro Alto

    carcere e covid, fra emergenze e menzogne

    Archivio

    Tag

    Articolo precedenteRitorsioni?
    Articolo successivoNotturno