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    IL 27 settembre davanti al Cpr di Ponte Galeria

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    Cari amici e amiche,
    stiamo attraversando l’Italia per arrivare davanti le mura dei luoghi dove siete rinchiusi. Una condizione che è ingiusta e dolorosa e che voi ogni giorno denunciate.
    Vorremmo farvi arrivare la nostra voce, e un pensiero forte di solidarietà, perché sappiate che la vostra lotta per la libertà è forte e coraggiosa e non cade nel nulla.
    Il nostro viaggio è guidato da un cavallo azzurro che rappresenta per noi la storia della lotta contro ogni forma di detenzione e crede in un mondo senza confini.
    Ha ormai più di cinquant’anni il cavallo, si chiama Marco, e da quando è nato è andato davanti prigioni, ospedali, manicomi (quando esistevano). Marco Cavallo è un simbolo di LIBERTÀ.
    Oggi siamo qui, a portarvi il nostro abbraccio, per dirvi che nessuno e nessuna di voi è solo, e che siamo in tanti e tante a batterci insieme a voi perché questi posti vengano chiusi per sempre e venga cancellata la legge che li ha fatti nascere. Tutti e tutte devono tornare ad essere liberi. È terribile e vergognoso che si possa finire in una prigione per un documento scaduto, un permesso irregolare, per aver passato un confine. Non si può imprigionare la libertà di movimento.
    Oggi siamo qui fuori, e vorremmo che riusciste a sentire le nostre voci. Ma soprattutto siamo qui a raccogliere le vostre voci, le vostre testimonianze, per portarle fuori il più possibile, pronunciando i vostri nomi. Voi, che ogni giorno ci insegnate cosa significa battersi contro le frontiere, la violenza e le disuguaglianze, per un mondo più giusto
    ”.

    E’ il messaggio letto ad ogni tappa del viaggio di Marco Cavallo nei Cpr. Ne abbiamo parlato del progetto lanciato dal Forum salute mentale per portare i riflettori su quei luoghi che rappresentano “l’istituzione totale” nelle sue forme più aberranti, ‘lager’ sono stati definiti da chi vi è entrato, molto richiamano gli Ospedali psichiatrici giudiziari, somma, se possibile, di Manicomio e Carcere. Come testimoniano le tante testimonianze e denunce fatte negli anni da Parlamentari, Garanti, Sanitari e associazioni che si occupano di tutela dei diritti della persona, nei Cpr vengono distribuiti in misura massiccia psicofarmaci, anche in assenza di medici, anche in assenza di prescrizione medica, mentre le condizioni di vita all’interno non garantiscono salute fisica e mentale a chi vi è recluso. Punto centrale, per il Forum, opporsi “al ritorno ad una psichiatria garante dell’ordine e controllora del comportamento di uomini e donne detenute/i”.
    Un viaggio particolarmente importante in questo momento di erosione dei diritti che riguarda tutti noi.
    E quindi eccoci. Marco Cavallo ha iniziato il suo viaggio il 6 settembre, partendo da Gradisca d’Isonzo. Gli altri appuntamenti il 20 a Milano, il 27 a Roma, il 3 ottobre a Palazzo san Gervasio, l’8 a Brindisi, per concludersi il 10 a Bari. Per chiedere la chiusura dei Cpr e l’abolizione della detenzione amministrativa, da cui questo orrore discende.
    Ovunque per vessillo bandiere di scarto. Come quelle portate dagli ospiti del manicomio di Trieste quel lontano giorno del febbraio del 1973, quando al seguito di quella straordinaria macchina teatrale che è Marco cavallo attraversarono le vie di Trieste. Segnando un punto di non ritorno nella lotta per la libertà, contro le istituzioni totali. E anche oggi, ad ogni tappa, il colpo d’occhio di quei ritagli di stoffa cuciti insieme, coloratissimi, è stato ovunque bellissimo.
    A ricordare che nessuno è “scarto”.
    Non è scarto, Iulius che:
    Io non sto bene sono schizofrenico, ho tutte le carte. Ho bisogno dei miei farmaci, non posso stare rinchiuso. Non hanno nemmeno letto cosa ha scritto il mio psichiatra. Non lo sanno cosa può fare uno schizofrenico quando è rinchiuso. Io qui mi ammazzo. fatemi uscire, devo uscire di qui. Perché sono qui? Perché non sono libero? la mia situazione è già un casino, perché mi tengono qui? io non ho fatto niente. sono schizofrenico. sono schizofrenico. Che posto è questo, sembra una gabbia per uccellini. Io non sono un uccellino. sono un uomo. un uomo con tanti problemi. fatemi uscire.

    Non è scarto Mohammad che:
    Io sono in Italia da più di 15 anni, non so più nemmeno come è il mio paese. Ho
    fatto il mediatore e partecipato tante volte alle manifestazioni per i nostri diritti in piazza ed in tante città. A un certo punto ho avuto difficoltà, ho perso il permesso e dopo qualche mese sono finito qui. Tutto cancellato, tutte le mie parole nel cesso. La parola diritti che ho gridato tante volte qui è morta, finita per sempre. Questa è una gabbia per scimmie. Se hai bisogno di medico, non viene e dobbiamo urlare tutti insieme e spesso non basta perché dobbiamo accendere il fuoco così qualcuno viene. Qui ci sono due che non parlano nemmeno, non so se perché sono muti, ma insieme hanno qualcosa che non va eppure vedi….stanno qui. Come fanno a stare qui? si vede che hanno tanti problemi. Io non ce la faccio più, non prendo i farmaci per dormire che danno a tutti, ma non ce la faccio più…. Sono arrabbiato ora. Sono stato 7 anni in carcere ok, ma il carcere era meglio che stare qui. Ora ammazzo qualcuno anche qui così torno in carcere. Meglio. Sono qui da 10 mesi! sai quante cose si possono fare in 10 mesi. Qui non facciamo niente. Niente. Il cibo fa schifo ed è scaduto. Ogni giorno qualcuno si taglia, perché non ce la fa più. Ci stanno giorni dove ci sta tanto sangue e, uno qui va a vedere e sente l’odore del sangue…

    Non è scarto Hafed che:
    : “Sono qui ormai da 11 mesi. Sai cosa mi ha fatto questo posto? si dice che un lupo
    se ben trattato può diventare domestico; qui da animale domestico mi hanno trasformato in un lupo. Io non so come possano pensare che io possa restare qui. Ci sono i bagni alla turca, io non riesco a fare i miei bisogni, devo farmi accompagnare perché altrimenti cado. Dicono che sono idoneo a stare qui, ma ho un problema al respiro da tanti anni e ho questa cosa che non riesco a fare i mie bisogni. E’ sempre più difficile. Non ce la faccio più. Questo non è un posto normale. questa è Guantanamo..

    Non è scarto Hassan che:
    Ad un certo punto mi sono davvero arrabbiato. Chiamavo il medico ogni giorno e
    non mi curava mai. Io qui mi sono fratturato le gambe e mi hanno ingessato: un mese una gamba, un mese l’altra. Normalmente non potrei stare qui…e invece in questo cpr non mi hanno fatto uscire mi hanno lasciato qui e non riesco nemmeno a camminare bene. Quindi sì ho protestato e ho bruciato un materasso. Sai che hanno fatto? mi hanno portato in isolamento con un altro con il mio stesso problema. Abbiamo protestato anche lì e sono entrati con scudi e manganelli in tanti…non so quanti…dieci forse. A lui gli hanno fatto due punture (sedazione forzata). Due! ha dormito per 4 giorni. E dopo anche a me hanno fatto una puntura dietro la testa. Per diversi giorni non riuscivo a svegliarmi. Adesso ho mal di denti da marzo, mi fa malissimo. Mi accompagnano dal dentista che non ci sta mai! io ho un dolore impossibile, impossibile. Qui poi ti riempiono di psicofarmaci: scrivono che ti danno 3 pillole, ma a me ne danno 9. e io non so nemmeno che cosa è..

    Non è scarto Marie che:
    Sono stata badante per tutta la vita in questo paese. Sono georgiana. Non mi hanno mai fatto un contratto, nemmeno uno. E’ stato molto difficile per me. Ho abbandonato mia figlia. Ho solo le sue foto che mi manda mia madre, ma io non ho potuto vederla crescere. Sono stata qui a crescere i figli degli altri, a pulire il culo delle madri degli altri. Almeno sono riuscita mandare soldi per farla studiare, per farle avere un posto sempre caldo in cui stare. Ma mai, mai nessun documento. Una volta mi hanno anche buttata fuori di casa, perché il padrone voleva fare sesso con me, mi disturbava sempre e io non volevo. Mi diceva “guarda che ti butto fuori, resterai come una cagna in strada e lì vedi cosa ti faranno”. E così mi ha picchiato tanto, tanto, ma io sono scappata via con le mie cose, appena sono riuscita. Non ho trovato nessun aiuto fuori, è stato molto difficile. Poi una ragazza della mia comunità ha deciso di aiutarmi e almeno ho avuto un letto e ho ripreso a lavorare. Ma non voglio raccontare di più. Guarda dove sono adesso. Mi hanno rinchiuso perché loro non mi hanno dato un documento. Mi hanno picchiata e mi hanno rinchiusa.
    Mi hanno umiliata e mi hanno rinchiusa ed io come faccio a mandare soldi a mia figlia ora?


    Queste sono solo alcune delle testimonianze raccolte con telefono S.O.S., da Yasmine Accardo, di LasciateCientrare, che da anni si occupa della condizione di chi nei Centri viene rinchiuso. Queste e tante altre le testimonianze, lette davanti al Cpr di Ponte Galeria, a Roma. E ne riportiamo parte perché più di qualsiasi discorso, di qualsiasi parola, denunciano verità che non vogliamo sentire.

    Pensando al viaggio che Marco Cavallo nell’autunno del 2013 fece per arrivare davanti agli Ospedali psichiatrici giudiziari e chiederne la chiusura. Quei luoghi di violenza e sofferenza infine furono chiusi.
    Magari anche questa volta Marco Cavallo, vogliamo crederci, farà il miracolo.
    E un miracolo, comunque, per ora ha già fatto. Da quando si è rimesso in cammino, ha raccolto intorno a sé tante persone, gruppi, associazioni, che questo viaggio hanno accompagnato, come una marea che è andata man mano gonfiandosi. Ricordandoci che questo paese è decisamente migliore dell’immagine che normalmente se ne dà.

    Imparare dai bambini…

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    Dai bambini c’è sempre da imparare. Ascoltate quello che racconta Sandra, Sandra Berardi…


    “Per puro caso stasera mi sono ritrovata per un paio di orette a tu per tu con la mia pronipotina di quasi due anni. Orario di cena e ci siamo organizzate: pappa e cartoni. Pappa si, cartoni no.

    Ha preteso (letteralmente) diverse versioni video di Bella ciao: prima quella di Bregovic, con tanto di ballo stile cosacco; poi quella dei Modena CR rimessa più e più volte a cui si aggiunge uno straccio sventolato a mo’ di bandiera tra saltelli e girotondi…infine per riposare un po’, in attesa dell’ arrivo della mamma, le faccio vedere un po’ di foto che ho salvato su fb. Esulta a ogni ritratto di Amélie (la cagnetta) che già conosce e vuole rivedere le foto che non le sono familiari.

    Mi ha molto colpito che un articolo sul carcere, con foto del cancello di sezione, ha attirato la sua attenzione e, ridendo, ha riprodotto il verso della gallina: Cocococodè.

    A breve toccherà insegnarle che nelle gabbie non ci devono stare neanche le galline”.

    Bello no? Prendere appunti…

    Un invito ad essere con noi sabato prossimo

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    Ti invitiamo a prendere parte ad un visionario evento politico, artistico e poetico: *Sabato 27 settembre alle 10,30 per la tappa romana del viaggio di Marco Cavallo per chiedere la chiusura dei Cpr* e l’abolizione della detenzione amministrativa.

    *Chi è Marco Cavallo?* È un imponente Cavallo blu nato dentro il manicomio di Trieste e rappresenta la lotta contro tutti i luoghi di segregazione istituzionale.
    *Cos’è un Cpr?* Come lo erano i manicomi, sono dei moderni lager dove vengono rinchiuse, in condizioni disumane, donne e uomini con la sola colpa di non avere un documento valido per stare in Europa.
    *Che succede il 27 mattina?*
    Marco Cavallo sarà accompagnato dal parcheggio della *stazione FS di Fiera di Roma* fino a uno spiazzo davanti il *Cpr di Ponte Galeria* (un non-luogo brutto, desolato e silenzioso) al ritmo delle *percussioni di Samba Precario* (un collettivo che dell’inclusione e delle diversità ha fatto la sua cifra artistica e politica) e dalle *Bandiere di Scarti* (realizzate nella sartoria sociale di Gorizia per rappresentare la colorata bellezza dell’umanità che si vorrebbe scartare).
    Lì, di fronte la recinzione, Marco incontrerà una piccola Mandria di cavallini, nati dal *collettivo di artisti di Monte Mario* dell’ex manicomio di Roma.
    Due meravigliosi attori *(Anna Ferraioli Ravel e Lino Musella)* gli presteranno la propria voce per raccontarne la storia e, soprattutto per raccontare quelle di tanti uomini e donne che hanno avuto la disgrazia di passare in quei luoghi crudeli chiamati Cpr.
    Vieni anche tu, per reggere una bandiera, per trainare Marco, per passeggiare con noi o semplicemente per vedere di persona un Cavallo Blu alto 4 metri che si è messo in testa di risvegliare la nostra assopita coscienza collettiva.
    Ti aspettiamo (oltre le bandiere di scarti ammessa solo una bandiera della Palestina, l’unica bandiera che ci farà piacere vedere).

    È un evento proposto dal *Forum Salute Mentale* e realizzato da varie associazioni, collettivi e singoli individui che di vivere in un paese con i lager non gli va.

    teatro nello spazio degli scontri. Ricominciare da Marco Cavallo.

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    Il 27 a Ponte Galeria terza tappa del viaggio di Marco Cavallo nei Cpr. Questa volta non ci saranno interventi o discorsi ufficiali. A parlare sarà Marco Cavallo e saranno le testimonianze raccolte nei Cpr. A dare loro voce Anna Ferraioli Ravel e di Lino Musella. Daniela Morandini li ha intervistati per noi. Ascoltate.

    Marco Cavallo è tornato. Era nato negli anni ’70 dal genio di Franco Basaglia, dalla drammaturgia visionaria di Giuliano Scabia, dalla creatività dello scultore Vittorio Basaglia, dalla fantasia dei pazienti dell’ospedale psichiatrico di Trieste. Macchina teatrale di memoria rinascimentale, cavallo di Troia, installazione, Marco Cavallo, quattro metri di legno e cartapesta azzurra, conteneva i desideri e i sogni di chi viveva rinchiuso.
    Cinquantadue anni dopo, Marco Cavallo è in vetroresina, ma è sempre altissimo, azzurro, e parla ancora di dignità e di liberazione. Il suo viaggio non passa più per i manicomi, ma per i Centri di Permanenza per i rimpatri. Chiede giustizia sulle condizioni dei migranti reclusi.

    Davanti al Cpr di Ponte Galeria, alle porte di Roma, a dare voce a Marco Cavallo e alle testimonianze di persone nei Cpr imprigionate, Anna Ferraioli Ravel e di Lino Musella.
    Sono tra gli attori più potenti della nuova scena italiana, ma in cartellone i loro nomi appaiono in secondo piano, rientrano nel progetto collettivo, non oscurano.
    Lino Musella con il suo “Tavola tavola, chiodo chiodo…” ha messo in scena l’archivio di Eduardo: lettere, appunti, articoli, affidati alle cure preziose di Maria Procino. Ha interpretato la volontà del drammaturgo partenopeo di costruire e ricostruire pezzo per pezzo: che sia un presepio scassato in un momento di rabbia o il teatro San Ferdinando distrutto dalla guerra.
    Ora, in questo periodo storico in cui si stanno consumando conflitti e un genocidio, cosa vuole costruire Marco Cavallo?

    “Se si possono accostare, questi sono due simboli su cui ragionare – spiega Musella, con garbo e con rigore – . Eduardo ha voluto ridare il san Ferdinando alla città e alla sua gente. E’ un esempio immenso che resta. Marco Cavallo vuole conquistare le zone scomode, i luoghi, le persone, gli ultimi tra gli ultimi. E’ una metamorfosi, ma il grido è sempre lo stesso”.

    Eppure, Eduardo fu lasciato solo dalle istituzioni, anche quando, da Senatore a vita, chiese nuove possibilità per i detenuti del carcere minorile di Isida.

    “Bisogna andare avanti come ha fatto lui – aggiunge impetuosa Anna Ferraioli Ravel, che nel film “I fratelli De Filippo” ha interpretato Titina- . Io sto cercando di essere uno strumento, prima come cittadina, poi come attrice. Voglio recuperare il senso di un destino condiviso. E’ un momento complesso, carico d’odio e di un male sempre più banale. Tutti credono di stare dalla parte del giusto, ma come diceva Brecht, è ora di stare dalla parte del torto. Non si può far finta che la violazione sistematica dei diritti umani nei CPR non esista, né tantomeno ci si può girare dall’altra parte davanti a un genocidio”.

    La poetica di Giuliano Scabia auspicava un teatro di strada nello spazio degli scontri. Oggi lo scontro è ammortizzato da una comunicazione invasiva, dalla propaganda, da un flusso digitale continuo. Come può il teatro dal basso far emergere ancora le contraddizioni?

    “Non credo sia più il momento di un teatro politico come lo intendevano Piscator, Brecht o Dario Fo – specifica Musella- . Ma il teatro di per sé ha una dimensione critica, è un’arte funambolica che può esprimere una dimensione civile: come fa Marco Cavallo che cerca la strada per trovare la strada. Dobbiamo agire, non perdere tempo, intrecciare la sincerità interiore dell’attore con la finzione della scena”.

    “Perché il teatro –sottolinea Anna Ferraioli Ravel- , è un luogo per stare uniti nelle differenze. Tante bandiere diverse fatte di stracci, senza simboli, accompagnano Marco Cavallo. Lui ascolta, poi rompe i confini, così come quando nel 1973, si dovette abbattere un muro dell’ospedale psichiatrico di Trieste per farlo uscire, perché era troppo grande. Ci vuole tempo, pazienza, ma i segni di una mobilitazione dal basso ci sono”.

    Sono segnali che vede anche Musella:

    “Nonostante ci siano schiere di negazionisti, diseguaglianze, errori ed orrori, classi dirigenti che non spiegano perché non si agisce, nonostante il mondo vada ad una velocità pazzesca, io vedo belle luci nelle nuove generazioni”.

    Forse non è un caso che le due voci di Marco Cavallo vengano da quel Mediterraneo ora teatro di tragedie, ma un tempo incrocio di civiltà.

    “Questo non lo so – conclude Anna Ferraioli Ravel- ma so che le stragi non sono cifre. Dietro ad ogni numero ci sono donne, uomini, bambini. In ogni CPR, in ogni carcere, in ogni barcone, in ogni guerra, ci sono persone, vite, storie, tragedie, sentimenti. Fermiamoci a capire cosa c’è dentro. Impariamo anche a stare zitti. Ascoltiamo prima di parlare”.



    Daniela Morandini


    In viaggio con Marco Cavallo

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    IN VIAGGIO CON MARCO CAVALLO
    Per la chiusura dei CPR e per l’abolizione della detenzione amministrativa.

    Marco Cavallo torna a viaggiare. Dopo aver attraversato gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari d’Italia per denunciare l’ingiustizia e l’inumanità di quei luoghi, oggi il suo cammino lo porta nei Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). Strutture che, per molti versi, ricordano gli OPG, ma che forse sono ancor più crudeli dal punto di vista umano. Perché qui non ci sono persone che hanno commesso reati, ma uomini e donne il cui unico “errore” è stato cercare una via di fuga dalla fame, dalla guerra, da un destino segnato.



    Cpr: le nuove prigioni dell’ingiustizia sociale


    Chi è rinchiuso nei Cpr per legge è “un irregolare”. È un migrante, una persona che ha perso tutto e che ora perde anche la libertà e la dignità. I Cpr sono l’emblema dell’ingiustizia sociale del nostro tempo: luoghi di detenzione senza colpe, di esclusione senza appello, di violenza istituzionale normalizzata.

    Un viaggio per accendere i riflettori sui diritti negati

    Tra settembre e ottobre, Marco Cavallo farà tappa a Milano, Roma, Gradisca, Palazzo San Gervasio, Bari e Brindisi, tra le altre destinazioni. Ogni tappa sarà un’occasione per portare alla luce la realtà dei CPR, per raccontare storie dimenticate, per denunciare l’assenza di diritti e la disumanizzazione di chi vi è rinchiuso. Sarà un viaggio di denuncia, ma anche di speranza e partecipazione.

    Perché parlarne oggi?

    Questo viaggio si intreccia con la campagna “180 Bene Comune”, promossa dal Forum Salute Mentale. La legge 180 non è solo una legge sulla salute mentale: è un presidio di civiltà, un principio di umanità che riguarda tutti. Parla di diritti, di riconoscimento dell’altro, della capacità di convivere con il diverso – dentro e fuori di noi. Oggi, mentre si tenta di smantellare questa legge, mentre i Cpr diventano nuove istituzioni della segregazione e della violenza sociale, è più che mai necessario riaffermare un principio fondamentale: la dignità umana non ha confini.
    Pronti per il viaggio
    Il viaggio di Marco Cavallo nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) d’Italia è alle porte. Venerdì 5 settembre, alle ore 11, al Circolo della Stampa di Trieste si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto, che prenderà ufficialmente il via il giorno successivo da Gradisca.
    Il progetto per il viaggio – frutto di un lavoro collettivo che sta coinvolgendo associazioni, gruppi e cittadini – prevede diverse tappe:
    • 6 settembre: Gradisca d’Isonzo
    • 20 settembre: Milano
    • 27 settembre: Roma
    • 3 ottobre: Palazzo San Gervasio (PZ)
    • 8 ottobre: Brindisi
    • 10 ottobre: Bari, conclusione del cammino.

    In ogni città si terranno iniziative pubbliche, incontri e momenti di confronto, raccontati tappa dopo tappa sul Forum Salute Mentale e seguiti da giornalisti italiani e internazionali. Il regista Giovanni Cioni documenterà l’intero percorso per realizzare un film che custodisca e diffonda le voci raccolte lungo la strada. Durante il viaggio consegneremo alle persone trattenute nei Cpr lettere scritte da chi sostiene l’iniziativa, per portare loro un messaggio di vicinanza e speranza. Marco Cavallo sarà accompagnato da bandiere fatte di tessuti di scarto. Un atto politico e poetico: ogni cucitura è un legame, un incontro tra materiali diversi, come le vite che si intrecciano in un luogo di detenzione, simbolo di dignità e creatività anche nelle condizioni più dure.

    Unisciti al viaggio: sostieni Marco Cavallo!

    Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno del tuo aiuto. Cerchiamo finanziamenti, adesioni, collaborazioni. Ogni contributo è fondamentale per dare voce a chi oggi è senza voce.
    Sostenere questo viaggio significa anche rafforzare la campagna “180 Bene Comune” per la difesa della legge 180. Ogni tappa sarà occasione per incontri pubblici, testimonianze e momenti di riflessione collettiva su diritti, dignità e giustizia.
    Con il tuo contributo, questo simbolo di libertà potrà continuare a raccontare storie, rompere silenzi e costruire un’altra narrazione possibile.
    Ogni tappa del viaggio preparata con il coinvolgimento dei gruppi locali, sarà accompagnata da performance artistiche, musica, incontri e dibattiti. Perché la cultura può rompere il silenzio, cambiare la narrazione e creare nuovi spazi di resistenza e solidarietà.

    Sostieni il viaggio di Marco Cavallo nei CPR.
    Perché nessun essere umano deve essere dimenticato.
    Per info: forumsalutementale@gmail.com


    per donazioni:
    conto intestato al Forum Salute Mentale APS iban: IT57Q0501811200000020000012
    le donazioni saranno utilizzate per organizzare il viaggio del Cavallo.

    Dove urla il vento…

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    Saranno bandiere di scarti i vessilli che accompagneranno il viaggio di Marco Cavallo davanti ai Centri per il Rimpatrio per chiederne la chiusura.
    In questi giorni, nella Sartoria sociale di Trieste mani laboriose stanno cucendo insieme ritagli di stoffe raccolti qua e là, fra vecchi guardaroba, fondi di magazzino, avanzi di trame di vestiti che non usiamo più… per regalarci cento bandiere… che avranno tutti i colori della vita, della gioia e del dolore, tessuti delle storie cui quegli scarti rimandano.
    Li volevamo buttare via, quegli scarti, come tutte le cose che non ci piacciono e che pensiamo inutili… e che invece possono riprendere vita e raccontarne, tutti insieme, una nuova che sa di futuro… Mi piace immaginare un laboratorio come di fate che in questi giorni rappezzano e cuciono e compongono senza sosta, che il tempo è breve, settembre è vicino, e vicino il giorno della partenza di Marco Cavallo. Tutto deve essere pronto per tempo e quelle fate, ne sono certa, faranno la magia.
    Cento bandiere di scarti accompagneranno Marco Cavallo. Perché se come scarti trattiamo le persone colpevoli di aver varcato confini per cercare una nuova vita, fuggire da vite impossibili, Marco Cavallo è in viaggio per dire che nessuno è scarto. Che non lo è nessuna delle persone chiuse, senza colpa alcuna, in quei centri di violenza istituzionalizzata che sono i Cpr. Vittime, piuttosto, della nostra ottusa ignoranza, del nostro violento egoismo. Di quella “cultura dello scarto” contro cui anche papa Francesco ha tuonato. E che un giorno, se non cambia presto qualcosa, ci soffocherà tutti.
    Cento bandiere di scarti.
    E sarà il vento a dare loro vita. Il vento che è spirito che urla nelle cose. Che, secondo la tradizione di antiche tribù del nord America, sa invocare nella potenza delle quattro direzioni: Unità, Libertà, Eternità, Solidità…
    In quale direzione soffia il vento?
    Urlerà, nel cammino con Marco Cavallo, nella direzione delle Libertà. Del diritto, che è inviolabile, dell’uomo, di camminare lungo le vie mondo, ovunque. Diritto, ne siamo convinti, fondamentale della persona, “indipendente da valutazioni di utilità o necessità”.
    Ancora un pensiero al vento che animerà le nostre bandire. Vento che sia sempre la voce del cambiamento, che sempre soffi in direzione della vita…

    scritto per Voci di dentrohttps://vocididentro.it/media/News/Bandiere-di-scarti.-Dove-soffia-il-vento%E2%80%A6

    La mente pazza…

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    “… perché la mente pazza, è cosa notoria, è l’unica fra tutte le menti, che a decifrarla manda un suono di verità, dolce o terribile, come di corde divine, qualcosa che fa trattenere il respiro e non si saprebbe mai spiegare, dire”.
    riaprendo le pagine di Horcynus Orca. Stefano D’Arrigo…

    Scintille

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    Scintille

    L’ho incontrato, un principio di divinità, nel gesto di pietà di quel gatto? Una gattina, ho pensato… che, incurante delle macchine che sfrecciavano intorno, cercava di riportare sul ciglio della strada il corpicino di altro gatto che qualcuno aveva investito. Era senza vita, quel corpo straziato che lei si ostinava a voler portare in salvo, via dall’asfalto, via dall’inferno di altre ruote che certo ne avrebbero fatto poltiglia. Era morto, il suo amico, o compagno, o figlio, ridotto a un inerte peloso straccio sanguinolento, ma … poteva mai lasciare ad altro strazio il corpo di quell’altro suo simile, che forse aveva nutrito, con cui forse aveva corso, che forse aveva amato come solo sanno amare i gatti…
    L’ho vista in quella gattina la capacità di metamorfosi, cui si deve la pietà, che noi stiamo perdendo, smarrendo con essa quel principio di divinità che ci fa uomini”.

    Piccolo assaggio… da “Incontri da marciapiede”, collana Millelire Stradebianche di Stampalternativa…

    stati d’animo…

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    lo stato delle cose…

    rubando l’immagine al nipote Alessandro… ma meglio non riesco a rappresentare l’oggi…

    Incontri da marciapiede

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    Inciampando in volti e storie, ai bordi delle strade. Uno sguardo sugli anfratti del nostro distratto mondo…

    Ivan, Davide, Maria, Luigi… e poi quell’uomo grosso grosso che assomiglia a Shrek, il sermone lungo un sospiro di un filosofo bambino… quindici racconti brevi, per vite che vogliamo marginali… ma che si scoprono immense… Colte inciampando in sguardi, sul bordo di marciapiedi o oltre le sbarre di prigioni, scivolando sui confini del buio, ma anche cercando, e a volte trovando, scintille di luce.

    Con un’avvertenza: nello sguardo dell’altro è riflesso il mondo nel quale siamo rinserrati credendoci al sicuro. Il rischio è scoprire che così non è…

    grazie a Strade Bianche di Stampa Alternativa… e al suo alternativissimo, che più non si può, Marcello Baraghini... e al nipote Alessandro che ci ha regalato il suo disegno per la copertina del libretto, come sempre liberamente scaricabile…


    https://www.stradebianchelibri.com/de-carolis-francesca—incontri-da-marciapiede.html