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    Appuntamento a Orune

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    Manifesto presentazione G.FarinaAppuntamento a Orune. Sabato prossimo…

    “Sogni lucenti tra mura bianche di cemento” poesie e racconti di Giovanni Farina. Per parlare di ergastolo e non solo. Con un pensiero a Mario Trudu, che la Sardegna mi ha fatto conoscere e amare. Con l’augurio che superi presto questo momento difficile…

    la sporca guerra sul corpo delle donne

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    hevrin-anne-2-e1571220330104“Come mi duole la testa, madre, dentro di me qualcosa resiste a scendere ancora una volta in quelle grotte, negli inferi, nell’Ade, dove fin dai tempi antichi si muore e si rinasce, dove con l’humus dei morti si cuoce ciò che è vivo, dalle Madri dunque, dalla dea della morte, all’indietro. Ma che significa avanti, che significa indietro”…
    Guardando e riguardando un brano del video che mostra il corpo sfigurato di Hevrin Khalaf, la paladina curda delle donne, il suo volto coperto di polvere…, ritornano, come un mantra che sa di pianto, le parole di Medea.
    Secondo le prime testimonianze, avrete letto, sarebbe stata violentata e poi lapidata. Due giorni fa, il referto medico che (leggo su Il Foglio) non fa meno orrore.
    “Come mi duole la testa, madre..” come un soffio il lamento di Medea. Naturalmente l’altra Medea, quella di Christa Wolf, che racconta una storia diversa da quella che ci ha consegnato Euripide della maga barbara, assassina, dalle passioni disumane… La Medea ritrovata nelle fonti antecedenti Euripide che, sembra per quindici talenti, manipolò la storia per ragioni di stato. Serve sempre, allora come oggi, una donna da lapidare, e chi meglio della donna che conosce il delitto su cui si fonda il dominio patriarcale e, tenace e ostinata, vi si oppone…

    A proposito di berretti rossi e le paranoie del potere…

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    bobiVittorio da Rios, a proposito di berretti rossi… ci manda una bella, profonda riflessione su potere, guerre, giustizia… da leggere…

    “In fondo il potere costituito molto spesso cannibalizza principi e ideali che lo hanno reso tale. Le stesse rivoluzioni quella francese del 1789 non ne è immune si sono dimostrate incapaci di rispettare gli originali principi ispiratori del rispetto della vita umana”Il Non Uccidere” che partendo da necessità etico-morali quanto di giustizia sociale ribaltando arcaiche concezioni feudali di totale iniquità, non hanno saputo sottrarsi alla soppressione fisica dei loro predecessori.La ghigliottina in Francia vero sistema innovativo e organizzato dell’assassinio dell’altro ne è inconfutabile emblema. A tal punto che gli stessi “rivoluzionari” la cui azione a indubbiamente modificato positivamente quanto radicalmente i rapporti futuri tra le creature umane finirono con essere essi stessi con la testa mozzata dalla “Dea velocissima della morte” come quella macchina infernale veniva chiamata.

    Berretti rossi, nastri, cappelletti… e le paure del potere…

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    bobiIl potere è paranoia. C’è poco da fare… ho pensato ascoltando, qualche mattina fa, la rassegna stampa estera di radio3, e sentendo delle autorità ugandesi che hanno vietato ai civili l’uso di berretti rossi. Un cappello rosso, si spiegava, è indossato da alcuni reparti militari, e da ora qualsiasi berretto rosso sarà definito “abbigliamento militare”, quindi a loro uso esclusivo. Pena la reclusione fino ai cinque anni.
    I copricapi rossi devono davvero far tanta paura al regime ugandese… Perché, si spiega, a indossarlo è Bobi Wine, famosa pop star che canta di giustizia sociale, e la musica, si sa, arte di origine magica, ha sempre una certa relazione col demoniaco, come spiegava Papini.
    E qui il demonio ci ha proprio messo la coda se Bobi Wine, (al secolo Robert Kyagulanyi Sentamu), più volte arrestato con l’accusa di sovversione e tradimento, è diventato anche uno dei più noti oppositori del regime. E il suo basco rosso, indossato dai seguaci del movimento People power, è diventato “simbolo di resistenza”.
    Cappello pericolosissimo, dunque. 

    Mario Trudu tra i “Pini di Salò…

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    Salo'_webE c’è chi continua a portare in giro le parole e i disegni di Mario … questa volta dal Centro sociale “I pini di Salò” che, insieme al circolo Cabana, davvero ringraziamo…

    Ricordando Franco e Franca Basaglia

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    scarpeContinuando il percorso, seguendo il cammino della storia della follia, Vittorio da Rios, ci ricorda il lavoro di Franca Ongaro e Franco Basaglia…
    ” Senza speranza non è la realtà, ma il sapere che nel –simbolo fantastico o matematico–si appropria la realtà come schema e cosi la perpetua. Citando Horkheimer e Adorno, Franca Ongaro Basaglia, e Franco Basaglia danno inizio a un fondamentale saggio sulla “Follia e Delirio”. Nel capitolo I Ragione e follia si rileva: Non esiste storia della follia che non sia storia della ragione. Lo stesso sforzo di Foucault di seguire l’itinerario del silenzio o della parola del folle nei secoli, è ricerca dell’interpretazione di quel silenzio o di quella parola, quindi monologo della ragione sopra la follia 1961. Ma in questo monologo è implicito un atto che sarà essenziale nell’evoluzione della follia stessa; quello di ascriverla nel linguaggio di chi la ascolta e la giudica e di costringerla ad esprimersi secondo la logica di quel linguaggio. La storia della follia è storia di un giudizio, quindi storia della graduale evoluzione dei valori, delle regole, delle credenze, dei sistemi di potere su cui si fonda il gruppo sociale e su cui si iscrivono tutti i fenomeni nel processo di organizzazione della vita associata.

    Le scarpe dei matti

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    le scarpe dei matti copertinaCi sono al mondo persone che hanno una capacità immensa di assumere su di sé il dolore degli altri e restituirlo a noi in paesaggi umani che sono anche la nostra storia. Come riesce a fare, osservando e studiando e immergendosi nelle periferie dell’esclusione sociale, Antonio Esposito (fra le tante cose autore con Dario Stefano dell’Aquila di quel viaggio nell’incubo che è stato “Storia di Antonia”. Antonia Bernardini, che morì a 41 anni, bruciata viva sul letto di contenzione, nel manicomio giudiziario di Pozzuoli, ne abbiamo parlato… https://www.remocontro.it/2017/11/12/viaggio-antonia-al-termine-del-manicomio/).
    Molto scava, Antonio Esposito, addentrandosi nei meandri delle vite, percorrendo, spesso, luoghi nascosti.
    Così è accaduto che un pomeriggio di gennaio di due anni fa, percorrendo i sotterranei del “Santa Maria Maddalena”, l’ex manicomio di Aversa, la luce della torcia con cui si fa strada illumina decine e decine di scarpe, “impolverate, rotte, rosicate dai topi, spesso spaiate. Cumuli di scarpe senza lacci (vietati in manicomio) abbandonate in un altrove nascosto, pezzi di storie smarrite, testimonianza di sentieri interrotti e cammini traditi”. Come non pensare alle scarpe già viste ad Auschwitz… “Da allora porto quell’immagine come si porta un dolore, una ferita agli occhi che non può essere guarita”.
    Da quella ferita è sgorgato un libro preziosissimo,

    Quale amore, dunque…

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    frammenti 1Quale amore, dunque. Vittorio da Rios indica la strada… Ascoltate:
    “Vi è sempre una giustificazione filosofica e culturale al caos. E quello attuale è un caos del tutto anomalo, di cui ancora non ce ne rendiamo conto della vastità. Nel nostro paese travagliatissimo, tragedia che inizia nel secolo breve con la Prima Guerra Mondiale, paradossalmente “l’emancipazione” femminile parte anche da lì, il lavoro nei campi, in fabbrica per sopperire alla mancanza degli uomini mandati come carne da macello in trincea. Poi la più grande catastrofe umanitaria della storia dell’ominide determinata dall’evento del nazifascismo. Ma quello che ha radicalmente modificato i rapporti tra la donna e l’uomo, ma in generale l’amore tra le creature umane a prescindere, è stata la cannibalizzazione da parte della cultura industriale, “abbandonato il grande progetto industriale di Adriano Olivetti”, della Grande civiltà agricola-contadina. E ora in piena era post-industriale, l’uomo e la donna si dimostrano smarriti spesso primi di entità oggetti inermi della devastante era dei telefonini e del digitale.

    Frammenti di un discorso (poco) amoroso

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    frammenti 1“L’amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli”. Lo ha scritto Marguerite Yourcenar, che pure molto ha amato.
    Non per scalfire le certezze di chi magari sta attraversando la fase felice della sua storia d’amore, quando non si riesce neppure a immaginare che le cose un giorno possano cambiare (e dio solo sa quanto arrivino a cambiare), ma quanta verità è nelle parole di chi tanto ha scavato e colto nelle pieghe dell’animo dell’uomo…
    Un po’ di questa verità Gatto Randagio avrebbe voluto ben regalarla alle due giovani donne che mi ha detto di aver incrociato per strada, nei giorni scorsi, lungo il suo solito percorso mattutino. Per aiutarle un po’ a ragionare, perché gli erano sembrate piuttosto confuse, quelle donne, così arrabbiate, deluse, lacerate… Insomma, colpite al cuore da quel “castigo”, che tante vite infesta. Ascoltate i frammenti che ha colto di un discorso, ben poco, amoroso.
    La prima donna, martedì pomeriggio.

    Il diritto di scegliere…

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    munchRiflettendo, sul momento della morte, attraverso la storia del pensiero e delle culture. Ascoltate questa profonda riflessione-lezione che Vittorio da Rios ancora ci regala:

    “Il Cardinale Martini evidenziava come la Chiesa istituzionale sia in ritardo di oltre duecento anni rispetto alle mutate sensibilità e acquisizioni culturali e civili della società.Ben sappiamo quanto abbia condizionato e continui a influire negativamente le conquiste etico civili dei popoli. A riguardo della nostra finitezza biologica potremmo ben dire che i “vivi” non hanno mai capito a fondo quel concetto oscuro che si è andato costruendo attorno alla morte, all’invecchiamento, all’agonia, e al cadavere dell’uomo. Tutti i gruppi umani anche i più arcaici hanno cozzato contro un fenomeno tanto inevitabile e impenetrabile. Assurda, inspiegabile,