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    Diversamente vivo

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    Copertina Emmanuello copia_Layout 1E’ vero, le mafie hanno bisogno del buio per meglio agire, e per questo bisogna parlarne. Ma da quando conosco qualcosa di carcerazioni, sono sempre più convinta che bisogna cercare di fare luce anche su quello che ne è di coloro che poi finiscono entro le mura delle nostre carceri, perché non è cosa che può essere indifferente, a chi crede nella giustizia di uno stato di diritto, quello che lì dentro avviene, soprattutto nei regimi differenziati… Con un’avvertenza: ché quando si comincia a conoscere un nome, pensare un volto, seguire un percorso, non è facile scrollarsi di dosso il buio dal quale a tratti quella storia emerge…
    Così è stato per me a proposito di Davide Emmanuello.
    Di lui ho iniziato, per quel che è stato possibile, a interessarmi, dopo una notizia che allora mi sembrò “bizzarra”. A Davide Emmanuello, di Gela, in prigione dal 1993 e da allora quasi ininterrottamente in regime di 41bis, era stata vietata la lettura del romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Libro ritenuto “pericoloso per l’ordine e la sicurezza”, raccontava la denuncia arrivata a un quotidiano… Per la cronaca, dal carcere di Ascoli Piceno, nel quale allora Emmanuello si trovava, è in seguito arrivata una vaga smentita, e l’ipotesi di un possibile divieto motivato dalla pericolosità “materiale” del libro (nei regimi differenziati non entrano libri con copertina rigida) piuttosto che da pericolosità dei contenuti. Poi una più decisa smentita l’ha fatta il Dap. Ma questi sono dettagli… 

    Crimini di sistema…

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    lucanoA proposito della vicenda di Domenico Lucano, l’intervento di Vittorio da Rios che ci ricorda come oggi i grandi crimini siano ‘crimini di sistema’. Da leggere:
    “Francesca oggi ci porta dentro l’incandescenza di un paradigma fondativo della attuale irreversibile crisi della civiltà Europea e più in generale dell’Occidente. Crisci istituzionale. crisi di sistemi giuridici-repressivi,crisi di sistemi finanziari-produttivi-consumistici-crisi dei meccanismi informatici,crisi delle organizzazioni partitiche,crisi delle istituzioni e organismi che definiamo Stati, eredi del giusnaturalismo ma che in un contesto cosi inedito quale quello attuale dimostrano la loro inadeguatezza ad evitare cataclismi, sperequazioni,sociali.insicurezza quanto incertezza sul futuro.la grande crisi è sistemica. E oggi i grandi crimini sono “crimini di sistema” come li definisce Luigi Ferrajoli responsabili delle attuali tragedie “globali”. “Crimini di sistema” che trovano un paradigma giuridico-istituzionale-repressivo totalmente disarmato quanto impotente ad agire,.poiché le sue innervature fondative: “culturali, filosofiche, giuridiche, lo portano ad agire sulle conseguenze anziché sulla cause.

    Disobbedire per umanita, obbedire contro la vergogna

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    lucanoSolo venerdì scorso Mimmo Lucano ha potuto rivedere il padre, gravemente ammalato, ora ricoverato nell’ospedale di Catanzaro. Cosa che non è stata possibile finché era nella sua casa di Riace.
    E pensare che per chi è detenuto c’è una norma che prevede il “permesso di necessità”, che consente, nel caso di pericolo di vita di un familiare o di un convivente, di andarlo a visitare. Con le cautele previste e con autorizzazione del magistrato di sorveglianza, naturalmente. Ma Mimmo Lucano non è detenuto, ha “solo” un divieto di dimora, è “solo” esiliato dalla sua città, e per gli esiliati non c’è norma che preveda permessi di sorta…
    C’è chi per lui si è appellato al presidente della Repubblica, ché altre strade sembra non essercene, per abbattere un divieto che Mauro Palma, garante delle persone sottoposte a limitazione della libertà, definisce dal sapore punitivo e molto preoccupante. Ma nulla…
    Leggo e rileggo della sua vicenda, dal rinvio a giudizio, alle accuse presto smontate dal giudice delle indagini preliminari, alla sentenza della Cassazione che annulla il divieto di dimora… al tribunale del riesame che lo riconferma…
    Avrebbe del surreale se non fosse scandalosamente reale. Domenico Lucano, che tanti anni fa avevo incontrato, all’inizio della sua avventura, giovane volontario pieno di entusiasmo e progetti per il suo paese, ora è prigioniero dell’infamia di questi tempi feroci. In un esilio politico, che altra definizione non trovo.

    quel legno storto mai ancora raddrizzato…

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    pushkarE non finirò mai di ringraziare Vittorio da Rios per i suoi interventi, anche se fin troppo generosi nei miei riguardi… L’ultimo, riguardo l’India…
    “Ricordo anni fa di un dialogo a due tra Davide Laiolo e Leonardo Sciascia pubblicato da Sperling & Kupfer: “poiché le cose di questo mondo vanno alla rovescia inizieremmo dalla fine per arrivare al’inizio” Dalla bocca della metropolitana compare il palcoscenico di una città irrigidita dal freddo. In Prati,quartiere un po triste della borghesia romana, i platani sono stati appena potati. Ai lati delle strade, tendono verso il cielo braccia spezzate. Spettrali. C’è poca gente. Passa trascinandosi pigra,un’anziana grassa signora, altre due più giovani si muovano con la stessa pesantezza, un’auto suona nervosa il clacson, s’incontrano molti sguardi assenti.

    Perdersi a Pushkar

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    pushkarPushkar. Ai margini del deserto del Rajasthan, dove l’aria è limpida e leggera. Lo chiamano il posto degli dei. In una piccola conca intorno ad una bolla d’acqua. Fra la montagna e il deserto. Secondo la leggenda qui si è fermato Brahma e non avrebbe potuto fare scelta migliore.
    Pushkar è luogo sacro agli Indù, meta di pellegrinaggi affollata di templi. Tutto riassunto in una cornice di case bianche e azzurre e tetti colorati che accompagnano i ghat scendere nell’acqua del laghetto e qui si specchiano in una irreale diafana corona. Pushkar è aria sottile, trasparente e dolce. E’ odore di incenso e canapa indiana, guglie e suoni di canti, ritmi di tamburi e preghiere, corone di fiori, sacerdoti, santoni, fedeli e qualcuno che da tempo qui si è perduto.
    Della folla di Pushkar fa parte un denso universo animale che come in ogni parte dell’India si mescola alla gente.

    Non in mio nome…

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    madonna-del-soccorso-di-San-SeveroChi era davvero Maria. Restituendo verità a una straordinaria figura che troppo spesso abbiamo costruito a nostra misura… le parole, tutte da leggere, di Vittorio da Rios:

    ” Nella prima lettera ai Corinzi Paolo scrive a riguardo le divisioni dei fedeli: Ora vi esorto, o fratelli, per il nome del signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare che non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetto accordo nella mente e nel pensiero, Mi fu segnalato infatti sul conto vostro, o fratelli dalla gente di Cloe, che vi sono contese tra voi . Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: Io sono di Paolo, Io sono di Apollo, E io di Cefa, E io di Cristo ! Ma Cristo è separato? Forse che Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? Cosi Paolo di Tarzo si rivolge alla comunità di Corinto. Ecce Homo. “Ecco l’uomo” disse Pilato presentando alla folla il Cristo torturato con il volto tumefatto e sanguinate.che da li a poco avrebbe subito il suplizio della croce. E il macabro rito della violenza espressione della nostra disumanità continua a perpetrarsi. Sarà cosi fino alla fine dei tempi, se mai una fine vi sarà?

    Non in mio nome. Madonne in piazza

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    madonna-del-soccorso-di-San-SeveroQualcuno me l’aveva soffiato all’orecchio. Da qualche giorno, quando è notte fonda, sul mare c’è un traffico sommesso… di barche che attraversano in fretta l’acqua sulla linea dell’orizzonte, come rispondendo al richiamo per un raduno. Puntano tutte verso un grande scoglio laggiù in fondo, e dietro quel profilo buio sembrano inabissarsi.
    La curiosità è stata tanta, così ieri al calar del sole mi sono seduta sulla riva, per scrutare il mare. Si sarà fatta quasi mezzanotte, e mi stavo quasi addormentando, quando le ho viste… una, due, tre, e poi altre ancora… tante barche che non è stato possibile contarle…
    Una, forse appena partita dal porto accanto, l’ho potuta vedere più da vicino. In piedi al centro dello scafo, sotto un arco di lampadine, avvolta in un bellissimo mantello che sembrava tessuto di luce, l’ho riconosciuta: la Madonna del Carmelo…

    La libertà è di tutti!

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    CELLA GINFR.A proposito della vicenda di Mario Trudu, e della giustizia e delle ingiustizie… una bella, accorata riflessione di Vittorio da Rios, “Innanzi a una realtà cosi ben descritta da Francesca riguardo a Mario e alle sue tragiche vicissitudine che la vita gli ha gettato con violenza inaudita addosso,ti prende un tale sommovimento che ti inibisce a tal punto che il silenzio è la più logica reazione.
    Silenzio solo silenzio, assoluto silenzio: muto plumbeo,fittissimo silenzio! recitano alcuni versi di David Turoldo difronte alla barbarie che prende sovente la vita di molte creature umane.E Mario ne è un esempio incontestabile.Ma proviamo allora ad uscire dal silenzio, non dico gridare: Quando tu griderai e l’altro, senza che tu sappia chi sia ti urlerà in faccia: ma non vi capirete né saprete per cosa urlate. Turoldo: “allora il padre”…Usiamo il discernimento, il razionale,l’assioma critico che la civiltà occidentale in tutte le sue secolari “articolazioni” ha prodotto.Cerchiamo lumi e risposte dentro l’archetipo del diritto,abbiamo disboscato foreste per costruirvi enormi biblioteche.convinti che questo fosse il costruirvi e rafforzare la civiltà del diritto effettuale concreto.

    Captivi!

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    CELLA GINFR.A proposito di uomini e no.. la riflessione di Paolo Rausa (e lo ringraziamo), che termina con una domanda:   E voi che difendete la vita fin dalle prime manifestazioni nel grembo materno, dovreste essere sensibili, vero Ministri della Giustizia, della Sanità Pubblica e della Famiglia?”

    “Captivi! Prigionieri! Come le Troiane di Euripide, private dei diritti, prede di guerra, sulla spiaggia di Ilio/Troia in fiamme! Non è tempo per i diritti, soprattutto di chi deve pagare il fio della colpa. Sono passati all’incirca 3.200 anni da quel fatto leggendario, eppure cantato dal sommo poeta, Omero. Una poesia anche per chi più umilmente è recluso, l’epica delle prigioni. Le mie, le nostre prigioni! Possiamo pretendere giusto rigore dalle norme per i trattamenti, ma sul piano sanitario non si può disconoscere il diritto alla salute, soprattutto quando il corpo è insidiato da malattie gravi!

    Uomini e no

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    CELLA GINFR.La giustizia è questione di classe. E parafrasando quanto don Milani disse a proposito della scuola, si può ben dire che il carcere lo è due volte, perché in base alla classe seleziona e di classe è poi il suo insegnamento…
    Cos’altro pensare leggendo, appena dopo la notizia dei domiciliari concessi a Roberto Formigoni, il puntuale articolo di Damiano Aliprandi che, su Il Dubbio, parla di Giorgio C., piantonato in carcere nonostante avesse un tumore allo stadio terminale e poi morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Paolo di Milano, fra atroci sofferenze. E di Giuseppe, malato di tumore ai polmoni, detenuto a Vigevano, morto nell’agosto di tre anni fa, all’ospedale di Pavia, al quale è sempre stata negata l’incompatibilità col carcere. E quanti altri…
    E rabbrividisco. Fra i tanti altri, so di Mario Trudu.