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    Cartolina dall’India. Il Taj Mahal, l’imperatore e la sua regina.

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    IMG_20190712_0002Dagli appunti di viaggio di una lontana puntatina in India. Appunti nati dall’urgenza di mettere nero su bianco le violente sensazioni provate. E che tutte ritrovo, intatte, a distanza di anni. Fotografie di tutto quello che le fotografie non sono riuscite a fissare. Di queste alcune più emozionanti di altre. Come l’incontro, ad Agra, con il Taj Mahal, pegno dello sconfinato amore dell’imperatore Shah Jahan per la sua regina, Mutmatz…

    Trecento. Trecento. Addirittura trecento. Trecento le concubine del grande Akbar. L’imperatore moghul che amava travestirsi da donna per curiosare impertinente nel bazar riservato alle dame di corte. Trecento concubine tutte per lui…
    Brillano allargandosi nello stupore gli occhi della guida che vuole trasmettere ai suoi clienti tutto l’entusiasmo e l’ammirazione che forse lui sinceramente ancora prova nei confronti degli eroi di quel grande passato.

    L’Amazzonia, dunque. In attesa dell’uomo nuovo…

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    scimmiettaSull’Amazzonia, una bella lezione di Vittorio da Rios. In attesa dell’uomo nuovo che verrà. E vogliamo credergli:
    “L’Amazzonia il più grande polmone verde ancora esistente sul pianeta, si estende su un’area che supera i 7 milioni di chilometri quadrati,con la superfice boschiva che ne occupa circa 5,5. E’ situata per il 65% in territorio brasiliano il restante in Venezuela, Colombia, Guyana,Suriname,  Guyana francese, Bolivia, Perù Ecuador. In questa area enorme di verde vi si ritrova una infinità di specie sia per quello che riguarda la Flora che la Fauna.Tuttavia la deforestazione o disboscamento iniziato negli anni 40, “il termine ha quella datazione” ha ridotto la superfice, dati rilevati nel 2017 solo nel bacino brasiliano del 20% equivalente a circa 783.828 Km quadrati vale a dire di 2,6 volte la superfice dell’Italia rispetto alla superfice censita nel 1970.

    Amazzonia. Io mi fermo qui. Forse…

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    amazzonia cop“Accompagnata da un tuono, sbucò tra gli alberi una nuvola nera e ne venne giù una pioggia fitta che dopo dieci minuti cessò, lasciando il cielo terso e il magnifico spettacolo di due arcobaleni sovrapposti”. Cartolina ben invitante, che quasi quasi… l’Amazzonia perché no… azzardo un pensiero vagabondo, man mano che sfoglio le pagine del libro che ho tra le mani: “Amazzonia. Io mi fermo qui”.
    Pensiero che subito si paralizza sulla pagina seguente: “Nella sabbia trovammo l’impronta di un piede umano e questo ci mise in allarme. Forma e dimensioni, secondo Walter e Hector, erano di un Aucas, perché hanno piedi di forma particolare, che sia allargano a dismisura nella parte anteriore. Preparammo un piano di difesa. Tendemmo qua e là delle funi d’inciampo e durante la notte avremmo vegliato a turno”. E non vedi l’ora di capire come è trascorsa la notte, e cosa accadrà il giorno dopo. Un racconto che non si fa lasciare…

    I ricordi e la Storia

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    Vittorio da Rios, a proposito di conoscenza, di memoria e di Sardegna, ci manda un bel ricordo di Gramsci, e non solo…

    “Laurana Lajolo scrisse le più belle pagine dedicate a Gramsci, Ricche di poesia e di grande “amore” per il suo “eroe intellettuale”. Ricorda, Laurana l’intelligenza potente e precoce che Antonio dimostra fin da piccolo.Non ha ancora cinque anni, quando senza essere mai uscito dal paese riesce a indicare in una carta geografica murale,il villaggio dove abita e le principali città italiane, e sa definire cosa sia un’isola.  Quando Nino comincia ad andare a scuola apprende rapidamente a scrivere, ma non riesce mai a ricordare che “uccello” si scrive con due “c” e la madre, pazientemente corregge più volte quell’errore. La madre Peppina Marcias , donna molto evoluta e di cultura superiore per quel tempo nonostante avesse frequentato solo la terza elementare, costante ben presente nei ceti popolari e rurali. Dolcissima narratrice di favole per i suoi bambini,che la ascoltano estasiati soprattutto quanto canta con voce potente alla sarda.

    Cent’anni di memoria sotto i cieli d’Ogliastra

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    1“Se volate a ottomila metri in un giorno senza nuvole, e se il vostro occhio è allenato a visioni in alta quota, l’Ogliastra vi appare un Continente tutto verde e blu, fra montagne e colline sporgenti dal mare”. Comincia così “Il cielo d’Ogliastra”, affascinante racconto di Giacomo Mameli, che accompagna l’ultimo viaggio fotografico di Pietro Basoccu fra i “Centenari” della sua terra. Perché
    terra di centenari è l’Ogliastra.
    Il consiglio è di incamminarsi lungo i suoi sentieri, lasciarsi catturare dalla sua bellezza, perdersi, anche… magari riuscirete a scoprire il segreto della lunga vita della sua gente.
    Suggerirei di partire da Tortolì, e precisamente dalla piazzetta sulla quale affaccia la Libreria del Corso, dove sarà possibile interrogare gli sguardi dei centenari delle fotografie di Pietro Basoccu, i
    loro volti scavati di ruge che hanno attraversato un secolo di storia e ancora sono lì a raccontarlo, tutto quel secolo. Saranno in mostra fino alla fine d’agosto.
    Viaggio nel più profondo dell’anima, come sempre,

    le malattie dell’anima….

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    animo carceratoVittorio da Rios ci regala la sua profonda riflessione: “Noi siamo nati in questa condizione di viventi soggetti a malattie dell’anima, non meno numerose di quelle del corpo ,non perché siamo ottusi e tardi, ma perché non facciamo uso del nostro acume e siamo esempio di male l’uno all’altro. “Seneca Lira, II 10,3” Tutti gli scritti.Il saggio non subisce ne ingiuria né offesa.Non è virtù sopportare quello che non ti fa soffrire. “Seneca la costanza del saggio”. Poiché a Socrate offrivano, ciascuno in proporzione alle sue possibilità, molti doni, Eschine, un discepolo povero, gli disse: ” Non trovo niente da offrirti che sia degno di te, e per questo soltanto mi rendo conto di essere povero. Perciò ti dono l’unica cosa che possiedo: me stesso. Ti prego di gradire questo dono, qualunque sia,e pensa che gli altri, pur avendoti donato molto, hanno tenuto per se stessi molto di più. E Socrate gli rispose: ” E perché il dono che mi hai fatto non dovrebbe essere prezioso, a meno che tu non abbia poca stima di te? Avrò, quindi cura di restituirti te stesso migliore di come ti ho ricevuto”.

    Anime carcerate

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    animo carceratoImpossibile non parlarvene. E’ stato il mio pensiero costante degli ultimi tre anni. Due libri che nascono dalle nostre prigioni, con testi di due persone con finepenamai, che mi sono impegnata a curare. Diversissimi l’uno dall’altro, per forma e contenuti. Diverso il respiro, diverso lo spirito, diversi i destinatari, se pure a qualcuno di preciso si pensa quando si impugna una penna per mettere in fila parole che varchino le mura della propria cella. Eppure, adesso che li ho tutti e due sotto gli occhi, freschi di stampa, portano entrambi ragioni al rifiuto, che in me nel tempo è maturato, a questa “strana pratica” e “alla pretesa di rinchiudere per correggere avanzata dai codici moderni”, per dirla con Foucault…
    Un “no”, alla pena intesa come carcerazione, al quale immagino sia più difficile prestare ascolto e attenzione quando si parla di persone che abbiano commesso gravi crimini. Figuriamoci in un momento in cui la soluzione a ogni tipo di “devianza” sembra si trovi solo nell’“invenzione” di nuove figure di reati e in innalzamenti di pene…
    Ma se ci fermiamo un attimo ad aprire gli occhi sui percorsi che iniziano quando alle spalle di una persona si chiudono le porte di un carcere, e come proseguono, quei percorsi, e, soprattutto, dove vanno a finire, e come e quando non finiscono per nulla…
    Le mie due storie (accolte infine dall’editore fiorentino Libri liberi).

    Basterebbe che…

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    nello_specchio1basterebbe che…. Vittorio da Rios, molte domande  e qualche indicazione da seguire….

    “Basterebbe che nel momento della nostra esistenza più potente e totalizzante, “la vita che ti scoppia dentro” vale a dire la gioventù, si aprisse come un veloce “Flash una illuminazione”su  come sara la prossima stagione della vita; la vecchiaia, l’irreversibile processo decompositivo della nostra struttura biologica-intellettiva. Cosi capiremmo la straordinaria e irripetibile stagione rappresentata dalla gioventù. Destrutturando tutti gli elementi che concorrono spesso a rovinarla se non a comprometterla. E la vanità tipica dei narcisi femminili quanto maschili è “malattia” spesso mortale. Non entro nel merito delle motivazioni e costruzioni psicologiche, della componente predisponete al “narciso”. Mi limito a rilevare che questa seria e “mortale” malattia cosi ben descritta da Francesca è assai presente nella società contemporanea e che si manifesta in svariate forme.

    Narcisi….

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    nello_specchio1Tre steli, di narcisi ormai spenti, sulla credenza della mia cucina. Ma non riesco ancora a tagliarli, quei fiori ormai secchi, come se ancora ne arrivasse il profumo che attira e imbriglia. E ancora soffia malie… Ché raccontano, quei fiori, una fiaba che arriva dalla Sicilia, e che i pescatori raccontavano ai figli nelle sere calde sul margine dell’estate…
    La storia della più bella del paese che non dimenticava mai di esserlo. Fiaba delle vanità e dell’amore di sé che uccide. “Non vi fidate di Narcisa…” sussurrano quegli steli morti.
    Ascoltate.
    Narcisa sapeva di avere gli occhi più azzurri, i capelli più biondi, il corpo più snello. Sapeva anche che in paese c’era un giovane che l’amava, un bravo pescatore che viveva in una bella casa, aveva una bella barca ed era incantato da Narcisa, bella da far girare la testa. E un giorno le chiese di sposarlo. Ma lei rispose: “Sposerò chi mi regalerà una camicia di lino, degli orecchini e un anello d’oro”. Lui, che l’amava, prese il fucile e andò sulla montagna, ma quando tornò con i doni per l’amata, lei ancora lo respinse, e ancora chiese: uno scialle di seta, scarpe di raso, una gonna di velluto…
    Lui l’amava davvero e per accontentarla divenne brigante. Tornò con tutto quello che Narcisa aveva chiesto ma lei ancora non era contenta. E il giovane, che di lei era preso fino allo stordimento, vendette tutto quello che aveva, la barca, la casa… divenne povero. Di un povero, capite bene, Narcisa non sa che farne…
    E’ proprio vero. La testa bisogna perderla in due, altrimenti è un’esecuzione. Parola di Bukowski, che trovo nelle pagine di un libro al quale mi aggrappo per capire, e provare a uscire dalla sottile angoscia che questa storia mi trasmette.

    Incontri….

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    una giornata da dimenticare 2Ricevo, e come sempre volentieri riprendo, l’intervento di Vittorio da Rios, a proposito di scrittori,  intellettuali, vita agra, città invivibili, e tante altre cose…

    “”Novembre 1981. Al mio amico Vittorio, mille grazie per le conversazioni tanto fertili, benché svantaggiate per problemi linguistici. Contatto Spirituale vince la distanza Filologica. Maarten. Cosi mi scrisse nella dedica a un suo libro, un romanzo d’amore con particolari risvolti psicologici tra una ungherese e un olandese in piena tensione tra i due blocchi; la tragica divisione tra est, e ovest in Europa, inviatomi. Maarten Ouwehand,Scrittore, viaggiatore, intellettuale olandese di Rotterdam, che per quei incredibili casi del destino conobbi a ottobre del 1981, e che frequentai fino a novembre quando a bordo della sua Peugeot 404 e a traino della mono roulotte riparti per la sua amata Rotterdam.Come era giunto fino a qualche centinaia di metri da casa mia in riva al Piave in un assolato e irripetibile autunno del 1981? Il 23 novembre del 1980 un terremoto aveva devastato l’Irpinia, Maarten come “ambasciatore” del governo olandese aveva consegnato uno stock di roulotte ai terremotati. Svolta la missione si dedico a visitare Roma, Firenze, Venezia, girovagò per molti mesi del 1981 con la sua innata curiosità di conoscere luoghi e persone.del nostro paese.poi tra le infinite strade che ha incrociato ne praticò una che lo porto in un luogo che come mi disse lo aveva colpito. L’alveo del fiume Piave il suo scorrere dolce e melodico tra i sassi, con a pochi chilometri più a monte le prealpi venete a creare una incantevole cornice naturale. Parcheggio la Sua Peugeot, e sistemo come conviene la sua mono roulotte. Ricordo il mio primo incontro con lui;