Non sembra ne abbia parlato alcun telegiornale, nessuna pagina nazionale di giornale, e francamente è stato difficile anche trovarne traccia nelle pagine locali… solo radio Radicale vi ha dato spazio… e che volete che sia, schiacciati come siamo fra il terrore del terrore e l’improvviso bisogno di far pulizia, immolando al dio del ‘decoro’ la nostra decenza… che volete che sia la notizia di un pugno di rom buttati per strada…
E’ accaduto, lunedì scorso, a Pontassieve, piccolo comune arroccato sulla sponda destra dell’Arno, a un pugno di chilometri da Firenze. Il copione, sempre lo stesso… forze dell’ordine e la sostanziale brutalità di un atto che ha sgombrato una casa che ha ospitato bambini, madri, padri, famiglie, un invalido civile… A seguire l’operazione anche un assistente sociale del comune, che, come denunciano i rappresentanti dell’Associazione Nazione Rom, ‘Non siete residenti’, ha detto in risposta a chi ha tentato di opporsi…
Non residenti, brutti, sporchi e cattivi, e magari rubano…
“Decoro”…
Per sempre AIWA….
All’appuntamento nella sede dell’ANPI di via della Farnesina a Roma, ieri, è stato fra l’altro presentato AIWA il MIllelire dei ragazzi incontrati nel centro richiedenti asilo de La Storta. ora non sono più lì, ma il loro lavoro va avanti… queste le parole di Daniela Morandini, che sempre seguo il loro cammino…
“Questa volta il libro non è mio.
Io sono entrata nel Centro di accoglienza di Casale san Nicola, poco lontano da qui, due anni fa, dopo gli scontri tra polizia e Casapound. Ho lasciato la penna da giornalista, la cattedra dell’universita’ ,e ho preso la matita della maestra. Come volontaria. Un’opportunità che mi ha dato la Cooperativa che ha gestito il Centro, fino alla chiusura. Ma questo libro piccolo piccolo è di Noradin Ahdi, Ibrahim Ballo,Mebrahtom Berhe, Karamo Camara, Abdolie Conteh Conteh, Ali Kamissoko, Yusuf Saho, e di tutti gli altri ragazzi che hanno aiutato a fare questo lavoro.
Sono nati in Somalia, In Gambia, in Mali, in Eritrea. Dicono sempre “Aiwa”, che, nella loro lingua, vuol dire “Andiamo avanti!”. Dal luglio dell’ anno scorso, questi studenti sono venuti in classe , puntuali, tutti i giorni.
qualche ora di libertà…
ed ecco la lettera di Alfredo Sole, da Opera, per il numero di maggio della rivista “Una città”
Una buona notizia. Per la prima volta dopo venticinque anni di carcere ho potuto mettere piede in una struttura che non ha nulla a che fare con il carcere. Mi hanno permesso di andare all’Università della Bicocca per la proiezione del film “Spes Contra Spem”, al quale ho partecipato. Certo non è un vero permesso, visto che ci sono andato con la scorta, ma è pur sempre una cosa diversa dal solito.
Le mie impressioni. Davvero una strana giornata per me. Dopo un quarto di secolo al chiuso mi ritrovo in un ambiente completamente estraneo a me. L’Università era davvero straordinaria, non ero ammanettato ( non ci sarei andato) e la scorta era in borghese. Ci avviammo verso l’aula di giurisprudenza, era bellissima! La sua formazione era come un teatro greco, con i tavoli a mezzaluna, interrotti solamente dalle scale che salivano in alto. Al centro in basso la cattedra.
In un primo momento,
Blessing, il coraggio della libertà
Mi era arrivato qualche settimana fa, mandato da Alma, Alma Jahollari, un’amica di Caserta. “Il coraggio della libertà”, storia di una donna uscita dall’inferno della tratta. In copertina due grandi occhi da cerbiatta. Pensosi. E un po’ stupiti…
Storia di Blessing Okoedion, che la sua storia ha voluto raccontare, insieme ad Anna Pozzi, che da anni indaga l’orrore delle moderne schiavitù, in un libro che tante cose spiega.
“Imbrogliate, stuprate, vendute”… titolava proprio alcuni giorni fa un articolo de La Stampa a proposito della tratta delle nigeriane. Undicimila arrivate in Italia lo scorso anno, la stragrande maggioranza finita sul marciapiede… Vicende e numeri ai quali sembriamo aver fatto l’abitudine.
Ma poi, leggendo di Blessing, si conoscono nomi, percorsi, si mettono a fuoco volti… e
Il peso di una tazzina di caffé
Sono già in fiore le piante di ferula, in Sardegna, e la strada che si arrampica verso Nuoro è qua e là punteggiata del giallo dei suoi fiori… e viene voglia d’abbandonarla per andare incontro al fiorire d’asfodelo che “lì i monti ne sono pieni… Durante l’estate, persi i fiori, sulla cima dell’arbusto rimangono i semi. Le pecore ne sono ghiotte… durante la notte stanno a testa in su per mangiare il seme e nel buio, da come brillavano i loro occhi, alle volte avevo l’impressione di vedere una città illuminata in lontananza…”. Ritornano le parole del racconto di Mario Trudu pastore…
Ne parlo sempre, di Mario… entra nel trentottesimo anno di detenzione. In tutto questo tempo ha avuto solo due permessi d’un pugno d’ore, una quindicina d’anni fa… e davvero, andando a Nuoro per la presentazione di un documentario voluto da “Nessuno tocchi Caino” e girato nel carcere di Opera, “Spes contra Spem”, speravo, speravamo tutti, che questa volta ci fosse anche lui. Ma la magistratura di sorveglianza ancora una volta ha detto ‘no’. E non importano gli anni trascorsi in prigione, il cammino fatto, la pazienza, il tempo…
Eppure anche il sindaco del paese dove è nato, Arzana, si era dichiarato disposto ad andarlo a prendere e poi riportarlo nel carcere di Oristano… assumersi la responsabilità delle poche ore di libertà che tutti per lui aspettavamo… lo sperava davvero il suo avvocato, Monica Murru, che continua a tessere relazioni, occasioni, percorsi… Spes contra spem… la speranza contro ogni speranza…
Dalla parte del lupo

Appunti. Dopo aver letto la terribile notizia del lupo ucciso, scuoiato, appeso a un cartello stradale nel territorio del comune di Suvereto… vittima della violenza barbara che solo l’uomo sa compiere. Dalla parte del lupo, che continua ad essere animale scomodo… Splendida bestia, simbolo di ferocia e furore, ma anche di luce, ardore e vita, e tante altre cose ancora, ma sulla cui pelle ancora si giocano le nostre contraddizioni e insensatezze…
Del corpo straziato del lupo ucciso a Suvereto si vedono solo le due zampe legate al palo, ché la foto è stata tagliata per decenza, per pietà, dal sindaco del paese, il primo a denunciare quel “gesto infame”. Ma bastano quelle due estremità rapprese per immaginare l’orrore… Mi ritorna in mente quanto mi spiegò Mario Andreani, veterinario che da tempo si occupa di lupi, fin da quando erano a un passo dall’estinzione, incontrato qualche anno fa sulla strada di una narrazione della favola di Cappuccetto Rosso e del lupo che la mangiò, da sempre signore dei nostri sogni e dei nostri incubi.
“Se tanta informazione scientifica c’è stata negli ultimi anni, a dire il vero, ci sono due realtà che si confrontano: quella rurale, che nel lupo vede ancora un nemico, e quella cittadina, più influenzata da ambientalisti e animalisti, ma nello stesso tempo più “ignorante” di quella che è la realtà di un animale, e che pensa che vada protetto. Finché non s’avvicina…”.
Per una pena che non uccida la vita
La testimonianza di Marcello Ramirez, questo mese, per la Rivista “Una città”… invito a leggere…
Contro la “Pena di Morte Viva”
Per un diritto a un fine pena che non uccida la vita
“Non è possibile giudicare il delitto con preconcetti. La filosofia de delitto è molto più complessa di quel che si creda, è noto ormai che né le prigioni né le galere né alcun sistema di lavori forzati ha mai curato un delinquente.” (Dostoevskij)
Ciao a tutti, mi chiamo Marcello Ramirez, sono detenuto presso il carcere di Catanzaro. Ho voluto iniziare citando colui che si è trovato a subire le più penose vessazioni, quello che adesso stiamo passando tutti gli ergastolani detenuti nelle carceri di un paese civile come l’Italia. Ci sono tantissimi modi per uccidere un uomo, uno di questo è: eliminare la speranza, con questo, desidero raccontarvi qualcosa di me.
Sono detenuto da tantissimi anni, mi trovo in cella da solo, o meglio, ero da solo fino ad ieri. (…)
Tutti i ragazzi di Aiwa con Gabriele…
Chi, più di persona che la sua casa e il suo mondo ha dovuto lasciarli di là dal mare, può capire il dramma di chi la sua casa sta per perderla… Come sta per accadere alla famiglia di Gabriele, un ragazzo di 25 anni con una grave forma di autismo…
Per la cronaca, la casa dove Gabriele abita da sempre, a La Storta, periferia di Roma Nord, sarà perduta per via di un mutuo non pagato, acceso sull’appartamento da parenti ai quali la casa è formalmente intestata. Questione di rapporti familiari distratti e mai chiariti, impicci, intrighi, scorrettezze… che capita si nascondano nelle pieghe delle nostre spesso faticose relazioni. E i genitori di Gabriele non hanno gli 80mila euro necessari per comprare quella casa che per il loro figlio segna il perimetro di tutta l’esistenza..
La vita… a volte si accanisce con sgambetti improvvisi, quando pure già tutto è fatica e dolore
E per fortuna che almeno, ora, accanto a Gabriele, insieme ai suoi genitori, a proteggerlo da una verità che non può sapere, c’è Ensa…
Li avevamo incontrati, lo scorso anno, raccontando delle relazioni nate fra i ragazzi del centro richiedenti asilo di Casale San Nicola, a Roma Nord, e molte famiglie dei dintorni. Come non ricordarli…
Paure…
Appunti… accendendo qualche giorno fa la televisione per cercare altro, e incappando in uno dei talk del pomeriggio, che pur dichiarando di voler aprire una finestra sulla vita, sembrava, per l’affollamento di omicidi e “misteri” di cui si disquisiva, aprire piuttosto una balconata sulla morte…
Dunque. In un sonnolento pomeriggio d’aprile, tra casi giudiziari che si trascinano un po’ stancamente, più o meno irrisolti nel tempo, cosa ci si può inventare per tener vivi, caldi caldi, la tensione e il tremore? A metà settimana nessun “terrorista islamico” era all’orizzonte…
Per fortuna che ancora è aperta la caccia al “mostro di Budrio”. Igor Vaclavic, o chi per lui…
Così lo scivolare dei commenti e delle ipotesi e delle ricostruzioni a proposito dei delitti che furono, è stato più volte interrotto da collegamenti (quasi stesse ogni istante per accadere qualcosa di straordinario) con la zona a ridosso delle campagne nelle quali si suppone si sia nascosto, o almeno sia passato, “l’assassino”…
Da vedere in realtà c’era ben poco,
