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    Un esercizio…

    Un suggerimento. Per un esercizio da fare almeno una volta al mese. Se si abita in una grande città. Magari al centro. Magari storico, di questa grande città. Piuttosto ripulita, oggi come oggi, della sua umanità mendicante. Come garantiscono pattuglie armate piazzate qua e là. Dietro l’angolo della Basilica. Allo sbocco del Ponte degli Angeli. Lungo il perimetro dei Palazzi del Potere. Un suggerimento dunque. Prendere un autobus, o un tram. O meglio prima l’uno e poi l’altro, o viceversa. Comunque per una corsa centrifuga. Dal centro verso la periferia. Durante il percorso guardare i visi degli altri viaggiatori. Uno ad uno. Cercare di indovinarne il linguaggio, il paese di provenienza, le vite. Scoprire, magari, di avere bisogno proprio di uno di loro per orientarti nei percorsi delle periferie di quella che è pur la tua città. E vergognartene un pochino. Intanto, anche solo a tratti, lasciare che lo sguardo scivoli oltre il finestrino. E guardare quelle case, quei palazzi, i tratti che sembrano campagne, i tratti che sembrano discariche. I drappelli di persone in attesa rassegnata alle fermate. Provando a chiederti da dove vengono, dove vanno, quanto tempo impiegheranno. Poi percorrere a piedi qualche strada. Guardandoti, ti accorgi, ogni tanto alle spalle. Specie nelle strade che diventano improvvisamente vuote. E ti sembrano più sporche. Quelle che immagini subito buie al calare del sole. Notare più avanti qualche uomo e qualche donna scendere sotto un ponte con fare inquieto. Poi ancora qualche detrito, una scarpa rotta, una fermata di autobus come isolata nel deserto. E accorgerti che di pattuglie, armate o a mani nude, sarà un caso, non ne hai visto neppure l’ombra. Poi tornare indietro. Stesso autobus, stesso tram. Dalla periferia al centro. Riguardando ancora tutto. Così, per esercizio. Almeno una volta al mese. Esercizio di realismo.

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