Arrivato fresco fresco di Stampa “Marco Cavallo e io”, di Peppe Dell’Acqua, editore Meltemi, di cui, onorata, ho scritto la prefazione… ecco…
“Era sembrato a tutti un personaggio da fiaba. Marco Cavallo. Ché l’enorme giocattolo di legno e cartapesta tinta d’azzurro, appena nato nel laboratorio così magistralmente guidato da Giuliano Scabia e Vittorio Basaglia, ha subito lanciato nell’aria un nitrito… Peppe Dell’Acqua ne è testimone, e come tutti quelli che erano lì è pronto a giurarlo, l’hanno sentito tutti… quel vagito possente che già annunciava scorribande nel mondo.
E hanno il sapore della fiaba i desideri che i matti di San Giovanni gli hanno affidato, mettendoli nella sua pancia, come quella Rosina vestita da Regina, che ancora intenerisce e commuove… Marco Cavallo, lo sappiamo, ha tenuto fede alla sua promessa: ha presto sfondato le porte del manicomio dove è nato e ha guidato la prima marcia festosa “dei poveri cristi” lungo le strade della città. Accadde a Trieste, ma la sua è la storia di una liberazione che ha riguardato tutti, e ancora ci riguarda.
Ne ha fatte di tutti i colori, quel briccone di Marco Cavallo. E’ andato in giro nel mondo a testimoniare che guarire si può, a lanciare i suoi nitriti contro tutti i muri, contro contenzioni e psichiatrie del farmaco, contro l’abbandono e le offese… ha gioito delle battaglie vinte, qualche volta ha pianto. Guardandosi intorno, capita oggi che pianga purtroppo spesso, che nuovi muri e antichi pregiudizi e vecchie pigrizie vede crescere intorno. Ma non si dà per vinto.
Quella che ascolterete in queste pagine è la storia da lui percorsa in mezzo secolo di vita. L’ha raccontata a Peppe Dell’Acqua, che gli è molto amico, e Peppe la racconta a noi, come l’ha ascoltata. Aggiungendo tutto ciò di cui è testimone e non solo, che non poco percorso, insieme a Marco Cavallo, anche lui ha fatto. Insieme hanno percorso più di ventimila chilometri. Qualche volta, naturalmente battibeccano…
Dunque, c’era una volta un cavallo azzurro… e c’è ancora adesso. Perché le fiabe, che nascono da una profondità che nella nostra corsa quotidiana sembriamo dimenticare, non muoiono mai e sempre sono. Le fiabe hanno in sé tesori che sono vita. Indicano la strada. Quella che Marco Cavallo ha scritto, e ancora scrive, è storia viva. E come molte fiabe, non quelle edulcorate a uso e consumo dei nostri tempi confusi, ma quelle vere che pure non risparmiano dolori, siamo sicuri che anche questa avrà un lieto fine. Perché sempre l’uomo ha bisogno di poter sperare…
Ma intanto una morale già è indicata: le cose possono cambiare, vedi i manicomi che non ci sono più, anche se nulla è conquistato per sempre. Anche questo insegnano le fiabe, come sa bene Marco Cavallo, che ancora va a nitrire dove necessario, che mai dimentica che bisogna guardare dove vorrebbero non si guardi, che sempre insegna a non arrendersi mai…
“… quando questa storia cominciava era (quasi) chiaro che significava trasformare radicalmente quel mondo, opporsi prima di tutto alla violenza e all’annientamento, guardare e ascoltare. Avremmo dovuto essere capaci di costruire insieme agli altri possibilità, alternative, scelte.
La scommessa è durissima, si può perdere in qualsiasi momento. La scommessa, allora come ora, pretende una scelta di campo netta: i bisogni al di sopra delle regole, le relazioni al di sopra delle gerarchie, le storie al di sopra delle diagnosi e delle malattie. Da quel momento lo sguardo cominciava a cogliere la presenza di uomini e donne che hanno voci e storie, mestieri e appartenenze, emozioni e sentimenti.
Da qui le migliaia di storie che finalmente possiamo raccontare”.
Parola di Peppe Dell’Acqua.
E allora, lasciamogliele raccontare tutte queste storie. A lui e naturalmente al suo amico Marco Cavallo. Hanno un materiale infinito, raccolto negli anni, Peppe e il suo magico cavallo…
Incrociandone a un tratto il cammino, mi sono chiesta quale fosse il segreto di tanta magia. La risposta l’ho trovata, così mi piace credere, in quel suo essere azzurro. Azzurro, il colore più profondo, più immateriale, che alleggerisce, disfa le forme. Un muro dipinto d’azzurro, sapete, smette di essere un muro…“