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    Il freddo di questa notte…

    Lorenza Mori l’ho incontrata un anno fa, nel corso della presentazione di un libro in un locale della biblioteca d’Arezzo. Il breve tempo di un saluto, di cogliere un sorriso gentile, e di avere fra le mani questo suo libro. E’ il freddo di questa notte. Bel titolo, almeno di quelli che a me piacciono molto, che è anche incipit del capitolo dove inizia il racconto profondo, titolo che invita e induce a fermarci, ad apprestarci ad ascoltare, come al richiamo del c’era una volta… Tanto che avevo iniziato a leggere appena salita sul treno per tornare. Ma poi, forse l’ora tarda, la stanchezza, e poi la notte, e poi le cose del giorno dopo, e del giorno dopo ancora… insomma, a quell’inizio m’ero fermata. Insomma, forse un po’ di resistenza l’avevo opposta, e ho continuato a opporla, a quella copertina che per quasi un anno a tratti tornava a galla fra i libri accanto, sul comodino. Succede. Ma poi, tre giorni fa, come il brivido di un vento, il freddo di quella notte mi ha preso nel suo vortice, e non mi ha lasciato tregua, fino alla fine della narrazione. Un racconto nel racconto, nato dall’incontro di due donne che scoprono di avere in comune legami che risalgono al tempo della guerra. Un racconto che apre le pagine di un diario, che è un viaggio  dentro l’anima, a tratti gelata dal complesso e problematico rapporto con la madre, (…) figura dominante e centrale, sulle cui tracce si muove il racconto-ricerca della figlia. Un diario che è un viaggio anche nell’Italia del secondo dopo guerra, nelle terre della Valtiberina e fra le vie e le case della città di Arezzo. E a tratti accende della luce livida dei lampi vicende del tempo della guerra. E  malattie dell’animo e malattie della Storia sembrano percorrere uno stesso sentiero… Insomma, tanti i piani di interesse che costituiscono il fascino di questo libro. Che nonostante la serverità degli argomenti mantiene costante la freschezza delle parole lievi. Forse, chissà, anche per il dialogare qua e là toscano, che sembra sentirlo… Ma credo che la cosa che mi ha incatenata alla lettura sia  stata la folla di persone che percorrono il racconto. Generazioni che si affacciano, passano, scompaiono… le nonne, i babbi, i cugini, le nipoti, i vicini… zio Assuero, zia Susi, la Piera che aveva 13 anni e si divertivano un sacco, zia Anna e l’Olimpia che la faceva tanto arrabbiare… la buona nonna Nerina, e le vicine del cortile e il loro conversare… Pennellate, pochi tratti per ognuno eppure ognuno inconfondibile, e tutti sembra vederli passare, cone le loro piccole grandi vite, gli amori, i dolori… questo grande dolore che sa essere l’esistenza e tutto attraversa. E poi le case, le cose, gli animali, il cane Filippo, le tartarughe, i gatti… insomma la vita. Che delle persone e della loro memoria è fatta. Che è cosa da non smarrire. Perché di ognuno, non ricordo chi lo disse, rimane la verità del racconto che ne sappiamo fare.

    E’ il freddo di questa notte che mi riporta alla memoria questa storia; si vede che è arrivato il momento di scriverla, anche se fa molto male e paura… frase ripresa in quarta di copertina. E’ proprio così, arriva sempre il momento di scrivere storie… onore a chi riesce a farlo regalando, come questo libro, vere narrazioni.

    Lorenza M.Mori, E’ il freddo di questa notte; archivio Dedalus Edizioni

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