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    Il taglio del bosco

    Scivolando sul trenino, lungo il bordo nascosto della consolare, a due passi dal fiume. Uno strano vuoto. Solo dopo un pò realizzo. Vuoto dei cespugli, dei rovi, degli alberi. Degli alberi. E qua e là mucchi di lamiere, carte, stracci, qualche oggetto di vita domestica. Dell’illusione di una vita domestica che è stata spazzata via. Tracce calpestate delle baracche che furono. Fra quei rovi, a malapena nascosti dagli alberi, fino a qualche tempo fa. Adesso sembra tutto molto pulito. Pulizia che sa di macabro. Degli alberi. Rimangono solo bassi tronchi mozzati. Con precisione chirurgica tutti alla stessa altezza. Poche decine di centimetri da terra. Sembrano arti morti, piantati nell’erba senza respiro. Mostrano, oscene, le loro sezioni nude. Bianche di taglio fresco. E più avanti, appiattiti in terra, lunghi e magri, tronchi. Alcuni fatti a fette. Ma ancora ogni tratto in fila, uno dietro l’altro, a disegnare sagome di alberi. Ombre della vita che furono. Una gran pena. Un pensiero folle.  Che arrivi presto qualcuno. A stendervi sopra un velo.  Con gesto di pietà…

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