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    La memoria dell’oggi…

    Un invito, a leggere “Cronache da un manicomio criminale”, di Dario Stefano dell’Aquila e Antonio Esposito. Un libro tutto cucito intorno ad uno straordinario documento che viene per la prima volta pubblicato integralmente: il memoriale scritto nel 1974 da un internato del manicomio criminale di Aversa, Aldo Trivini. Un documento sconvolgente, che denuncia abusi, violenze, morti, dal quale è poi scaturito un processo che svelò tremende realtà, e che qui viene ricostruito per poi ripercorrere l’intero percorso che arriva fino ad oggi, a realtà ancora tanto uguali a quelle di quarant’anni fa, ancora troppo spesso ben serrate dietro le mura di quelli che oggi sono chiamati Ospedali psichiatrici giudiziari. Di cui in fondo tutto si sapeva e si sa. Fino alle ultime pubbliche denunce, mentre ancora si consumano tragedie che non si vogliono vedere. Un testo importante, questo di Dell’Aquila ed Esposito, soprattutto per il lavoro di recupero e custodia della memoria. Ascoltate la voce di Trivini, che a tratti sembra arrivare con toni di meccanica, surreale pacatezza, che è forse l’unico tono possibile per pronunciare l’ordinaria disumanità delle cose. “Il manicomio giudiziario di Aversa è un complesso formato da circa dieci edifici, i quali sono numerati da uno a dieci: primo reparto, secondo reparto, e così via…”, esordisce il memoriale. Ordinaria disumanità e ordinaria illegalità soprattutto… (…)

    Mentre leggevo dei riferimenti alla vicenda giudiziaria e soprattutto le pagine della denuncia-diario, mi veniva continuamente da raffrontare i tempi di quella storia con quelli miei personali: cosa facevo io, cosa sapevo io mentre accadeva… erano gli anni ’70, in fondo solo l’altro ieri. Cosa succedeva, che non sapevo, dietro mura a pensarci non lontane dal luogo in cui crescevo e studiavo e leggevo giornali… e così non si può che arrivare a interrogarsi su cosa accade oggi, dietro mura sempre diverse e sempre uguali, mentre siamo in tutt’altre faccende affaccendati. Per questo credo il lavoro di recupero e custodia della memoria delle cose non debba mai andare perduto e meriti anzi grande attenzione. Perché, come concludono gli autori citando Primo Levi: è avvenuto, quindi può accadere di nuovo.  

    Storie come quelle denunciate nel memoriale di Aldo Trivini non sono finite negli anni settanta, e lo sappiamo bene. Bisogna arrivare alla denuncia della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Ignazio Marino, per non poter più far finta di nulla. Eppure, eppure… Gli OPG sono ancora lì, molti i dubbi sulle strutture nelle quali dovranno “sciogliersi”…  e qualcuno ancora dietro quelle mura consuma vite impossibili, ancora qualcuno, ogni tanto, muore… “Cronache da un manicomio criminale” ha il grande merito di non lasciarci tranquilli, di cercare di impedire che la nostra coscienza si senta a posto. Di Dario Stefano Dell’Aquila avevo letto tempo fa “Se non ti importa il colore degli occhi”, un’inchiesta sui manicomi giudiziari. Altro testo che, con pacata tenacia, dà voce a parole altrimenti scomparse. Parole di verità, vergate col sangue, riportate a noi, perché non si rapprendano. “Come insegna Camus- parole di Dell’Aquila – penso che la scrittura debba essere fedele alla bellezza e agli oppressi. Fare memoria e restituire parola è quello che, in maniera modesta, provo a fare”.  Come con l’inchiesta sui manicomi giudiziari anche questa volta, insieme ad Antonio Esposito del quale immagino ben condivida il sentire, c’è riuscito benissimo. 

    Dario Stefano Dell’Aquila e Antonio Esposito, “Cronache da un manicomio giudiziario”  edizioni dell’asino.

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