“… e non so se sono io a osservare la farfalla.. o lei a osservare me”..
“E poi Ife?”
“E poi mi sveglio e mi rendo conto che sono ancora qui…”
Storia di Lolade e Ife, donne rinchiuse in un Cpr. Protagoniste de “L’algoritmo e la farfalla”, una graphic novel che parla della vita all’interno dei Cpr, i cosiddetti centri per il rimpatrio, l’ultima frontiera dell’oscenità dei nostri tempi… dove, parola di una guardia, “qui rivestiamo un ruolo pedagogico. Questi li meniamo per farli smettere di rompere le palle… questi non vengono messi qui dentro perché devono essere rimpatriati, ma perché bisogna dargli una lezione”. Storia di Lolade, Ife, Laurent…
“L’algoritmo della farfalla”, edito da Morsi, è firmato da Lucio Cascavilla, per la sceneggiatura, e da Giulia Canetto, in arte Giunia C., per le illustrazioni. Una bella, riuscitissima collaborazione se i dialoghi insieme al disegno, la grafica, il colore restituiscono perfettamente il senso di buio e di soffocamento che è la verità di storie nate dall’urgenza di farci vedere quello che non vediamo. Attraverso il racconto della vita giorno dopo giorno di Lolade e Ife che sono recluse, che raccontano la loro storia, il loro terrore, che imparano a resistere, anche… E giorno dopo giorno, il lavoro di due guardie, che all’inizio sembrano l’una persona buona, l’altra cattiva, ma poi si omogenizzano in qualche modo, e la guardia “inesperta” fa proprie le ragioni e il sentire violento, sprezzante dell’altra…
Non sono necessariamente storie reali, ma sono storie vere, perché siamo difronte a
un testo pieno di verità, un lavoro importante per contribuire a ribaltare la narrazione ufficiale che vuole i Cpr strumenti fondamentali per la nostra “sicurezza”, dove vengono rinchiusi “pericolosi migranti che hanno commesso reati”. In realtà, non finiremo mai di ricordarlo, i migranti chiusi nei Cpr sono “colpevoli” di irregolarità amministrative, per un documento scaduto, per la perdita di un permesso di soggiorno… ne abbiamo parlato
https://drive.google.com/file/d/1xhF1KDOSHYYwLUM2YHezKjafr1vokzbr/view
https://drive.google.com/file/d/1p_hwFftCdym8TEtg5xRFo0cV5eqzvTFe/view
Una nota su Lucio Cascavilla, incontrato in una delle appassionate presentazioni del suo lavoro. Documentarista, scrittore, sceneggiatore, regista… la prima parola che viene in mente, a guardare la sua biografia, è “migrante”. Nato in Puglia, gli studi all’Orientale di Napoli, dieci anni in Cina, vive ora in Etiopia, e di mezzo tanti giri ancora… che è condizione che forma una capacità di sguardo che noi facciamo fatica ad avere, e che qui Lucio regala a noi, ponendoci davanti al punto di vista di chi migra.
Il perché del titolo, L’algoritmo della farfalla, lo spiega così: “L’algoritmo è una sequenza di azioni ordinate che portano alla risoluzione di un problema. L’algoritmo, quindi, se davvero ne esistesse uno, libero e perfetto, dovrebbe aiutare le persone chiuse nei Cpr a uscire. Perché non ci dovrebbe essere alcuna ragione a stare lì dentro. Invece non accade. E la farfalla, che dovrebbe essere libera di volare, rimane rinchiusa dietro le sbarre del Cpr”.
Mentre a colpi di decreti sicurezza le condizioni continuano a peggiorare. Basta pensare alle ultime norme che prevedono un “premio” per gli avvocati che convincono l’assistito a tornare nel proprio paese, la cui correzione in sede di altro decreto non ne cancella l’oscenità, come vergognose rimangono quelle che di fatto creano ostacoli alla possibilità di accedere al gratuito patrocinio.
E questo nonostante la Corte costituzionale poco più di un anno fa abbia sollevato, a proposito dei Cpr, rilievi di incostituzionalità. Peccato che, come per la questione dell’ergastolo ostativo, non ne ha dichiarato formalmente l’incostituzionalità, ma si è limitata a rinviare al parlamento. Dell’ergastolo sappiamo come è andata a finire, il parlamento è intervenuto ignorando le indicazioni della Corte e introducendo norme peggiorative. Così sui Cpr si sta andando avanti, a botte di decreti, con norme sempre più repressive e in violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione. Mentre nonostante le denunce, le proteste, le violenze, le morti (perché di Cpr si continua a morire), si progetta di costruirne di nuovi.
“L’algoritmo della farfalla”, dunque, un libro per riflettere anche su di noi, su noi brava gente, che ci pensiamo per nulla razzisti… Ecco cosa racconta a proposito Lucio Cascavilla: “2019… Qualcuno, soprattutto sui social, si lanciava in filippiche: basta con questa storia del razzismo. In Italia non siamo razzisti, cosa c’entra il colore della pelle? Io stavo rientrando per la prima volta da Freetown, in Sierra leone, la città degli uomini liberi. L’aereo atterrò, e la fila per abbandonare l’aereo procedeva a rilento. Una volta uscito dalla porta, trovai uno sbarramento di poliziotti che fermavano tutti. Se avevi la pelle bianca, passavi. Ma se il colore della tua pelle era leggermente più scuro, dovevi mostrare il colore del tuo passaporto, se era quello giusto procedevi sino al controllo successivo. La storia mi è stata confermata da una donna di origine etiope, a Udine, quando ho raccontato per la prima volta questa storia: mio marito, mi ha detto lei, bianco e italiano, passa sempre. Io che sono italiana, ma con un diverso colore della pelle vengo sempre fermata, e così mio figlio”.
Già nel 2023 il nostro autore ha prodotto The Years We Have Been Nowhere” (https://tywhbn.it/?lang=it ), un film su quelle che sono vere e proprie deportazioni, dove dà voce a tutte le persone allontanate, alle famiglie che vengono separate e rimandate nei paesi di origine. Remigrazioni, altra orrenda parola che di questi tempi inizia a serpeggiare, mentre nessuno si chiede cosa ne è di chi è costretto a ritornare.
E ben venga ora questo fumetto, col suo linguaggio che sa essere trasversale, che intercetta un pubblico vasto, giovani e anche adulti, per raccontare quello che l’informazione main stream ignora, e bucare il muro della nostra indifferenza. Uno strumento importante se Dino Buzzati (Il deserto dei tartari, ricordate?), che come Lucio Cascavilla amava molto i fumetti, li ha definiti “una delle più grandi invenzioni dei tempi moderni”.
Il sogno della farfalla… quando ho visto la farfalla volare sulle tavole dei fumetti, ho pensato alla famosa frase del filosofo cinese, Chuyang Zu, spesso usata da Borges per indagare nella zona di confine fra sogno e realtà: “Chuang Tzu sognò di essere una farfalla… al risveglio non sapeva se era un uomo che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che ora sognava di essere un uomo”.
A sentire tante vicende, a volte penso alla sensazione di un sogno orrendo, al tremendo incubo che vivono i migranti che, senza alcuna ragione (se non la nostra gratuita ferocia), finiscono là dentro… da impazzirne…
“L’algoritmo della farfalla” è il racconto della disumanità di cui dovremmo vergognarci. “Uno schiaffo in faccia, che ci meritiamo”, come scritto nella postfazione a firma Mai più lager- No ai Cpr, che ci invita prendere posizione, perché “non si tratta solo di solidarietà verso le persone migranti o di opposizione alla criminalizzazione di chi fugge da guerre o ‘solo’ povertà, ma della tutela dei diritti fondamentali della nostra democrazia”.
“L’algoritmo della farfalla”, edito da Morsi, è firmato da Lucio Cascavilla, per la sceneggiatura, e da Giulia Canetto, in arte Giunia C., per le illustrazioni.
scritto per la rivista Voci di dentro.