More

    Marco Cavallo

    Ricordate Marco Cavallo? Il gigante di cartapesta nato nel fantastico laboratorio dell’Ospedale psichiatrico di Trieste, simbolo della lotta contro tutti i manicomi. Era il 1973 e forse molti a Trieste ancora ricordano il giorno in cui Marco Cavallo attraversò le strade della città, in testa a un lungo corteo, accompagnato da tutti gli ospiti dell’ospedale psichiatrico… Ebbene, Marco Cavallo è ancora vivo. E ancora attraversa le strade delle nostre città, perché ancora c’è bisogno, e quanto!, del suo messaggio… perché se i manicomi non ci sono più, restano, e quante!, forme di oppressione e separazione, che nei manicomi hanno avuto una delle più brutali espressioni. E questa sera Marco Cavallo sarà a Roma, al Teatro Valle, storico teatro che i lavoratori dello spettacolo da metà giugno hanno occupato. Marco Cavallo, con il suo bel manto ancora brillante d’azzurro. Simbolo della lotta contro tutti i manicomi e della liberazione dell’immaginario. Marco Cavallo, si legge in un comunicato dei lavoratori dello spettacolo, va dove c’è bisogno, Marco Cavallo crea un teatro dove tutti sono attori di un evento collettivo, Marco Cavallo è una poesia scritta da tutti.(…) Sì, perché evento collettivo è stata la sua nascita, grazie a un gruppo di artisti che, insieme al drammaturgo Giuliano Scabia, realizzarono il miracolo, insieme alla creazione del gigante azzurro, della costruzione di un linguaggio, dimostrando che si può ( e si deve) dare voce a tutti. Perché la voce, ce l’hanno tutti. Anche le pietre, dice Scabia; basta mettersi in ascolto. E per chi volesse ripercorrere il miracolo dei giorni della nascita di Marco Cavallo, conoscere il Paradiso Terrestre ( perché davvero Paradiso Terrestre fu per gli internati il laboratorio del manicomio di Trieste), incontrare l’infinità di voci e vite del poema che in quei giorni fu composto, c’è un bellissimo libro: “Marco Cavallo, da un ospedale psichiatrico la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura” (ed AlphabetaVerlag), che Giuliano Scabia ha scritto e ora ripubblicato nella collana 180, archivio critico della salute mentale, diretta da Peppe Dell’Acqua, Nico Pitrelli e Pier Aldo Rovatti. Un libro da leggere tutto d’un fiato, perché, spiega Dell’Acqua nella prefazione, “la nostra intenzione è allontanare la smemoratezza che rischia di appiattire e cancellare dal presente ogni traccia del passato profondo. Troppe voci tacciono. Coscienze morte”. Perché Marco Cavallo non torni ad essere rinchiuso. Marco Cavallo… lo sentite? Ancora, lancia, nel cielo, nitriti…

    Ultimi Articoli

    Le donne, la violenza…

    Lo strazio dei bambini

    Le Donne del Muro Alto

    Archivio

    Tag

    Articolo precedentePanchine
    Articolo successivoViaggiatori inattesi