Dopo aver letto “Urla a bassa voce…”, queste riflessioni, di Grazia, che volentieri accolgo…
Si avverte una forza rabbiosa e al tempo stesso rassegnata già in quell’ossimoro così efficacemente espresso nel titolo, Urla a bassa voce. Tra le pagine, una pluralità di toni e di timbri, accusatori, ironici, cinici, vibranti d’orgoglio e di pentimento, di attese e di dissillusione. Tante le voci racchiuse in questo libro, come dentro a un coro polifonico bello, tragico e crudele, un coro urlante che fa rumore, che con impeto, abbattendo muri, rompendo serrature, scardinando barre, arriva alle nostre orecchie, alle nostre tranquille vite. Un libro che assorda le nostre coscienze e scuote la nostra indolenza. Smonta, pagina dopo pagina, ad uno ad uno, i pilastri di quella impalcatura che è la nostra indiscussa moralità, ritenuta erroneamente ferrea e inamovibile e tuttavia poggiante spesso sui perni cedevoli del pregiudizio. Non c’è vittimismo o autocommiserazione, non c’è neppure supplica. Il filo che tiene insieme le varie testimonianze è una tensione emotiva, un urgente bisogno di far sentire la propria voce al mondo, di far conoscere le proprie condizioni, di sentire accolto il proprio grido.(…)
Ricevo e volentieri pubblico questo articolo comparso nel numero di venerdì scorso della rivista “Altri”, scritto da Luigi Attenasio che è Presidente Nazionale di Psichiatria Democratica. Guardandosi intorno e guardandosi dentro, ascoltate…

“Domani è la festa di san Pietro.