“No e poi no, con quello là io non ci gioco!”. Carlotta fece no anche con la testa, e le perline di vetro che fermavano le sue treccine bionde tintinnarono, come la giostra carillon che la incantava nella vetrina della cartoleria accanto alla scuola…”
Carlotta, e poi c’è Ludovico, poi Betta, e tante altre persone, amici, mamme papà, compagni di scuola, che abitano le pagine di “Io ti faccio amico”, libro edito da notes edizioni, scritto da Ferdinando Albertazzi, che ci racconta tre storie di amicizia. Tre incontri di normale diversità… Tutte amicizie che nascono da premesse che sembrava impossibili, ma per i ragazzi alla fine sembra tutto più semplice, forse perché riescono meglio di noi alla fine a cogliere quel guizzo profondo che è dentro ciascuno. Guizzi… e la capacità di coglere questi guizzi, spiega Albertazzi, è naturalmente dentro ciascuno di noi, ma che poi crescendo ciascuno di noi “copre di terra”, per fortuna nei bambini ancora rimane intatta… Bene ce lo racconta la storia di Betta, ad esempio. Betta che ha i “muscoli congelati” ma sa parlare con gli occhi.. parla tanto bene con gli occhi, che la sua piccola amica non può fare a meno di lei e delle storie raccontate insieme… Albertazzi questi bambini sembra proprio averli incontrati nell’anima… Autore davvero di affascinante leggerezza, Albertazzi, laureato in fisica, ma che da prima ancora di completare gli studi di fisica ha scritto storie, e storie per bambini, con cui ha spesso incontri ravvicinati: segue, anche, laboratori musicali per bambini… dove la musica nasce su e per i racconti… Insomma un libro da leggere, “Io ti faccio amico”, e che vale solo anche la simpatia di una domanda curiosa che compare sulla contro copertina : “Come fa un’orca a diventare amica di un arco?”… misteri della dislessia… Un libretto che fa venire, anche, tante curiosità. Perché alla fine fra i ringraziamenti ci sono quelli a Mozart per l’allegretto della sonata in si bemolle maggiore k454? E chi sono Rebecca e Michele, ringraziati per la sinfonia sul far del mare? La risposta… provate a leggerla nel segreto dell’amicizia che nasce in ciascun racconto…
Forse / avrei dovuto piangere di più all’epoca,
A cura di A.M.I.C.A., l’Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale, è pronto il libro fotografico di Matteo Gozzi, per parlare di Sensibilità Chimica Multipla, grave, insidiosa, malattia dei nostri tempi…
Ripensando… ad un altro incontro, in carcere. Questa volta a sud, molto più a sud. Nel carcere di Cosenza, per assistere alla proiezione del film dei fratelli Taviani… il loro Cesare, che deve morire… E assisterlo insieme alle persone detenute lì dentro, in un carcere, mi dicono, che solo adesso si sta cercando di fornire di una biblioteca… E leggerla, questa assenza, di biblioteche e di libri, nel silenzio di parole dei carcerati… e quanto più grave, quanto più pesante è il loro essere muti… che solo si rompe negli applausi, a scena aperta, durante il film… incontenibili… nei passaggi in cui qualcosa, o forse tutto, di sé riconoscono. E appalausi sugli applausi, per gli attori che nel film recitano se stessi. E riflettere ancora di pene e di ergastolo… e ancora pensare allo spreco… all’insensatezza… di un carcere senza neanche una biblioteca, ad esempio. Fra noi anche il Bruto del film, Salvatore Striano, che, a dire la verità, preferisce essere chiamato Sasà… nome che sa di una più fresca libertà… Sasà, con i suoi occhi profondi e inquieti, che, anche adesso che potrebbe lasciare quel mondo alle spalle, pure continua ad entrare nelle carceri… perché non vuole dimenticare la vita di chi è dentro… E ha ragione lui… perché una volta che si è visto, che si sa, è impossibile dimenticare. E ora che pure sa quale nuovalibertà ha dato a lui leggere, conoscere, sapere… vuole fare di tutto perché questa possibilità sia data a chiunque sia dentro un carcere. A cominciare dal carcere di Cosenza, per il quale chiede, a chi voglia, di inviare libri, libri per la nuova biblioteca. Sasà… che adesso che è attore, ed è famoso, e presto calpesterà altri set, per altri film, sogna il teatro… perché adesso sa… perché Macbeth, sussurra, è stupendo…
Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene. ( Rosa Luxemburg)
Pensiero di vigilia… pensiero senza pensiero… con gli occhi miti di questo bue e di questo asinello, che Arnolfo di Cambio scolpì per il primo presepe della storia fatto di statue. Ci guarda ancora, stupito, il bue. Sorride ancora, dolcissimo e tenero, l’asinello, come l’attesa non fosse mai stata tradita… Buon Natale