Ripensando… ad un altro incontro, in carcere. Questa volta a sud, molto più a sud. Nel carcere di Cosenza, per assistere alla proiezione del film dei fratelli Taviani… il loro Cesare, che deve morire… E assisterlo insieme alle persone detenute lì dentro, in un carcere, mi dicono, che solo adesso si sta cercando di fornire di una biblioteca… E leggerla, questa assenza, di biblioteche e di libri, nel silenzio di parole dei carcerati… e quanto più grave, quanto più pesante è il loro essere muti… che solo si rompe negli applausi, a scena aperta, durante il film… incontenibili… nei passaggi in cui qualcosa, o forse tutto, di sé riconoscono. E appalausi sugli applausi, per gli attori che nel film recitano se stessi. E riflettere ancora di pene e di ergastolo… e ancora pensare allo spreco… all’insensatezza… di un carcere senza neanche una biblioteca, ad esempio. Fra noi anche il Bruto del film, Salvatore Striano, che, a dire la verità, preferisce essere chiamato Sasà… nome che sa di una più fresca libertà… Sasà, con i suoi occhi profondi e inquieti, che, anche adesso che potrebbe lasciare quel mondo alle spalle, pure continua ad entrare nelle carceri… perché non vuole dimenticare la vita di chi è dentro… E ha ragione lui… perché una volta che si è visto, che si sa, è impossibile dimenticare. E ora che pure sa quale nuovalibertà ha dato a lui leggere, conoscere, sapere… vuole fare di tutto perché questa possibilità sia data a chiunque sia dentro un carcere. A cominciare dal carcere di Cosenza, per il quale chiede, a chi voglia, di inviare libri, libri per la nuova biblioteca. Sasà… che adesso che è attore, ed è famoso, e presto calpesterà altri set, per altri film, sogna il teatro… perché adesso sa… perché Macbeth, sussurra, è stupendo…
ancora prigioni…
Auguri dal buio….
Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene. ( Rosa Luxemburg)
Buon anno 2013: L’uomo ombra aspetta per niente, aspetta un fine pena che non arriverà mai. E aspettare per nulla uccide il cuore di qualsiasi uomo. D’altronde non abbiamo scelta, se lasciamo fare agli altri non avremo mai una speranza che un giorno finiremo la nostra pena. Per questo, se nei prossimi mesi non interverranno nuovi avvenimenti a darci una speranza, abbiamo creato una lista di ergastolani, ostativi a qualsiasi possibilità un giorno di poter tornare liberi, che nell’estate 2013 inizieranno uno sciopero della fame per far conoscere in Italia l’esistenza della Pena di Morte Viva. L’unica paura che l’uomo ombra non ha è quella di morire perché solo rischiando di farlo forse un giorno riuscirà a vivere. D’altronde non ci resta altro che lottare con la testa, il cuore e la vita. E in tutti i casi non conosciamo altri modi per darci una speranza. Forse questa non è l’unica scelta che abbiamo, ma non riusciamo a vederne altre. E poi non abbiamo più tempo per altre forme di lotte, abbiamo solo il tempo che ci resta.(…)
Il grido dei gabbiani…
Bèh, infine l’ho incontrato. Carmelo Musumeci. Il 5 di dicembre, nella Casa di Reclusione di Padova. Lì, io per un seminario sull’ergastolo. Lì, lui trasferito da poco più di quattro mesi fa dal carcere di Spoleto, cui la direzione ha permesso di “scendere” fra i “comuni”… insomma fuori dal circuito dell’Alta Sicurezza, per partecipare al seminario sull’ergastolo voluto da “Ristretti orizzonti”. Bèh infine l’ho incontrato e credo che tutti e due abbiamo recitato ognuno la sua bella parte. Di persona-giornalista in visita, io… di quasi padrone- di-casa lui… gentile, cortesissimo, un fiume di parole, mi ha guidata anche in un giro fra i locali del piano terra… e sempre sorridente e molto complimentandoci l’un l’altro. Ma gli occhi… gli occhi che diritto negli occhi mi hanno sempre guardato, vedevo che quasi non guardavano i miei occhi, ma andando oltre me, frugavano, frugavano, scavando, cercando qualcosa che fosse segno, ho pensato, di qualcosa in più che dal mondo di fuori sperava portassi dentro. E chissà quanto ne è rimasto deluso… Ma il tempo è breve e le parole tante, ad intasare i pensieri, entrando, dopo anni, in un carcere.
Al “Due palazzi” . (…)
Pensiero di vigilia…
Pensiero di vigilia… pensiero senza pensiero… con gli occhi miti di questo bue e di questo asinello, che Arnolfo di Cambio scolpì per il primo presepe della storia fatto di statue. Ci guarda ancora, stupito, il bue. Sorride ancora, dolcissimo e tenero, l’asinello, come l’attesa non fosse mai stata tradita… Buon Natale
Oscenità
Tornando, dal carcere di Cosenza… proiezione di “Cesare deve morire”, in platea di detenuti… Alta e media sicurezza, come si dice… ancora non trovando le parole… e ne parleremo più in là. Ma tornando, su una delle Frecce del nostro tempo assurdamente veloce… per correre, mi sembra, solo verso la nostra volgarità… ascoltando la voce di un annuncio, che con tono complice chiede, alla “clientela”, per “garantire la qualità dell’offerta” (???!), di non acquistare oggetti o bevande o viveri che-si-voglia da persone salite sul treno.. e s’invita anzi con tono ammiccante a “segnalarne” la presenza… Insomma, sì, a denunciare… Invito alla delazione, insomma… Annuncio osceno.. questo sì, sarebbe da denunciare… Un pensiero triste alla razza di gente che stiamo diventando… O siamo già diventati….
Caro Benigni, ci hai traditi pure tu…
Il giorno dopo, l’intervento di Benigni sulla nostra Costituzionre… bello, bellissimo.. però… però… ricevo e volentieri pubblico una voce, a ragione, fuori dal coro… Nadia Bizzotto, della Comunità Papa Giovanni XXIII… leggete, attentamente, leggete…
“Tanti bei discorsi ma io mi sono svegliata stamattina per niente orgogliosa di appartenere a questo popolo, ma schifata della sua ipocrisia, quella che tu ieri sera non hai fatto altro che alimentare: sì, abbiamo proprio la più bella Costituzione del mondo, ma è anche la più inapplicata, quindi la più derisa… Caro Benigni, io vivo in carrozzina da 25 anni in seguito ad un incidente stradale all’età di 20 anni e ho capito bene che sono tra gli ultimi della mia società, quella società che tace su tante cose che non vuole vedere….Sono ultima tra gli ultimi, perchè da 5 anni tutti i giorni mi batto e incontro in carcere i “sepolti vivi” , gli ergastolani che la nostra bella Italia ha condannato a morire in carcere. Ergastolani senza speranza, senza benefici penitenziari, persone che sono in carcere anche dal 1979,(…)
A proposito di “sguardi”…
E’ passato quasi un mese, dall’incontro a proposito di (S)guardi e ri-guardi… e mi accorgo di non aver ancora trovato le parole per ringraziare di quella mattinata così piena, per me, di sorprese… di persone capaci di mille suggestioni… dell’intreccio di pensieri e immagini ai quali, ancora, a tratti torno. E il filo non si è spezzato, né facilmente si spezzerà, se ancora fra noi corrono parole… Ma il pensiero, soprattutto, ritorna alla sera precedente. E all’accoglienza avuta nella casa di via Teano, a Quarto, il Centro Nucci Novi Ceppellini… Mi scuso se non ricordo i nomi di tutti, ma per tutti saluto Roberto, che ho sentito “capo” di una grande famiglia… mi ha guidato fra le sale e i corridoi di quella bellissima casa, costruita per i figli… e mi ha portato nelle loro stanze, e mostrato le cose nuove e i progetti e mi ha parlato dell’impegno perché meno incerto sia il loro “dopo di noi”. Il futuro…
Eppure la sensazione che mi è rimasta addosso di quella sera ( sarà anche per la cena di piatti che non finivano mai, di mani e di sguardi di donne che conoscono le attenzioni dell’accoglienza, quella vera) è stata la nostalgia del tempo di altre cene, di altri piatti che pure non finivano mai, e di mani e di sguardi attenti di donne di un tempo lontano… su un’altra riva, un po’ più a sud… ma in fondo affacciati, questo e quel tempo, sullo stesso mare… e per questo, ancora ringrazio.
Senza parole
Ancora un pò di silenzio, prima di riuscire a trovare le parole. Dopo l’incontro nel carcere di Padova con un gruppo di detenuti. Alta sicurezza, circuito AS1, che significa quelli cattivi, cattivissimi anche, se per qualcuno, e non sono pochi, fra loro, la prospettiva è di non uscire mai più dal carcere. Anni e anni già passati in prigioni. Che sono vite invecchiate, in celle di solitudine… I loro sguardi… le loro mani… le loro tante e mute parole… Che insensatezza… che spreco… Ancora, non trovo, parole…
Storia di Biagio, né morto, né vivo, né sano…
Dal carcere di Padova, dove è stato, insieme ad altri cattivi cattivissimi, trasferito in tutta fretta da Spoleto all’inizio dell’estate, questa pagina di Carmelo Musumeci… che continua, con lavoro da eccellente cronista, a mandarci i suoi messaggi in bottiglia… che qualcuno li legga … che non rimangano a vagare nel mare della nostra disumana indifferenza…
“Biagio Campailla, è un giovane “Uomo Ombra” arrestato in giovane età e condannato all’ergastolo ostativo. È arrivato da poco tempo dalla Sardegna, dal lager di Badu Carros, e abbiamo fatto presto amicizia. Tutte le mattine appena ci aprono i cancelli viene a trovarmi nella mia cella, gli faccio il caffè, lo ascolto e provo a confortarlo. Biagio sta male, soffre di una malattia genetica come la sorella che per questa malattia è scomparsa da pochi anni. Soffre di numerosi linfonodi latero-cervicali, di cervicobrachialgia, di ipoastenia sinistra e dell’arteria mammaria interna sinistra che incrocia e impronta il vaso venoso succlavio, che da 15mmm passa a 6mm con conseguenze possibile situazione clinica di sindrome dello stretto toracico superiore. Sulle sue spalle pesano due gravi condanne, tutte e due mortali, ma, bizzarria della sorte, una condanna può far finire l’altra. Dagli uomini è stato condannato alla “Pena di Morte Viva” (così chiamiamo l’ergastolo ostativo, quello senza possibilità di liberazione), dal destino invece è stato condannato a questa rara malattia. (…)
a proposito di “Luce dei miei occhi”
Ricordate “Luce dei miei occhi”? di Zita Dazzi… Lauretta Chiarini, dopo averlo letto ( e la ringrazio per aver accolto il consiglio), manda un pensiero…
“ll racconto di Zita Dazzi, Luce dei miei occhi, scalda il cuore. E’ una storia che parla di quotidianità, vista attraverso gli occhi di un giovanissimo, Arturo, quattordici anni; la famiglia, una malattia sconosciuta che fa paura, il fratellino, i primi tiepidi sentimenti per una ragazza, la grande città, i problemi economici: la vita tout court. Il mondo che circonda Arturo, è analizzato in tutte le sue sfaccettature, amato ed odiato dal ragazzino. La narrazione è delicata, le pagine scorrono via pacate e lasciano un senso di pienezza, di benessere, quasi. Toccano il cuore con dita gentili, mentre Arturo interroga la vita e noi la interroghiamo, a nostra volta. E mentre Arturo, faticosamente, cresce e cerca il suo percorso, la storia riaccende la luce anche nei nostri occhi. Il libro è stato pubblicato da Einaudi, nella Collana ragazzi, ma non è di certo solo per i ragazzi. Anzi”. Parola di Lauretta.