More
    Home Blog Pagina 110

    0

    diomio… quanti fantasmi… ritornano… e vanno … e vengono…

    Tinomolla

    0

    “Ciao bambini il mio nome è Tino… Tinomolla per gli amici. Alla mia nascita successe il finimondo a Orbettilandia… Fui subito scartato,  per una caratteristica davvero strana: invece di strisciare come i miei simili , avevo una forma a spirale, sembravo una molla. Rispetto agli altri della mia specie che sono rigidi, io ero elastico e molleggiavo… con un suono molto simile al miagolio di un gatto…. del tipo… Miaoooong…”

    Iniziano così “Le avventure di Tinomolla”, di Naomi Chiaramonte e Fabio Di Stefano …  Di Stefano,  assessore a Cuneo, fondatore di un’associazione, Cuneo nel cuore, nata per combattere i pregiudizi, anche e soprattutto per chi ha una disabilità. Questo racconto fa parte del progetto Favolabili, che è una delle iniziative dell’associazione.  La storia…  Tinomolla è tanto diverso che deve andare via dal suo paese… tutti lo trattano come un fenomeno da baraccone, ma alla fine sarà proprio lui a salvare il suo paese, Orbettilandia, da un’incursione di roditori. Una favola che finisce bene, ma è sempre così? … L’orbettino, spiega bene Di stefano,  sembra un serpente, ma serpente non è..  è anche molto utile all’uomo… in molti paesi lo sanno, in altri no… e lo combattono  come serpente… come accade con persone che non vengono riconosciute  persone.. Di Fabio Di Stefano, colpì molto lo scorso anno una foto, quasi il ritratto di una pietà, mentre saliva le scale della scuola con suo figlio fra le braccia. Suo figlio, Dodo, non può camminare e non c’era in quei giorni altro modo per entrare a scuola… (…)

    Il sole dentro

    0

    “Il Sole dentro”, di Paolo Bianchini racconta le storie intrecciate di quattro ragazzi del Sud del mondo. Il film nasce da un episodio di cronaca di tre anni fa, che il regista ci racconta così.

    Nel 1999, il 18 luglio, due adolescenti guineiani, Yaguine e Fodè, tredici e quattordici anni, scrissero in gran segreto una lettera a nome di tutti i ragazzi africani. La lettera cominciava così “Alle loro  eccellenze, i signori d’Europa … ” Chiedevano al parlamento  Europeo il diritto alla vita, partendo dall’accesso alla scuola. Con questa lettera in tasca hanno scavalcato la rete di recinzione della aeroporto di Conakry, hanno raggiunto un aereo per Bruxelles e, nascosti nel vano del carrello, è iniziato il loro viaggio. Per quattro ore hanno sognato di consegnare la lettera ai signori d’Europa e cambiare i destini di milioni di loro coetanei. Ci sono arrivati, ma morti assiderati, e a questa lettera non è mai stata data una risposta.

    Un invito….

    0

    Si narra che la notte dei Santi i morti escono in processione. E noi possiamo vederli. Basta accendere un lumino sul davanzale della finestra, o sul balcone. In segno di rispetto. Li si può anche invitare a cena. Basta lasciare la tavola imbandita con ogni ben di Dio. Vedrete, arriveranno e gusteranno…   Mettete una sera a Pucherini… la sera del primo novembre. All’ora esatta in cui tutte le luci del paese verranno spente, e sulla finestra di ogni casa si accenderà un lumino, e l’intero paese farà da cornice allo spettacolo, sul palcoscenico della piazza, alla luce dei lumini, come ancora succedeva, la notte del primo novembre, fino ad almeno mezzo secolo fa. Per ricordare il tempo del secolo scorso in cui c’era sempre un momento, uno spazio per ritrovarli, gli avi che se n’erano andati. E per ricordare il tempo in cui davvero si “festeggiavano i morti” quest’anno, il primo novembre,  Pulcherini, alle 20,15 in punto, ci sarà una “serata nella luce… nella tradizione aurunca del tempo che fu”. Aspettando gli avi. Riprendere tradizioni e riti che i più anziani, i nonni, ricordano bene, diventa un  modo per onorare anche loro, i nonni e il loro tempo, e ricordarsene, magari anche prima che passino all’aldilà… Viene in mente un dolcissimo racconto di Roberto Piumini, uno dei suoi tanti bellissimi racconti: Mattia e il nonno. (…)

    Mani…

    0

    Pensando, di donne e di dolore, di vittime e carnefici… un pensiero lontano, che arriva dal ricordo della cronaca di un viaggio, fino alla fortezza di Jodhpur, in India… dalla cronaca di quella visita, dunque…

    …Ma nei passaggi e sulle scale della fortezza sembra a tratti avvertire l’eco soffocata dei fantasmi della vita che l’aveva un tempo popolata. Non capisco da dove provenga quest’eco: dai saloni, inaccessibili e vuoti, sembra improbabile; e neppure dai cortili o dalle torri; neanche dalle bacheche delle sale adibite a museo. Qui tutto è immobile: i baldacchini, i vestiti, gli scialli, le sciabole, le spade, le sete, i ritratti, le catene; ogni cosa, ben ordinata e composta, è consegnata per sempre al tempo di una data dalle esaurienti didascalie trilingue. Tutto sembra come pietrificato e non può che essere muto. C’è poi una sala, in alto, dove è raccolta una collezione di altalene. Uno dei divertimenti preferiti nei cortili di corte, immagino se penso a quante fanciulle o principi o dei ho già visto ritratti nel gioco. Le altalene in mostra sono decine, e bellissime. Variopinte, intarsiate, scolpite. Peccato che non vi si possa montare sopra e lasciarsi dondolare. Immalinconisce vederle immobili, tutte in fila, irrigidite nell’aria senza un alito di vento. Quasi un maleficio continui a perpetrare un’inaudita violenza contro la natura dondolante di quei deliziosi oggetti. Ma prima di uscire dalla sala,(…)

    Il pianista che ascolta con le dita…

    0

    “Notavo che il suono variava come colore sonoro a seconda del tocco del mio dito sul tasto e la scoperta di una nuova vibrazione era come se toccasse una corda della mia anima… Vibravo insieme al pianoforte… Comincia quindi una ricerca del mio suono, del mio modi sentire, del sentirmi in sintonia fra suono anima mente e corpo…”. Parole di Daniele Gambini, un pianista sordo che “sente con le dita,, e si parla anche di un disegnatore cieco, nel libro “Il pianista che ascolta con le dita,  scritto da Paola Magi, che è insegnante e critico d’arte. Un libro molto affascinanate, come lo sono i meccanismi della comunicazione, che è cosa molto complessa. Noi istintivamente pensiamo “comunicazione = parola”, ma le variabili, ci mostra Paola Magi, sono infinite.  I linguaggi si intrecciano… L’arte, ad esempio, più di qualsiasi altra forma di espressione, è creatività, sperimentazione e spesso si manifesta sotto forme non convenzionali molto interessanti. Interessantissimi, nel libro gli “appunti” sulla pittura, ad esempio, su tutto quello che ci dice, ad esempio, la Creazione della Cappella Sistina… o il San Francesco di Giotto al bivio fra due sentieri… leggere per credere. E anche l’osservazione del mondo della disabilità diventa fonte molto preziosa. Musicisti sordi che amano le note e compongo bellissime melodie, artisti ciechi che disegnano vere e proprie opere d’arte, insomma, persone comuni che fanno dei loro deficit sensoriali un vantaggiosi può parlare con la bocca e il corpo.. si può ascoltare con le orecchie e con gli occhi…(…)

    Un invito…

    0

    Un invito…. ad ascoltare la puntata di “Pagine in frequenza”, che  Alessandro Forlani dedica all’ergastolo, domenica 21 ottobre, alle 9,30, su gr Parlamento. Ospiti, oltre la sottoscritta, Roberto di Giovanpaolo presidente del Forum Nazionale sulla Salute in Carcere, Franco Corleone, che è stato parlamentare e sottosegretario alla Giustizia, autore fra l’altro, insieme ad Andrea Pugiotto de “Il delitto della pena”, delle edizioni Ediesse, e Carla Lunghi, autrice, per Franco Angeli, di “Creative evasioni” . Nel corso della trasmissione, letture di Valentina Montanari, dal libro “Urla a bassa voce. Dal buio del 41 bis e finepenamai”. Buon ascolto.. la trasmissione è anche scaricabile dal sito del programma: “Pagine in frequenza”.

     

    Cosa desidero, a parte la libertà…

    0

    E si sta affollando, quest’altra riva, di voci dal carcere e dintorni… non si placano… e ancora gli diamo dunque spazio… rispondendo alle domande di Toni Castellano, del Gruppo Abele, ad esempio…

    L’ergastolo ostativo nega nella sua natura il concetto di rieducazione dell’individuo condannato, contraddicendo l’art. 27  della Costituzione italiana. Come si spiega l’esistenza di questa pena nel nostro Paese?

    L’ergastolo ostativo nasce da un meccanismo prodotto dall’inasprimento delle pene introdotte per combattere la mafia all’inizio degli anni ’90.  Norme particolarmente restrittive per chi compia reati legati ad associazioni di stampo mafioso. Norma chiave, il 4 bis, che impedisce la concessione di pressoché tutti i benefici previsti dalla legge, per chi è detenuto per reati di associazione mafiosa, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. A meno che non si scelga di essere “collaboratore di giustizia”. Credo che intanto bisogna avere presente il momento storico nel quale questa normativa è nata, sull’onda dell’emozione causata dalle stragi nelle quali sono morti il giudice Falcone, Francesca Morvillo, gli agenti della scorta, e poi il giudice Borsellino e i suoi agenti. Un momento “d’emergenza”, in cui si decise di rafforzare le misure da prendere per combattere  le grandi organizzazioni criminali. E se queste misure, giuste o non giuste le si consideri, sono rimaste inalterate a distanza di venti anni da quei giorni, credo sia perché il nostro paese rimane “assediato” dalle organizzazioni criminali, una battaglia ancor più difficile da combattere, se gli intrecci di mafia-politica-economia sembrano rafforzarsi, anziché scemare, negli anni. Insomma, lo Stato, pur vincendo battaglie, la sua guerra contro la mafia non l’ha ancora vinta, a differenza di quanto è accaduto invece con il terrorismo. E credo proprio perché ben più radicate nel tessuto sociale sono le organizzazioni di stampo mafioso, non ci si è accontentati della “dissociazione” per dimostrare il proprio distacco dall’organizzazione di appartenenza, ma si è chiesto un atto più radicale: collaborare.(…)

    Pensiero d’autunno

    0

    Affidato questa volta ai versi di un poeta… Rainer Maria Rilke… da un libricino che un’amica giusto ieri ha regalato… dunque, Giorno d’autunno

    “Signore: è tempo. Grande era l’arsura. /Deponi l’ombra sulle meridiane,  / libera il vento sopra la pianura. /// Fà che sia colmo ancora il frutto estremo; concedi ancora un giorno di tepore, / che il frutto giunga a maturare, e spremi / nel grave vino l’ultimo sapore. /// Chi non ha casa adesso non l’avrà. / Chi è solo a lungo solo dovrà stare, / leggere nelle veglie, e lunghi fogli / scrivere, e incerto sulle vie tornare / dove nell’aria fluttuano le foglie. ”

    Anche la copertina del libricino ha il colore dell’autunno, l’autunno schizzato dell’arancio caldo dei frutti del loto…  E ben venga allora, questo autunno, a soffondere le luci, a preparare al tepore dell’inverno… prima che arrivi aprile, a risvegliare, come diceva altro poeta, le sopite radici... crudele, come sempre…

    Ancora, una lettera dal buio

    0

    Come può l’uomo pensare di appropriarsi della terra?

    Deve prendere coscienza che è solo un passeggero di transito, alimentato da un fragile alito di vita. La risorsa sociale dell’uomo che vive la condizione dell’ergastolo “ostativo”, è rappresentata dalle testimonianze, vere, sincere; non è il comodo pentimento del Caino di turno che divora Abele. Per avere dei privilegi da una giustizia bugiarda. Dobbiamo ricordarci che siamo uomini e sappiamo che non si vive di solo pane, ma anche di testimonianze di vita. Io sono stato represso per trenta anni nelle carceri speciali, mi è stato impedito di avere un’istruzione, sono stato costretto ad abbrutirmi ogni giorno di più con la repressione sadica del potere sbagliato dei governanti di turno. All’uomo che vive nella nostra società senza conoscere il proprio razzismo e si crede migliore di qualsiasi uomo, in qualsiasi luogo si trovi, gli dico che non ha capito nulla della vita, che si è chiuso dentro la sua bollicina fragilissima di sapone. E non vuole conoscere il mondo che lo circonda. Per avere una collaborazione coi propri simili bisogna iniziare a non cancellare la luce dalle menti delle persone.

    È una vita che aspetto persone capaci, che sappiano farmi vedere la luce che c’è oltre il buio.

    Giovanni Farina

    da “Urla a bassa voce”. Non  per autocitazione.. è che da quando conosco queste storie non riesco, ogni giorno, a non pensarci…