Pensiero di vigilia… pensiero senza pensiero… con gli occhi miti di questo bue e di questo asinello, che Arnolfo di Cambio scolpì per il primo presepe della storia fatto di statue. Ci guarda ancora, stupito, il bue. Sorride ancora, dolcissimo e tenero, l’asinello, come l’attesa non fosse mai stata tradita… Buon Natale
Pensiero di vigilia…
Oscenità
Tornando, dal carcere di Cosenza… proiezione di “Cesare deve morire”, in platea di detenuti… Alta e media sicurezza, come si dice… ancora non trovando le parole… e ne parleremo più in là. Ma tornando, su una delle Frecce del nostro tempo assurdamente veloce… per correre, mi sembra, solo verso la nostra volgarità… ascoltando la voce di un annuncio, che con tono complice chiede, alla “clientela”, per “garantire la qualità dell’offerta” (???!), di non acquistare oggetti o bevande o viveri che-si-voglia da persone salite sul treno.. e s’invita anzi con tono ammiccante a “segnalarne” la presenza… Insomma, sì, a denunciare… Invito alla delazione, insomma… Annuncio osceno.. questo sì, sarebbe da denunciare… Un pensiero triste alla razza di gente che stiamo diventando… O siamo già diventati….
Caro Benigni, ci hai traditi pure tu…
Il giorno dopo, l’intervento di Benigni sulla nostra Costituzionre… bello, bellissimo.. però… però… ricevo e volentieri pubblico una voce, a ragione, fuori dal coro… Nadia Bizzotto, della Comunità Papa Giovanni XXIII… leggete, attentamente, leggete…
“Tanti bei discorsi ma io mi sono svegliata stamattina per niente orgogliosa di appartenere a questo popolo, ma schifata della sua ipocrisia, quella che tu ieri sera non hai fatto altro che alimentare: sì, abbiamo proprio la più bella Costituzione del mondo, ma è anche la più inapplicata, quindi la più derisa… Caro Benigni, io vivo in carrozzina da 25 anni in seguito ad un incidente stradale all’età di 20 anni e ho capito bene che sono tra gli ultimi della mia società, quella società che tace su tante cose che non vuole vedere….Sono ultima tra gli ultimi, perchè da 5 anni tutti i giorni mi batto e incontro in carcere i “sepolti vivi” , gli ergastolani che la nostra bella Italia ha condannato a morire in carcere. Ergastolani senza speranza, senza benefici penitenziari, persone che sono in carcere anche dal 1979,(…)
A proposito di “sguardi”…
E’ passato quasi un mese, dall’incontro a proposito di (S)guardi e ri-guardi… e mi accorgo di non aver ancora trovato le parole per ringraziare di quella mattinata così piena, per me, di sorprese… di persone capaci di mille suggestioni… dell’intreccio di pensieri e immagini ai quali, ancora, a tratti torno. E il filo non si è spezzato, né facilmente si spezzerà, se ancora fra noi corrono parole… Ma il pensiero, soprattutto, ritorna alla sera precedente. E all’accoglienza avuta nella casa di via Teano, a Quarto, il Centro Nucci Novi Ceppellini… Mi scuso se non ricordo i nomi di tutti, ma per tutti saluto Roberto, che ho sentito “capo” di una grande famiglia… mi ha guidato fra le sale e i corridoi di quella bellissima casa, costruita per i figli… e mi ha portato nelle loro stanze, e mostrato le cose nuove e i progetti e mi ha parlato dell’impegno perché meno incerto sia il loro “dopo di noi”. Il futuro…
Eppure la sensazione che mi è rimasta addosso di quella sera ( sarà anche per la cena di piatti che non finivano mai, di mani e di sguardi di donne che conoscono le attenzioni dell’accoglienza, quella vera) è stata la nostalgia del tempo di altre cene, di altri piatti che pure non finivano mai, e di mani e di sguardi attenti di donne di un tempo lontano… su un’altra riva, un po’ più a sud… ma in fondo affacciati, questo e quel tempo, sullo stesso mare… e per questo, ancora ringrazio.
Senza parole
Ancora un pò di silenzio, prima di riuscire a trovare le parole. Dopo l’incontro nel carcere di Padova con un gruppo di detenuti. Alta sicurezza, circuito AS1, che significa quelli cattivi, cattivissimi anche, se per qualcuno, e non sono pochi, fra loro, la prospettiva è di non uscire mai più dal carcere. Anni e anni già passati in prigioni. Che sono vite invecchiate, in celle di solitudine… I loro sguardi… le loro mani… le loro tante e mute parole… Che insensatezza… che spreco… Ancora, non trovo, parole…
Storia di Biagio, né morto, né vivo, né sano…
Dal carcere di Padova, dove è stato, insieme ad altri cattivi cattivissimi, trasferito in tutta fretta da Spoleto all’inizio dell’estate, questa pagina di Carmelo Musumeci… che continua, con lavoro da eccellente cronista, a mandarci i suoi messaggi in bottiglia… che qualcuno li legga … che non rimangano a vagare nel mare della nostra disumana indifferenza…
“Biagio Campailla, è un giovane “Uomo Ombra” arrestato in giovane età e condannato all’ergastolo ostativo. È arrivato da poco tempo dalla Sardegna, dal lager di Badu Carros, e abbiamo fatto presto amicizia. Tutte le mattine appena ci aprono i cancelli viene a trovarmi nella mia cella, gli faccio il caffè, lo ascolto e provo a confortarlo. Biagio sta male, soffre di una malattia genetica come la sorella che per questa malattia è scomparsa da pochi anni. Soffre di numerosi linfonodi latero-cervicali, di cervicobrachialgia, di ipoastenia sinistra e dell’arteria mammaria interna sinistra che incrocia e impronta il vaso venoso succlavio, che da 15mmm passa a 6mm con conseguenze possibile situazione clinica di sindrome dello stretto toracico superiore. Sulle sue spalle pesano due gravi condanne, tutte e due mortali, ma, bizzarria della sorte, una condanna può far finire l’altra. Dagli uomini è stato condannato alla “Pena di Morte Viva” (così chiamiamo l’ergastolo ostativo, quello senza possibilità di liberazione), dal destino invece è stato condannato a questa rara malattia. (…)
a proposito di “Luce dei miei occhi”
Ricordate “Luce dei miei occhi”? di Zita Dazzi… Lauretta Chiarini, dopo averlo letto ( e la ringrazio per aver accolto il consiglio), manda un pensiero…
“ll racconto di Zita Dazzi, Luce dei miei occhi, scalda il cuore. E’ una storia che parla di quotidianità, vista attraverso gli occhi di un giovanissimo, Arturo, quattordici anni; la famiglia, una malattia sconosciuta che fa paura, il fratellino, i primi tiepidi sentimenti per una ragazza, la grande città, i problemi economici: la vita tout court. Il mondo che circonda Arturo, è analizzato in tutte le sue sfaccettature, amato ed odiato dal ragazzino. La narrazione è delicata, le pagine scorrono via pacate e lasciano un senso di pienezza, di benessere, quasi. Toccano il cuore con dita gentili, mentre Arturo interroga la vita e noi la interroghiamo, a nostra volta. E mentre Arturo, faticosamente, cresce e cerca il suo percorso, la storia riaccende la luce anche nei nostri occhi. Il libro è stato pubblicato da Einaudi, nella Collana ragazzi, ma non è di certo solo per i ragazzi. Anzi”. Parola di Lauretta.
Gabbiani e carceri…
Entrando, dopo anni, in un carcere, sia pure dalla porta degli ospiti in visita, sia pure nelle stanze per gli ospiti in visita. L’incontro con persone, di cui parlerò… Non ora, che il tempo è breve e le parole tante, ad intasare i pensieri. Solo per consegnare il rumore dell’immagine inquietante di folle di gabbiani… enormi, i gabbiani… ad affollare, a ridosso delle mura, appena fuori delle grate delle finestre, bordi d’erba dove planano rifuiti… che dalle grate qualcuno butta giù… a buttar giù la rabbia… e gridano, gridano quei gabbiani… che hanno lasciato il mare… e le onde… e il vento… e che come carcerati volontari consegnano a una prigione il loro tempo…
Semi
Ti racconto una fiaba che nel tuo orecchio un seme metterà, la tartaruga nella valle, sono cento i cacciatori, la nostra capra al pascolo.
Dico:- Capra, che hai? Risponde:- E’ il cane che mi sta scacciando! – Che cos’hai cane? / E’ il bastone che mi sta picchiando! -Che cos’hai bastone? / E’ il fuoco che mi sta bruciando! -Che cos’hai fuoco? / E’ l’acqua che mi sta spegnendo! -Che cos’hai acqua? / E’ il cammello che mi sta bevendo! – Che cos’hai cammello? / E’ il coltello che mi sta macellando! -Che cos’hai coltello? / E’ il fabbro che mi sta affilando!
La pace sia con te.
Da Palestina Fiabe, a cura di Wasim Dahmash, fiabe raccolte in un arco di tempo che va dagli anni ’20 fino ai nostri giorni, parole di un’identità culturale che i Palestinesi sono riusciti a salvaguardare nonostante le drammatiche vicende degli ultimi anni… Perdendosi, ancora una volta, nel fascino di questi racconti… oggi che anche l’Italia ha deciso di dare il proprio sostegno alla risoluzione che attribuisce alla Palestina lo status di Stato non membro osservatore permanente all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Rileggendo, e riandando al ricordo e allo stupore di un viaggio lontano…
Case…
Andando, tutte le mattine, sul trenino che porta, fuori Roma, fino ai cancelli del recinto… Andando, e guardando, di prima mattina, affacciandosi al finestrino a sinistra… sotto un tratto di ponte dove scorrono e corrono automobili, una mattina ho visto fiorire coperte… poi qualche sacco a pelo, qualche busta piena di chissacosa, sacchi di confusione, una sedia… allusione al ricordo di spazi di case… di chissachi, chissà da dove in fuga, a nascondersi da tutti. Era settembre, e forse ne ho già parlato… Andando, poi che l’autunno è avanzato caldo, che forse era già l’inizio di novembre… ho visto, guardando a sinistra nel riquadro del finestrino, che i sacchi a pelo e le coperte erano diventati letti, composti in buon ordine, con la testa rivolta alle colline, e i piedi alla linea della ferrovia… sempre attenti a non oltrepassare la linea del ponte su cui ancora scorrono automobili… che era, sicuro, confine di casa. Una mattina all’improvviso è scomparsa, messa lì in qualche angolo, la confusione di buste e di sacchi, e si è aggiunta qualche altra sedia, una proprio accanto al letto, come per ospite venuto a trovare un amico dormiglione… e ancora tracce d’illusione di casa. E qualche giorno fa, che per fortuna questo autunno era ancora tanto caldo, sembrava fossero appena usciti gli inquilini dello spazio di quella casa senza casa. E i letti erano ricomposti come solo mano di donna sa fare, prima di chiudere la porta dietro di sé… , perché anche un’illusione di casa ha bisogno di mani che diano un senso alle cose, e meno disperata è la fuga.
Questa mattina, che ancora è caldo, e già è freddo, e ancora non si capisce cosa sia autunno e cosa inverno e cosa il tempo dell’estate, affacciandomi al finestrino a sinistra, costeggiando la linea del ponte dove scorrono automobili, lo sguardo è precipitato nel vuoto… niente più letti, niente più sedie, niente di niente… neppure una traccia della casa che era stata… scomparsi anche i suoi confini, rasi al suolo con chirurgica oscena precisione…