Tornando, dagli incontri di Rimini e Bologna… ripensando alle cose, alle persone e alle parole, che mai capitano per caso… Cervello accessibile, il progetto da cui sono nati pensieri e parole, al Salone dell’Educazione di Genova, per cercare le parole giuste della disabilità… Lanvanderia, ricircolo dei cervelli, il luogo dell’incontro di Rimini, per cercare la dignità nella pena… Per l’uno o l’altro, contenuto o contenente, dunque, questo nostro benedetto cervello, da smontare, da riabilitare, da risvegliare, da rimettere infine in circolo… lontano dai luoghi comuni, che impveriscono le cose togliendo loro verità, dal pietismo che è falso abbraccio che allontana… che è nuova, più cattiva forse prigione…
due inviti…
Un invito, venerdì 23 novembre alle ore 18 al Centro Poggeschi la presentazione del libro sull'”ergastolo ostativo” ….“Urla a bassa voce, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che – di fatto – ci riguardano” così Don Luigi Ciotti nella prefazione al libro che sarà presentato venerdì 23 novembre alle ore 18 al Centro Poggeschi in via Guerrazzi 14/E alla presenza di Francesca De Carolis, autrice del libro, Maria Longo, Sostituto Procuratore Generale di Bologna, Alice Vezzali, avvocato del Poggeschi per il carcere, Alvise Sbraccia, associazione Antigone e moderato
da Nicola Rabbi, direttore di BandieraGialla. E il giorno dopo a Rimini… 18,30… via Cavalieri 16, presso il Centro “Lavanderia- Ricircolo dei cervelli”… Aproposito… ancora cervelli da rimettere in moto… corsi e ricorsi… ulla, in fondo, per caso…
sguardi…
(s)guardi e ri-guardi … intrigante gioco di parole…
suggerisce un guardare che può essere sghembo, come denuncia quella s ( buttata lì, fra parentesi)… richiama un guardare, anche, fatto di attenzione, di ri-guardi…
Sguardi e riguardi, dunque, per guardarsi intorno, e per guardarsi dentro. La settimana scorsa, a Genova, per parlare del nostro parlare, e non solo, che a volte abbraccia, a volte respinge via. Parlando di disabilità, ma parlando, in fondo, un po’ di tutto… per cercare di uscire dai “binari unici”, e oggi come oggi, credo che la comunicazione più interessante sia proprio quella che passa per una rete moltiplicata di luoghi…
Quindi, metti una mattina a colazione uno scrittore, satirico per giunta, una vignettista, insegnante per giunta, un musicista, insegnante anche lui e tante altre cose ancora, un’urbanista, esperta in comunicazione per giunta, una giovane impegnata nello sviluppo di progetti di inclusione… (per la cronaca Enzo Costa, Gabriella Corbo, Paolo Falessi, Martina Gerosa, Ottavia Manuini), insomma un intreccio di linguaggi, fra arti e mestieri, diversi eppure uguali… per intrecciare comunicazione verbale, visiva, musicale, anche. E cercare contatti. Per fare cosa? Costruire “cervelli accessibili”. Accessibili in entrata e in uscita, naturalmente … E cervelli senza barriere, sono sicuramente quelli degli studenti della Scuola Comics di Reggio Emilia, che hanno partecipato al progetto “Cervelli accessibili”, da cui tutto è partito, e che è un percorso di formazione sulla comunicazione inclusiva il cui filo conduttore è stata la disabilità. Un percorso fatto anche di immagini, il cui risultato è stata (anche) una serie di bellissimi manifesti per comunicare in maniera inclusiva questa benedetta disabilità, intorno alla quale noi tutti ci contorciamo, alla ricerca di nomi e non nomi che la pronuncino, cercando di non invischiarci troppo, per carità… (…)
La rabbia del vento
Pensando e ripensando alla Palestina, a quel che vi accade dentro e a quel che vi accade intorno. A quel che si tuona stia per succedere ( ma che forse non si è mai fermato). Ritornando, come dopo altro ritorno, sulle pagine de La rabbia del vento, sconvolgente racconto di Yizhar, considerato uno dei padri spirituali della letteratura israeliana. Comparso nel 1949, è un resoconto sull’espulsione del popolo palestinese dalle sue terre. Ma è anche riflessione sul rapporto con l’altro, una folla di dubbi sulla liceità morale delle azioni compiute. Libro da leggere e da rileggere. Racconto breve, ma dove il meno è il più… E ancora ripropongo, perché pagina da imparare a memoria, l’ultima pagina: “…E quanta indifferenza c’era in noi. Come se non avessimo mai fatto altro che mandare in esilio. Il nostro cuore si era ormai indurito. Ma nemmeno questa era la cosa principale.
E la via d’uscita?
La valle era tranquilla. Qualcuno aveva già cominciato a parlare di cena. In lontananza, vicino al punto in cui sembrava terminare la strada sterrata, un camion scuro, traballante, come quelli carichi di frutta o di messi, o di chissà cos’altro, svaniva all’orizzonte. Il dolore per l’offesa e la rabbia impotente si sarebbero presto trasformati in una sorta di straniamento vergognoso, che un po’ alla volta sarebbe stato dimenticato. Tutto all’improvviso si fece così aperto. Così grande, enorme. E noi diventammo minuscoli e senza importanza. In breve sarebbe scesa sul mondo l’ora in cui è bello tornare stanchi dal lavoro, incontrare qualcuno o camminare da soli. Intorno era silenzio, e di lì a poco si sarebbe chiuso anche l’ultimo cerchio. E quando avesse avvolto tutto, e nessuno ne avesse disturbato la calma, e al di là di esso ci fosse stato solo un brusio sommesso, allora Dio sarebbe sceso nella valle e vi avrebbe vagato per vedere se il grido giunto fino a lui era davvero così grande.”
…
diomio… quanti fantasmi… ritornano… e vanno … e vengono…
Tinomolla
“Ciao bambini il mio nome è Tino… Tinomolla per gli amici. Alla mia nascita successe il finimondo a Orbettilandia… Fui subito scartato, per una caratteristica davvero strana: invece di strisciare come i miei simili , avevo una forma a spirale, sembravo una molla. Rispetto agli altri della mia specie che sono rigidi, io ero elastico e molleggiavo… con un suono molto simile al miagolio di un gatto…. del tipo… Miaoooong…”
Iniziano così “Le avventure di Tinomolla”, di Naomi Chiaramonte e Fabio Di Stefano … Di Stefano, assessore a Cuneo, fondatore di un’associazione, Cuneo nel cuore, nata per combattere i pregiudizi, anche e soprattutto per chi ha una disabilità. Questo racconto fa parte del progetto Favolabili, che è una delle iniziative dell’associazione. La storia… Tinomolla è tanto diverso che deve andare via dal suo paese… tutti lo trattano come un fenomeno da baraccone, ma alla fine sarà proprio lui a salvare il suo paese, Orbettilandia, da un’incursione di roditori. Una favola che finisce bene, ma è sempre così? … L’orbettino, spiega bene Di stefano, sembra un serpente, ma serpente non è.. è anche molto utile all’uomo… in molti paesi lo sanno, in altri no… e lo combattono come serpente… come accade con persone che non vengono riconosciute persone.. Di Fabio Di Stefano, colpì molto lo scorso anno una foto, quasi il ritratto di una pietà, mentre saliva le scale della scuola con suo figlio fra le braccia. Suo figlio, Dodo, non può camminare e non c’era in quei giorni altro modo per entrare a scuola… (…)
Il sole dentro
“Il Sole dentro”, di Paolo Bianchini racconta le storie intrecciate di quattro ragazzi del Sud del mondo. Il film nasce da un episodio di cronaca di tre anni fa, che il regista ci racconta così.
Nel 1999, il 18 luglio, due adolescenti guineiani, Yaguine e Fodè, tredici e quattordici anni, scrissero in gran segreto una lettera a nome di tutti i ragazzi africani. La lettera cominciava così “Alle loro eccellenze, i signori d’Europa … ” Chiedevano al parlamento Europeo il diritto alla vita, partendo dall’accesso alla scuola. Con questa lettera in tasca hanno scavalcato la rete di recinzione della aeroporto di Conakry, hanno raggiunto un aereo per Bruxelles e, nascosti nel vano del carrello, è iniziato il loro viaggio. Per quattro ore hanno sognato di consegnare la lettera ai signori d’Europa e cambiare i destini di milioni di loro coetanei. Ci sono arrivati, ma morti assiderati, e a questa lettera non è mai stata data una risposta.
Un invito….
Si narra che la notte dei Santi i morti escono in processione. E noi possiamo vederli. Basta accendere un lumino sul davanzale della finestra, o sul balcone. In segno di rispetto. Li si può anche invitare a cena. Basta lasciare la tavola imbandita con ogni ben di Dio. Vedrete, arriveranno e gusteranno… Mettete una sera a Pucherini… la sera del primo novembre. All’ora esatta in cui tutte le luci del paese verranno spente, e sulla finestra di ogni casa si accenderà un lumino, e l’intero paese farà da cornice allo spettacolo, sul palcoscenico della piazza, alla luce dei lumini, come ancora succedeva, la notte del primo novembre, fino ad almeno mezzo secolo fa. Per ricordare il tempo del secolo scorso in cui c’era sempre un momento, uno spazio per ritrovarli, gli avi che se n’erano andati. E per ricordare il tempo in cui davvero si “festeggiavano i morti” quest’anno, il primo novembre, Pulcherini, alle 20,15 in punto, ci sarà una “serata nella luce… nella tradizione aurunca del tempo che fu”. Aspettando gli avi. Riprendere tradizioni e riti che i più anziani, i nonni, ricordano bene, diventa un modo per onorare anche loro, i nonni e il loro tempo, e ricordarsene, magari anche prima che passino all’aldilà… Viene in mente un dolcissimo racconto di Roberto Piumini, uno dei suoi tanti bellissimi racconti: Mattia e il nonno. (…)
Mani…
Pensando, di donne e di dolore, di vittime e carnefici… un pensiero lontano, che arriva dal ricordo della cronaca di un viaggio, fino alla fortezza di Jodhpur, in India… dalla cronaca di quella visita, dunque…
…Ma nei passaggi e sulle scale della fortezza sembra a tratti avvertire l’eco soffocata dei fantasmi della vita che l’aveva un tempo popolata. Non capisco da dove provenga quest’eco: dai saloni, inaccessibili e vuoti, sembra improbabile; e neppure dai cortili o dalle torri; neanche dalle bacheche delle sale adibite a museo. Qui tutto è immobile: i baldacchini, i vestiti, gli scialli, le sciabole, le spade, le sete, i ritratti, le catene; ogni cosa, ben ordinata e composta, è consegnata per sempre al tempo di una data dalle esaurienti didascalie trilingue. Tutto sembra come pietrificato e non può che essere muto. C’è poi una sala, in alto, dove è raccolta una collezione di altalene. Uno dei divertimenti preferiti nei cortili di corte, immagino se penso a quante fanciulle o principi o dei ho già visto ritratti nel gioco. Le altalene in mostra sono decine, e bellissime. Variopinte, intarsiate, scolpite. Peccato che non vi si possa montare sopra e lasciarsi dondolare. Immalinconisce vederle immobili, tutte in fila, irrigidite nell’aria senza un alito di vento. Quasi un maleficio continui a perpetrare un’inaudita violenza contro la natura dondolante di quei deliziosi oggetti. Ma prima di uscire dalla sala,(…)
Il pianista che ascolta con le dita…
“Notavo che il suono variava come colore sonoro a seconda del tocco del mio dito sul tasto e la scoperta di una nuova vibrazione era come se toccasse una corda della mia anima… Vibravo insieme al pianoforte… Comincia quindi una ricerca del mio suono, del mio modi sentire, del sentirmi in sintonia fra suono anima mente e corpo…”. Parole di Daniele Gambini, un pianista sordo che “sente con le dita,, e si parla anche di un disegnatore cieco, nel libro “Il pianista che ascolta con le dita, scritto da Paola Magi, che è insegnante e critico d’arte. Un libro molto affascinanate, come lo sono i meccanismi della comunicazione, che è cosa molto complessa. Noi istintivamente pensiamo “comunicazione = parola”, ma le variabili, ci mostra Paola Magi, sono infinite. I linguaggi si intrecciano… L’arte, ad esempio, più di qualsiasi altra forma di espressione, è creatività, sperimentazione e spesso si manifesta sotto forme non convenzionali molto interessanti. Interessantissimi, nel libro gli “appunti” sulla pittura, ad esempio, su tutto quello che ci dice, ad esempio, la Creazione della Cappella Sistina… o il San Francesco di Giotto al bivio fra due sentieri… leggere per credere. E anche l’osservazione del mondo della disabilità diventa fonte molto preziosa. Musicisti sordi che amano le note e compongo bellissime melodie, artisti ciechi che disegnano vere e proprie opere d’arte, insomma, persone comuni che fanno dei loro deficit sensoriali un vantaggio… si può parlare con la bocca e il corpo.. si può ascoltare con le orecchie e con gli occhi…(…)